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Il fegato: la centrale detox del tuo organismo

Ce ne ricordiamo quando ci capitano quelle… “crisi di fegato”, che però non hanno niente a che vedere con lui, l’organo fondamentale del nostro sistema digestivo.

Filtro dalle altissime prestazioni, il fegato rimuove tutte le tossine dall’organismo e protegge il nostro sistema immunitario.

È lui che il medico esplora quando palpa con insistenza il nostro fianco destro, appena sotto il diaframma: verifica sistematicamente il suo volume perché il fegato (la ghiandola più voluminosa del nostro corpo) è di capitale importanza per il metabolismo generale, anche se spesso questo lavoratore silenzioso è erroneamente sottovalutato nonostante la nostra salute dipenda fondamentalmente da lui. Tra le sue molte funzioni, il fegato è il filtro indispensabile per liberarci di elementi indesiderabili: in altre parole, fa le pulizie.
Il fegato infatti filtra la totalità del sangue venoso proveniente dalla milza e dell’intestino, nonché parte del sangue arterioso della circolazione generale. Una prima purificazione del sangue è assicurata dalle cellule dell’immunità (cellule di Kupffer o macrofagi del fegato): questi particolari globuli bianchi divorano letteralmente i batteri, le grandi molecole i corpi estranei prelevati dal sangue. Come i macrofagi della milza, queste cellule di Kupffer sono coinvolte anche nell’eliminazione dei pigmenti tossici provenienti dalla distruzione dei globuli rossi arrivati a fine ciclo.

Un formidabile impianto di trasformazione chimica

Non solo il fegato filtra, ma possiede anche una grande capacità di trasformazione: è infatti provvisto di cellule appositamente concepite per immagazzinare e rilasciare zuccheri (glucidi), proteine e lipidi (grassi). Queste cellule si chiamano epatociti e costituiscono l’80% del suo peso: si può paragonare il fegato ad un enorme impianto di trasformazione chimica, grazie alle molecole e alle reazioni biologiche che produce nei suoi epatociti.
Il fegato è responsabile della sintesi interna del colesterolo e della maggior parte delle proteine che si trovano in circolazione nel sangue. È sempre in questa sofisticata centrale che avviene la disintossicazione enzimatica, mediante reazioni chimiche che permettono la neutralizzazione di sostanze ad alta attività o addirittura tossiche, prodotto dall’organismo o provenienti dall’esterno.
Una particolarità degli epatociti
Gli epatociti hanno capacità rigenerativa fuori dal comune! Quando si realizza una epatectomia (rimozione chirurgica di una porzione di fegato) del 70% della massa epatica, vi è un recupero completo nei 7 – 10 giorni successivi.

Perché dobbiamo farci della bile?

Sono sempre gli epatociti a secernere la bile, un liquido dal sapore particolarmente amaro che interviene nel processo generale della digestione. Poi, come dei piccoli corsi d’acqua che alimentano un fiume, la bile scorre nelle vie biliari e raggiunge un unico canale (orientato verso i dotti biliari) che si riversa nel tratto digerente all’altezza del duodeno. La bile, caratterizzata dal suo colore giallo, partecipa attivamente al processo di detossificazione giocando un ruolo determinante nella trasformazione e smaltimento di diversi prodotti: pigmenti derivati dalla degradazione dei globuli rossi (bilirubina), immunoglobuline di tipo A, medicinali, colesterolo…
Sappiate che queste operazioni di bonifica sono svolte con scambi e riassorbimenti, in andate e ritorni permanenti tra il fegato e l’intestino: è la famosa circolazione enteroepatica, dove i sali biliari sono riciclati.

Un colossale budget energetico

Nella durata di una vita vengono ingerite mediamente 25 tonnellate di cibo. Una volta digerite dal tubo digestivo, queste 25 tonnellate transitano e vengono elaborate dal fegato. Questo rappresenta il carico più importante di tossine e di antigeni che l’organismo umano deve gestire: il 79% del budget energetico impiegato dal fegato e dai reni è speso in queste operazioni.
Ma il prezzo può essere ancora più pesante perché, ad esempio, se la funzione di barriera intestinale è alterata (magari per uno squilibrio della microflora, disbiosi) e si ha una maggiore permeabilità della parete intestinale, il fegato subisce un carico di lavoro extra. In questo caso il fegato mobilita dei processi estremamente complessi, con reazioni chimiche che possono variare in base alla ereditarietà, all’inquinamento ambientale e all’eventuale presenza di una malattia che indebolisca il fegato (epatite, farmaci).
Tutto questo per il nostro organismo è estremamente costoso sul piano energetico: ricordate che siamo noi a dover pagare il conto. Ecco perché si dovrebbe sostenere regolarmente il fegato nel suo lavoro di detox.

