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Celidonia: la pianta che fa piangere o cantare

Chelidonium majus L.

Famiglia delle Papaveraceae
Parti utilizzate: le parti aeree e il succo fresco

La celidonia (o chelidonia) è una pianta erbacea dal fusto eretto e ramoso che può essere alto fino a 80 cm, con grandi foglie segmentate e pennatosette. È una delle prime piante a fiorire in primavera, con caratteristici fiori di colore giallo intenso, raccolti in ombrelle terminali e formati da quattro petali e due sepali precocemente caduchi.
Spezzando i fragili steli di quest’erba fuoriesce un lattice di colore giallo intenso, ricco di principi attivi medicamentosi.
La celidonia cresce nei luoghi incolti, tra le boscaglie, tra rovine, pietrame, lungo i muri e sui bordi delle strade.

Per i nostri vecchi era la fata delle erbe e, in giorni lontani, era considerata un portafortuna.
Sulla celidonia circolano molte leggende, e gli Antichi le attribuivano numerose virtù: posta sul capo di un ammalato, la celidonia farebbe piangere l’uomo che sta per morire e cantare l’uomo che è in via di guarigione.
Chelidonium verrebbe dal greco kelidon, rondine: secondo Discoride (I sec. D.C.), perché la pianta fiorisce all’arrivo delle rondini, affinché queste possano riempirsi gli occhi di giallo per ritrovare la vista.
E oltre ad erba delle rondini, tanti sono i nomi volgari che le sono stati dati: erba da porri, erba nocca, erba di santa Chiara…
Gli alchimisti si servivano della celidonia nella ricerca della pietra filosofale e le dettero il nome di coeli donum, “dono del cielo”.
Paracelso la considerava, secondo il concetto della “medicina delle segnature”, sia un’erba “insanguinata”, cioè un’erba atta a curare i disturbi circolatori, che un’erba “gialla”, per curare l’itterizia e altri malanni del fegato. E Alberto Magno pretendeva che “se qualcuno la porta addosso insieme al cuore di una talpa, egli sarà superiore ai suoi nemici e vincerà tutte le sue cause”.

Questo dovrebbe rendere l’idea del culto di cui godeva la celidonia, malgrado non sia una bellezza e abbia anche una certa aria dimessa: potrà  sembrare un po’ gracilina e forse le troveremo un aspetto impotente ma… in realtà è la più benigna o la più crudele fra tutte le erbe.

È una pianta conosciuta e prescritta fin dall’antichità: Discoride e Galeno utilizzavano la radice in infusione nel vino bianco per curare l’ittero ma è soprattutto per il suo uso esterno (vedi il nome di “erba a verruche”) che questa pianta è ormai celebre. Il suo lattice giallo zafferano, dal sapore amaro e aspro, permette di “bruciare” verruche e porri con applicazioni quotidiane. Questo stesso succo, diluito in acqua bollita o in acqua di rose, diviene anche un eccellente collirio efficace per le infezioni oculari (ulcerazioni delle palpebre, congiuntiviti).

Ecco quindi un elenco completo delle sue proprietà:

  • è diuretica e purgativa: da raccomandare dunque ai reumatici, ai gottosi, ai sofferenti di coliche renali;
  • è un farmaco specifico per il fegato: l’itterizia, le infiammazioni (questo organo è la fabbrica di prodotti chimici dell’organismo) e gli ingorghi della cistifellea non resisteranno alla au azione terapeutica;
  • è calmante, concilia il sonno e combatte gli spasmi organici (si raccomanda a quanti hanno il sonno difficile, ai sofferenti di angosce, agli asmatici, agli ipernervosi, ai bronchitici cronici, ai sofferenti da allergie gravi, agli infelici minacciati dall’arteriosclerosi e a quanti vanno incontro all’angina pectoris);
  • guarisce le oftalmie croniche e le affezioni degli occhi in generale (vedi le rondini..);
  • guarisce le dermatosi, cura la tigna, fa scomparire le verruche, i duroni e i calli e facilita la cicatrizzazione delle ulcere;
  • applicata in impacchi sull’addome, è il miglior vermifugo;
  • in pediluvi regolarizza i cicli delle donne e ripristina le mestruazioni interrotte.

Costituenti principali

I principi attivi della celidonia sono essenzialmente alcaloidi come la berberina, la coptisina, la chelidonina, la sanguinarina e l’allocriptopina. Gli alcaloidi sono sostanze basiche che scatenano potenti effetti negli organismi animali anche in piccole dosi, e nella celidonia si trovano soprattutto nelle radici (fino al 3%).
Ritroviamo anche acidi organici (magico, citrico) e dei carotenoidi.
Da segnalare la presenza di enzimi proteolitici nel lattice.

Uso

Infusione

Mezzo cucchiaino in una tazza d’acqua bollente, lasciare in infusione 10 minuti e prenderne 2-3 tazze al giorno.

Tintura madre oemopatica

15 gocce tre volte al giorno.

ATTENZIONE: a dosi elevate, la pianta fresca può essere tossica e provocare sonnolenza, bradicardia e paralisi delle terminazioni nervose. È un potente veleno, utilizzate quindi la celidonia raccolta solo per uso esterno, rispettando assolutamente le dosi prescritte.

Coglierete la celidonia durante la bella stagione e sceglierete le piantine che stanno per fiorire. Tutte le parti di quest’erba sono ricche di principi attivi: stelo, fiori, foglie, frutti e, soprattutto, radici.
Fate essiccare all’ombra.
Della celidonia fresca utilizzerete solo il succo, che spremerete facilmente con le mani. Questo lattice si conserva molto bene al riparo dall’umidità ein un flacone di vetro: tende a coagularsi, prende un colore brunastro ed è solubile nell’acqua tiepida.

Oggi, alla luce della scienza

L’uso della pianta come antispasmodico nelle affezioni delle vie biliari e come analgesico (leggero) sembra confermato da sperimentazioni farmacologiche effettuate a partire da estratti totali o di alcuni alcaloidi: gli effetti spasmolitici dei preparati a base di chelidonina coniugano meccanismi muscolotropi e neurotropi.Così la chelidonina possiede un’azione spasmolitica diretta sui muscoli lisci (come la papaverina) e effetti debolmente analgesici, depressori e sedativi del sistema nervoso centrale.2
L’estratto totale della droga aumenta significativamente la coleresi (espulsione della bile), cosa che non avviene con frazioni alcaloidi o di acidi fenolici, e questo conforta la scelta di farmaci a base di estratti totali.3
In uso esterno, il lattice fresco presenta un’indiscutibile efficacia nel trattamento delle verruche, che si spiega per l’attività antivirale e antibatterica della pianta e dei suoi alcaloidi, per le proprietà antibatteriche della chelidonina e anche per la presenza nella pianta di chelidocistatina, un inibitore della proteasi alla cisteina.4

Bibliografia

  1. Hiller K.O. et coll., 1998
  2. Kelentey B., 1969
  3. Hansel R., 1987
  4. Rogeli B. et coll, 1998
  5. Girre L., 2000
2017-03-12T22:28:23+00:00

2 Commenti

  1. Giovanna 28 gennaio 2017 al 21:52 - Rispondi

    Molto interessante, la prima volta che leggo un vostro articolo. Non mancherò di seguirvi. Grazie x tutto.

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