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Tabacco: una pianta medicinale divenuta serial killer

19 luglio 2016

Pianta benefica per secoli, il tabacco si è trasformato in mostro assassino grazie all’industrializzazione della sigaretta.

Ecco il ritratto paradossale di una Solanacea.

A prima vista non sembra pericolosa, con la sua aria da ficus da appartamento: del resto, come pianta ornamentale,  non fa alcun danno. Tuttavia, trasformata in sigaretta e modificata in ibrido, il tabacco è responsabile di circa il 30% di tutte le patologie oncologiche. E siccome la combustione del tabacco rilascia anche catrame e altre sostanze tossiche, la sigaretta provoca anche malattie cardiovascolari e respiratorie.

Alla fine uccide un fumatore su due e, nonostante queste statistiche morbose, i fumatori ne restano dipendenti.

Eppure, anche se rimane il nemico numero uno della salute, il tabacco è oggetto di molte ricerche per le sue proprietà terapeutiche: vedi il caso dello ZMapp, un medicinale composto di anticorpi destinati a lottare contro il ceppo del virus Ebola, che viene prodotto partendo da molecole derivate dal tabacco.

Il tabacco era una panacea: guariva le ulcere, e perfino l’asma

Adattandosi ovunque venga piantato, il tabacco del Sud America ha presto fatto il giro del mondo dopo la sua scoperta ad opera di Cristoforo Colombo nel 1492. La pianta venne trovata sull’isola di San Salvador, dove era utilizzato nelle cerimonie pagane. Avendo avuto sentore delle sue proprietà terapeutiche, Caterina dei Medici (che soffriva di nausee), si fece inviare nel 1560 da Jean Nicot – che diede il nome alla nicotina – la preziosa pianta. Le nausee della regina ne vennero alleviate, e la moda del tabacco ebbe così inizio.
Fino al XIX secolo la nicotina e le foglie di tabacco erano iscritti come farmaci nei dizionari, ed erano perfino considerati una panacea: il tabacco veniva usato per curare molti disturbi, dal mal di testa alle ulcere passando per l’herpes, l’asma, e persino disturbi neurologici come le paralisi.

Poi l’uomo iniziò a fumare, molto

Ma, parallelamente alla sua azione medica, il tabacco da fumo veniva sempre più conosciuto e, attraverso i monopoli posti in essere per commercializzarlo, gli stati hanno iniziato a trarne profitti: la sigaretta si è diffusa e il fumo ha completamente preso il sopravvento sugli aspetti terapeutici del tabacco.
Da allora la scienza e l’industria hanno combinato dei sapienti ibridi della pianta, per sedurre il maggior numero di consumatori possibile ma, ciò che è meno noto, è che queste piante sono degenerazioni: non si riproducono, come confida Christophe Noisette, informatore a Info OGM. Risultato: il mercato mondiale è fiorente, all’esatto contrario della salute dei fumatori. E la produzione è in costante aumento, con sei milioni di tonnellate all’anno: ed è proprio al tabacco che si devono i primi OGM.
Altro segno dei tempi, il tabacco BIO ha fatto la sua apparizione, ma è venduto solo negli Stati Uniti perché le norme europee non consentono di valorizzare il bio sul tema “sigaretta”. Così il tabacco fumato in Europa cresce con fertilizzanti chimici, insetticidi e pesticidi (compresi quelli che stanno decimando le api: i neonicotinoidi, a base di nicotina).
Il cerchio è chiuso, ed è un circolo vizioso.

