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Biancospino

20 agosto 2014

Crataegus oxyacantha (o Crataegus laevigata) e Crataegus monogyna

Famiglia delle Rosaceae
Parti utilizzate: i fiori

Il biancospino è una pianta arbustiva che può arrivare fino ai 5 metri di altezza. Le foglie sono verde scuro sul lato superiore e verde biancastro sul lato inferiore, divise in 4-5 lobi più o meno marcati. I fiori sono piccoli (8-15 mm) bianchi-rosati, riuniti in corimbi dal delizioso profumo. I frutti sono delle drupe rosse (6-10 mm) dalla polpa farinosa e con un solo seme.

Il biancospino ama i terreni rocciosi e calcarei, le macchie e le foreste: lo ritroviamo spontaneo nelle zone montane.

Di marzo per la via
della fontana
la siepe s’è svegliata
tutta bianca,
ma non è neve,
quella: è biancospino
tremulo ai primi
soffi del mattino.

Umberto Saba,  Il biancospino

Arbusti piuttosto comuni, i biancospini hanno una corteccia grigia ma la scorza dei rami giovani è bianca, e alla loro base sono dotati di spine, da cui il nome volgare “Spina bianca”.

I fiori del biancospino sono profumatissimi (al punto da sembrare a volte nauseabondi) e lazzeruolo (Crataegus azarolus, L.), originario d’Oriente, era coltivato nel sud della Francia per i suoi frutti commestibili, da consumare freschi, in marmellata o gelatina. I frutti delle altre specie sono raccomandati contro le diarree, ma raramente vengono consumati.

Un testo anonimo, datato 1695,  sembra aver attirato l’attenzione dei terapeuti a partire dal 1826 sulla benefica azione del biancospino per il cuore e il sistema circolatorio.
Gli esperimenti di questi medici, tra tra i quali era il dottor H. Leclerc, li portò a prescrivere il biancospino come tonicardico e moderatore dell’eretismo cardiovascolare. L’infuso di fiori, un pizzico per tazza, era usato da tempo per le sue proprietà calmanti e sedative: divenne poi così anche un calmante in caso di palpitazioni, un tonico per il cuore (angina pectoris) e una cura per combattere l’ipertensione arteriosa. Appropriato il soprannome di ‘valeriana del cuore’.

Il biancospino, dato che regolarizza i movimenti cardiaci e diminuisce l’eccitabilità del sistema nervoso, provoca un’azione sedativa molto benefica anche per la donna in menopausa:  calma le palpitazioni, diminuisce le vampate di calore, cura l’insonnia e l’irritabilità etc.
Si usano infatti spesso infusi di fiori di biancospino e di lavanda per curare tutti questi malesseri.

Costituenti principali

I fiori contengono:

  • Flavonoidi (dall’1 al 2%), tra cui i principali sono l’iperoside (quercetin-3-galattoside), la vitexina, il ramnosio e la rutina associati in quantità minore alla vitexina, isovitexina, orientino, etc. La composizione flavonoica varia tra le diverse specie di Crataegus e anche tra la foglia e il fiore.
  • Proantocianidine (2,5-4,5%): dimeri, trimeri, fino a esameri di flavan-3-olo polimerico.
  • Altri componenti: tracce di olio essenziale, ammine (tirannia), acidi triterpenici, pentacicli, fenolici, steroli

[Wichtl & Anton, 1999, Rombi, 1998]

Uso del biancospino

Infuso

Un cucchiaino da caffè di fiori per tazza, due tre tazze al giorno.

Opercoli

A base di polvere fitocomplesso totale.

Estratto fluido

0,5-1 grammo al giorno.

Tintura alcolica a un quinto

Per l’ipertensione, 20 gocce prima dei due pasti principali per tre settimane al mese.
Come sedativo, 40-50 gocce alla sera prima di coricarsi.

Crataegus oxyacantha –Bg mac. Glyc. 1D

dalle 50 alle 100 gocce 2 volte al giorno.

NOTA BENELa durata del trattamento deve essere almeno di sei settimane. Se non ci sono né contro-indicazioni né interazioni medicamentose per il biancospino, si raccomanda di consultare un medico se non c’è miglioramento dei sintomi trattati o un aggravamento soprattutto a livello cardiaco (dolori, difficoltà di respirazione, edema alle gambe etc).

Oggi, alla luce della scienza

Test effettuati con estratti di Crataegus hanno evidenziato effetti inotropi positivi (aumento della forza delle contrazioni) e cronotopi negativi (diminuzione del ritmo), migliorando l’irrigazione del miocardio e il flusso coronarico.1
Il biancospino ha quindi un’azione cardiotonica è può essere indicato per la diminuzione dell’attività cardiaca corrispondente allo stadio II secondo l’associazione New-York-Hearth (una visita medica è sempre consigliata, anzi imperativa). La pianta è interessante per l’insufficiente cardiaco leggero, a condizione che sia fatto un trattamento di lungo corso. Agisce anche per i disturbi del ritmo (extrasistole, tachicardia parossistica) e, bloccando le correnti potassiche di ripolarizzazione, avrebbe un effetto simile a quello dei medicinali antiaritmici di classe III.2

E’ uno spasmolitico e un ipotensivo3 con in più un’azione sedativa4 sul sistema nervoso centrale: assumere una dose superiore alle 100 gocce di tintura porta ad un evidente abbassamento del battito del polso e a sonnolenza [Leclerc H, Précis de phytothérapie, 1994].

Il biancospino possiede proprietà antiossidanti che sono state studiate con due altre piante, l’hamamelis e l’idraste.5 Gli autori di questa pubblicazione concludono che la combinazione di estratti di biancospino e di hamamelis è una buona associazione per la protezione del sistema cardiovascolare.

Nessuna tossicità della pianta è nota, malgrado a volte si utilizzi per periodi molto lunghi nelle malattie cardiache degenerative o nei trattamenti di cuore senile.

Bibliografia

  1. Costa R. & Coll., 1986
  2. Muller A., Linke W. & Klaus W., 1999
  3. Beretz A., Haag-Berrurier M. & Anton R., 1978
  4. Occhiuto F. & Coll., 1986
  5. Pereira da Silva A. & Coll., 2000

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