Detossificazione o drenaggio?

I due termini significano la stessa cosa. I naturopati designano la detossificazione come “drenaggio”, termine obsoleto a lungo ignorato o disprezzato dai medici ma che nasconde una funzione di primaria importanza per il nostro organismo e che si basa su un realtà scientifica: ci permette di eliminare i rifiuti prodotti dal nostro metabolismo e, per adattamento, i rifiuti provenienti dall’esterno, chiamati anche xenobiotici. Corrispondendo a dei meccanismi biochimici precisi, la detossificazione include quindi le reazioni biochimiche cellulari che trasformano delle molecole inizialmente non solubili in acqua (e molto attratte dal grasso…  che sono in primo luogo i rifiuti del nostro stesso metabolismo) in molecole rimovibili in presenza di acqua. La detossificazione rappresenta la capacità di scarico di queste tossine, solitamente molto reattive, che possono così essere eliminate in un contesto acquoso (come le feci, il sudore, la respirazione, la bile o le urine) via quegli organi definiti “emuntori” dai naturopati. Il drenaggio (o disintossicazione) o detossificazione, è quindi una risposta naturale per eliminare i microbi, i rifiuti organici e le sostanze riconosciute come tossiche: vale a dire tutto ciò che viene percepito come nocivo per l’organismo. Mira in primo luogo a ristabilire un equilibrio biologico. Ed è qui che il fegato ha il suo ruolo da oscar: queste trasformazioni biologiche si verificano principalmente nelle sue cellule (anche se esistono in misura minima in tutti i tessuti dell’organismo, come i polmoni, tessuto renale o l’intestino).
Si noti una particolarità a livello intestinale: il bolo alimentare subisce sistematicamente una prima detossificazione grazie all’azione della flora intestinale, ancor prima di quella praticata dalle cellule del fegato: ecco quindi perché uno squilibrio della flora intestinale può aumentare il lavoro del fegato.

Pazienza: il detox si fa in 2 fasi

Gli enzimi cellulari che governano la reazione biologica di detossificazione sono modulati da fattori genetici, ma non solo: intervengono anche fattori esterni, come lo stato generale del soggetto o la natura e la quantità di sostanze tossiche presenti.
La maggior parte delle molecole tossiche trattate subiscono in realtà una doppia reazione di detossificazione nel fegato.
La  fase I, chiamata fase di funzionalizzazione: l’epatocita aggiunge un radicale chimico detto “funzionale” sulla molecola tossica grazie a degli enzimi chiamati “citocromi“. Il risultato è un prodotto intermedio spesso e paradossalmente altamente reattivo e talvolta più tossico della tossina originale, Ma questa operazione ha il compito di preparare rapidamente il seguito.
Nella fase II, chiamata fase di coniugazione, un nuovo radicale chimico è unito al primo, permettendo la solubilità della molecola tossica: e chi dice solubilità dice possibilità di eliminazione per vie naturali aventi come vettore l’acqua.
In sintesi, la tossicità di una sostanza può essere definita per la sua elevata reattività chimica associata all’insolubilità in acqua; e la detossificazione per la capacità di rendere solubile una molecola reattiva che non lo era.

Cos’è un citocromo?
I citocromi sono i principali enzimi coinvolti nella fase I di detossificazione epatica. Sono il risultato di un gene ancestrale identificato nei batteri Pseudomonas 1,5 miliardi di anni fa, che è stato integrato nell’impianto cellulare di molti organismi viventi. Nel linguaggio tecnico si dice che questi enzimi di detossificazione siano soggetti a un polimorfismo genetico importante, vale a dire che danno luogo ad una grande variabilità di espressione e di capacità di metabolizzare: in poche parole, ogni individuo metabolizza diversamente le sostanze elaborate dal suo fegato. È così che ad esempio un farmaco avrà un effetto positivo in un individuo e nessuno in un altro, o avrà effetti negativi per un terzo. I citocromi sono raggruppati in grandi famiglie enzimatiche specifiche e sono noti per la loro capacità di intervenire anche su molecole leggermente diverso da quelle che sono il loro bersaglio abituale: quest’ultima proprietà è molto importante perché permette all’uomo di ingerire ed eliminare le sostanze tossiche non naturali (come alcuni inquinanti e i farmaci) e di essere protetto dai loro effetti tossici (anche se solo fino a un certo punto…).