Una pianta addictive

Abbiamo dei recettori nicotinici (abbreviati in nAChR, dal nome inglese Nicotinic acetylcholine receptors), ed è questo il motivo per cui questa pianta per noi è addictive. La nicotina stimola i recettori della dopamina nel cervello, in particolare nel centro della “ricompensa”. Specialista della questione, esperto in dipendenza da fumo e psichiatra, il dottor Alain Morel spiega fino a che punto la dipendenza da tabacco sia potente: secondo lui supera anche le cosiddette droghe pesanti, come l’eroina, dal momento che la dipendenza si produce molto velocemente.
«Paradossalmente, si osserva che il 90% delle persone smettono di fumare da sole, senza un aiuto esterno. Pertanto è importante notare che il motore fondamentale del cambiamento è il cambiamento di sé. Tutti hanno la capacità di rompere la dipendenza da tabacco, ma è più difficile per coloro che sono soggetti ad altri problemi, come ad esempio la depressione.»
Per disfarsene, è importante creare una situazione nuova per affrontare questa dipendenza così particolare, che, ricordiamolo, si pone su tre diversi livelli. Innanzitutto è comportamentale e collegata al nostro ambiente sociale: il fumo è un gesto associato a diversi aspetti della vita (luoghi, persone, momenti). Le sigarette diventano un supporto, e si tratta allora di sceglierne uno meno dannoso, o di avere più fiducia in se stessi. In secondo luogo, la dipendenza è fisica: per ragioni biologiche la nicotina sconvolge l’organismo con diversi e variegati disturbi quando la mancanza e la dipendenza si fanno sentire: nervosismo, disturbi del sonno, ansia, problemi digestivi etc. In terzo luogo, la dipendenza psicologica è paragonabile ad un effetto ansiolitico: la sigaretta fornisce contemporaneamente rilassamento, stimolazione e piacere.

In alcune culture, il tabacco non è così male…

«Non è il fumo in sé il problema, ma le sigarette industriali che contengono un tabacco improprio al consumo perché ibrido e addizionato di ingredienti chimici», ha dichiarato Jeremy Narby, antropologo specializzato in particolare nelle popolazioni amazzoniche e le loro piante. In effetti il tabacco originale dell’Amazzonia è il tabacco bruno, Nicotiana rustica, che a forti dosi è allucinogeno, ed è così che lo usano gli sciamani. Ma Jeremy Narby avverte: «Questo tabacco, che è la pianta numero uno per gli sciamani, non è certo per tutti. Questa “pianta medicinale” è al centro del loro sistema sanitario. Il tabacco è legato a delle entità potenti, che consentono in particolare di “vedere” le malattie, di farne una diagnosi e di mostrare la via per curale.» Non solo gli sciamani lo usano per fini terapeutici, ma lo fumano senza alcun effetto secondario conosciuto o rischi di cancro noti.
Grazie a questi uomini che vivono in armonia con la natura e che vengono chiamati “sciamani del tabacco”, sappiamo anche
che questa pianta così particolare valorizza le altre piante: nei rituali sciamanici il tabacco, consumato con un’altra pianta chiamata Ayahuasca, offre una visione più chiara, ed è considerata una pianta “che insegna”, vale a dire che accompagna
gli esseri umani a conoscere meglio il mondo dell’invisibile, quello degli spiriti. Ecco perché gli sciamani le attribuiscono tanta importanza.

Le sigarette sono radioattive!

I primi studi sulla radioattività delle sigarette risalgono agli inizi del 1950, ed è il lavoro del fisico Wilma Hunt e del suo collega Edward Radford. Queste ricerche dimostrano la presenza nel tabacco di un nucleo radioattivo naturale, il piombo 210, che ha la sfortunata caratteristica di decrescere trasformandosi in un altro nucleo radioattivo, il polonio 210. È quest’ultimo ad essere pericoloso se ingerito per l’organismo umano, perché è un emettitore di particelle “alpha”, in grado di creare mutazioni genetiche.

Si noti che il polonio 210 e le sue particelle alfa sono classificate come altamente cancerogene dall’Agenzia Internazionale di Ricerca sul Cancro (IARC).

Philippe Hubert, fisico nucleare, spiega così la presenza di polonio 210 nel fumo di sigaretta:

Da un lato l’alta temperatura della combustione vaporizza il polonio contenuto nel tabacco, dall’altro l’aria contiene sempre un gas radioattivo naturale ben noto: il radon, che produce per decrescenza questo famoso polonio. Estremamente reattivo da un punto di vista chimico, il polonio si lega poi agli aerosol del fumo che respiriamo, e questo vale anche per il fumo passivo. Infine, è stato dimostrato che, attraverso i catrami, il polonio radioattivo si fissa nei bronchi, a un punto tale che si osservano “punti caldi” (altamente radioattivi) nei polmoni dei forti fumatori, e questo rappresenta un rischio importante di sviluppare un cancro ai polmoni.

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