Il tuo fegato ha bisogno di aiuto?

Quando il nostro fegato è stanco o il nostro sistema di detossificazione è travolto da una patologia in corso o da un inquinamento, possono comparire alcuni sintomi. Ecco i principali segnali che evocano una debolezza del fegato e che, associati insieme, devono spingerci a chiedere un parere medico e a seguire una cura a base di piante per il supporto epatico (questo elenco non è esaustivo e alcuni sintomi possono essere correlati ad altra condizione):

  • stanchezza, malessere;
  • mal di testa ricorrenti;
  • dolori muscolari e dolori articolari;
  • sindrome da stanchezza cronica;
  • fibromialgia;
  • ipersensibilità ai prodotti chimici (profumi, fumo, benzina);
  • intolleranza alla caffeina.

Detox for dummies

Nella vita quotidiana molte piante possono aiutarci a sostenere il lavoro di eliminazione del fegato.
Ecco le più accessibili:

  • alloro,
  • scorza di arancia amara,
  • carciofo,
  • cavoletti di Bruxelles,
  • cerfoglio,
  • cicoria,
  • dragoncello,
  • finocchio,
  • indivia belga,
  • maggiorana,
  • rosmarino,
  • rucola,
  • sedano,
  • tarassaco,
  • timo,
  • zenzero.

I micronutrienti vegetali che ottimizzano la detossificazione del fegato:

  • Vitamine: A e beta carotene (albicocche, melone), del gruppo B (lievito di birra), C (agrumi freschi) ed E (olio di germe di grano).
  • Antiossidanti: picnogenolo (uva), bioflavonoidi (agrumi), antocianosidi (sambuco, mirtilli …), il glutatione (avocado).

Gli alimenti più detossificanti

Studi scientifici hanno confermato che i principi di alcune piante alimentari o medicinali sono particolarmente efficaci in questo campo, come ad esempio i broccoli e altre piante della famiglia delle Brassicacee, ricche di composti solforati che stimolano la detossificazione a livello del fegato. I principi attivi amari (lattoni sesquiterpenici), che si trovano nella cicoria e nel tarassaco, stimolano la produzione e la secrezione biliare aumentando l’eliminazione di acqua dai reni (diuresi). Certo, l’amaro a volte fa storcere la bocca, ma è così buono per la nostra salute! E lo sappiamo da molto tempo: l’esperienza dei nostri antenati (che consigliavano di fare un drenaggio del fegato e della cistifellea consumando piante amare) è stata infatti ancora una volta verificata dalla scienza. Queste piante contengono derivati ​​terpenici che facilitano la digestione e che, oltretutto, riducono notevolmente il bisogno di zuccherato aumentando il senso di sazietà.
Ecco un elenco di alimenti riconosciuti come positivi per il processo di drenaggio epatico,  i cui principi biologici attivi naturali  sono stati identificati come ottimizzatori del processo di detossificazione del fegato:

  • le brassicacee, come cavoli, cavolfiori, cavoletti di Bruxelles, crescione, broccoli (soprattutto giovani), che contengono vitamine del gruppo B, vitamina C, flavonoidi, carotenoidi, indolo-3-carbinolo e dei derivati solforosi come il solforavano;
  • l’aglio (alliina);
  • la barbabietola (betaina, metionina);
  • l’avocado (glutatione);
  • il tofu di soia (isoflavoni);
  • lo zenzero (gingerols);
  • la curcuma (curcuminoidi);
  • la cipolla (vitamina C, selenio, alliina, quercetina);
  • la mela (pectine);
  • i cereali (crusca);
  • i semi di lino (mucillagini);
  • le alghe (arginati).

Le piante alleate del fegato e della cistifellea

Molte piante tradizionali hanno la reputazione di normalizzare la funzionalità epatica e biliare. Abbiamo scelto quelle che sono state scientificamente testate,facilmente reperibili, senza effetti collaterali gravi e dal costo contenuto (oltre alla curcuma ad esempio, non serve scegliere piante esotiche per occuparci della nostra salute in modo naturale). Le indicazioni di queste piante sono molto ampie, e vanno dalla cura di semplici disturbi digestivi alle infiammazione del fegato (epatite) di varia natura, e dagli eccessi a tavola fino alle intossicazioni e alla protezione rispetto a trattamenti convenzionali aggressivi per il fegato. Potrete utilizzarle senza retropensieri per cure dai dieci ai trenta giorni, da ripetersi una o due volte se rispettate qualche precauzione d’utilizzo. Ricordate che quando il vostro fegato sta bene è in grado di svolgere al meglio il suo lavoro di filtraggio, epurazione e smaltimento dei rifiuti dell’organismo.

Cardo mariano

cardo marianoProvenienza: zone asciutte e soleggiate d’Europa e d’Oriente.
Botanica: Sylibum marianum (ex Carduus Marianus), famiglia delle Asteraceae.
Parti utilizzati: i frutti (o alcheni).
Principi attivi principali: flavonoidi di tipo flavonolignani.
Identificati nel frutto secco del cardo mariano, la silimarina (un complesso di flavonoidi) e la silibina principio attivo puro, hanno dimostrato in diversi studi proprietà epatoprotettive, vale a dire una certa capacità di proteggere gli epatociti contro qualsiasi aggressione, sia fisico-chimica che microbica. Sul piano epatobiliare, la silimarina può essere ad esempio utilizzata dai portatori di epatite virale cronica, in aggiunta al trattamento convenzionale, per diminuirne gli effetti collaterali tossici, oltre che per combattere lo stress ossidativo indotto sugli epatociti da una malattia o da farmaci che irritino il fegato. Il cardo mariano può essere utilizzato nelle intossicazioni da funghi velenosi e nella cirrosi epatica, che è uno stadio avanzato dell’epatite. Inoltre un’équipe di studiosi sudamericani ha evidenziato l’attività anticolestasica della silimarina, ovvero la sua capacità di normalizzare il flusso della bile.
Per tutti questi motivi, il cardo mariano è una delle piante più notevoli per ripristinare l’integrità funzionale della coppia fegato/cistifellea. Sul piano pratico dovrebbe essere usato sistematicamente dai convalescenti di malattie epatiche (epatite virale o da farmaci) o per facilitare il  lavoro del fegato proteggendolo (chemioterapia aggressiva, radioterapia).
Al di là delle patologie, è una pianta eccellente per una cura di detossificazione epatica generalmente della durata di minimo tre mesi.

Carciofo

carciofo Provenienza: zone temperate europee, California.
Botanica: Cynara scolymus, famiglia delle Asteraceae.
Parti utilizzati: le foglie e le infiorescenze.
Principi attivi principali: sesquiterpeni (cinaropricina, il principio amaro presenti solo nelle foglie), acidi fenolici (acido caffeico, cinarina).
Le foglie di carciofo hanno da sempre la reputazione di facilitare la digestione stimolando il sistema epatobiliare. Pochi gli studi che sono stati condotti sugli esseri umani, ma gli esperimenti
sugli animali hanno confermato le proprietà antispasmodiche e digestive della cinaropricina che ottimizza la secrezione della colecisti (effetto colagogo e coleretico), e che quindi preverrà la formazione o la recidiva di calcoli e  fango biliare (da evitare l’estratto di foglie di carciofo in caso di crisi acuta e dolorosa di calcoli biliari per evitare di aumentare i sintomi). Il contenuto specifico di acidi fenolici del carciofo spiega la sua capacità di proteggere le cellule del fegato da stress ossidativo generale. È vietato alle donne che allattano: potrebbe inibire la lattazione.

Rosmarino

Rosmarino Provenienza: bacino del Mediterraneo, Asia sud-occidentale.
Botanica: Rosmarinus officinali, famiglia delle Lamiaceae.
Parti utilizzati: le foglie e le infiorescenze.
Principi attivi principali: acidi fenolici (rosmarinico e acido caffeico), flavonoidi, derivati ​​terpenici, chinoni diterpenici e essenze aromatiche.
Un certo numero di esperimenti su animali hanno dimostrato che un trattamento preventivo a base di rosmarino protegge da tossicità epatica indotta chimicamente, con un rapido ritorno alla normalità dei vari parametri biologici del fegato. Il rosmarino agirebbe prevenendo l’infiammazione, la necrosi e la distruzione cellulare indotte da diverse sostanze tossiche. È stato dimostrato che la qualità di protettore del fegato dell’estratto di rosmarino deriva dalla sua capacità di modulare alcuni percorsi di detossificazione epatica. Gli effetti del rosmarino osservati sul fegato consentono di spiegare il suo ruolo preventivo nella genesi di alcuni tipi di cancro. In effetti l’estratto di rosmarino, è in grado di ridurre i danni subiti dal materiale genetico (DNA) indotti da sostanze tossiche di riferimento. Questa attività potrebbe derivare dalle sue potenti proprietà di antiossidante, combinate con la sua capacità di attivare gli enzimi di detossificazione contro gli xenobiotici, cioè le molecole estranee all’organismo. Il modo più semplice e più sicuro di assumere il rosmarino è l’infuso di foglie e sommità fiorite, preferibilmente biologico.

Ramolaccio o ravanello nero

ravanello nero Provenienza: bacino del Mediterraneo, Asia occidentale.
Botanica: Raphanus sativus L. var. niger, famiglia delle Brassicaceae.
Parti utilizzati: radice.
Principi attivi principali: glucosinolati, flavonoidi, rafanolo.
Il ramolaccio (o ravanello nero, o rafano parigino) è ben noto per le sue proprietà coleretiche e colagoghe (ottimizzazione della secrezione biliare) che ne fanno una pianta d’uso tradizionale per la regolarizzazione dei disturbi digestivi.
Il suo studio biochimico rivela che i glucosinolati che contiene si trasformano in principi attivi (sulforafanolo, sulforafanina) che attivano gli enzimi di detossificazione della fase II e altri come l’isotiocianato e l’indole 3 carbinolo che inibiscono i citocromi della fase I. Il risultato è un supporto generale delle vie della detossificazione del fegato. Il ramolaccio ha anche un potente effetto anti Helicobacter pylori, il batterio coinvolto nella genesi dell’ulcera digestivo.
Ci sono diversi modi di consumare facilmente il ravanello nero: dalla fettina cruda magari in insalata al succo, passando dagli estratti liquidi concentrati, come gli estratti glicemici o alcolici di
pianta fresca.

Curcuma

curcuma Provenienza: India, sud-est asiatico, Indonesia e Africa.
Botanica: Curcuma longa,  famiglia delle Zingiberacee.
Parti utilizzati: rizoma.
Principi attivi principali: curcuminoidi.
Le aree di applicazione medica della curcuma sono molto ampie  e interessano tutte quelle patologie scaturite dal nostro ‘progresso’ (obesità, diabete, cancro…) grazie alle sue potenti proprietà di antiossidante e antinfiammatorio ampiamente dimostrate. Gli innumerevoli studi compiuti sui curcuminoidi consentono di concludere che questi pigmenti fenolici sono di enorme interesse per la loro azione direttamente protettiva e disintossicante sulle cellule sane dell’organismo, compreso il fegato, soprattutto in caso di terapie convenzionali aggressive (farmaci, chemioterapia, radioterapia).
È utile usare la curcuma nella sua forma alimentare, tenendola fresca o in polvere in cucina, ed esistono preparati fitoterapici di estratti concentrati di curcominoidi in forma di capsule o liquidi.

Attenzione! Due piante influenzano intensamente l’attività di detossificazione del fegato quando si assumono farmaci per patologie croniche: l’iperico e il pompelmo. È stato ampiamente dimostrato che queste due piante interagiscono fortemente con i citocromi della fase I. Un solo bicchiere di succo di pompelmo può modificare per 72 ore la farmacocinetica di un medicinale, vale a dire che può diminuirne l’azione terapeutica o annullarla oppure, al contrario, aumentarla con il rischio di indurre la comparsa di effetti collaterali potenzialmente gravi.

 

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Ebil Dren.Hael
2017-03-21T22:52:01+00:00

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