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Tutto sul Silicio Organico

Guida Silicio Organico

Guida scientifica sul Silicio Organico

Che cos'è, la storia, come e perché assumere Silicio Organico

Il Silicio Organico è uno dei principi attivi più importanti del mondo della medicina naturale, impiegato per prevenire o trattare l’artrosi e le patologie dell'apparato osseo-articolare, l’artereosclerosi, i problemi della pelle e dei tessuti connettivi (capelli e unghie) e per rafforzare il sistema immunitario.

Silicio e Silicio Organico

Presente in tutto il corpo umano, il silicio è certamente uno dei principali attori dei processi vitali.
Indispensabile alla crescita cellulare, i suoi meccanismi di azione non sono ancora stati interamente esplorati ma è dimostrato il suo ruolo determinante nello sviluppo e nel rinnovamento del tessuto connettivo.
Non venendo né immagazzinato né sintetizzato dal nostro organismo, l’apporto esterno si rivela cruciale, soprattutto per i casi in cui il soddisfacimento del fabbisogno è difficile (limitato consumo di frutta e legumi, alimenti a bassa biodisponibilità di silicio, diminuzione dell’assorbimento dovuta all’età….). Una carenza di silicio avrà effetti negativi sulle ossa, le cartilagini, la pelle e i tessuti annessi, l’endotelio vascolare.

Il silicio (Si) e quantitativamente il secondo elemento minerale della crosta terrestre dopo l’ossigeno e prima dell’alluminio. Allo stato minerale, è presente nella sabbia e le rocce sialiche in forma di diossido di silicio (SiO2, non assimilabile dall’organismo) e sotto forma di silicati di alluminio e altri elementi (Na, K, Mg, Ca….) nelle argille e marne.
Nell’acqua e nei vegetali, una parte di silicio si ritrova in una forma parzialmente solubilizzata: l’acido silicico o ortosilicico Si(OH)4, che è altamente biodisponibile.1 Infatti, le piante sono in grado di liberare il silicio inerte del suolo (accrescendone così la biodisponibilità), per incorporarlo in quanto componente strutturale che conferisce forza e rigidità agli steli. Queste piante, chiamate «accumulatori di silicio» come l’equiseto, l’ortica o il bambù, immagazzinano in gran parte il silicio sotto forma di silicio amorfo (silicio fitolitico), ma anche acido ortosilicico e complessi silici-acido organici (citrico, malonico, ascorbico).

La storia dei Silanoli

Nel 1957, Norbert Duffaut (1923-1993), professore di chimica organica presso l’Università di Bordeaux, esperto di silicio e di composti di organosilicio riesce la sintesi di una molecola di silicio organico stabilizzata da acido salicilico e da acido citrico, il DNR (Duffaut Norbert Remedy). Brevetta il procedimento, e battezza il composto ottenuto monometilsilantriolo (MMST).
I numerosi esperimenti che compie, sull’uomo e sugli animali, dimostrano la grande efficacia della molecola, e che questa forma di silicio è ben assimilabile dall’organismo e consente di ricostituirne le riserve. Alcuni medici, tra cui il Dottor Janet e il Dottor Rager, sperimentano il DNR e anche i loro risultati sono positivi, ma la ricerca si interrompe: Duffault e i suoi collaboratori si scontrano con il mondo della medicina ufficiale, che rifiuta di finanziare ricerche e innovazioni che che esulano dai riferimenti ufficiali di medicina e farmacia.

Loïc Le Ribault, geologo di formazione, racconta che dopo aver osservato i granelli di alcuni tipi di sabbia circondati da una pellicola contenete silicio, ha dimostrato che questa risultasse dall’azione congiunta di alcuni microrganismi e da condizioni fisio-chimiche riscontrate nel contesto sedimentario. Tentando di mettere i suoi depositi in soluzione, constatò un netto miglioramento del suo eczema a livello delle mani. Ha confermato in seguito le proprietà del suo preparato con diversi esperimenti grazie all’aiuto di amici medici: dichiarò che le soluzioni ottenute contenessero una percentuale importante di composti di organosilicio.

Il professor Duffaut e Le Ribault si incontrarono a un congresso scientifico a Bordeaux nel 1982 e decisero di lavorare insieme sul silicio organico. Di questa collaborazione, è nota solo la versione di Le Ribault: Deffaut e il suo entourage non hanno mai rilasciato dichiarazioni. Secondo Le Ribault, elaborarono insieme una molecola di sintesi, il G4 o DNW (Duffaut Norbert Virus) ottenuta con l’aggiunta di iposolfito di sodio, che si rivela efficace sulle infezioni virali. Continuano i loro esperimenti, nel tentativo di far riconoscere il silicio organico al mondo della medicina ma ottengono solo rifiuti. Nel 1985 registrano un brevetto internazionale per proteggere le applicazioni del DNW. Nel 1993 Norbert Duffaut muore in circostanze misteriose, e l’inchiesta di chiude come suicidio.

Dopo la morte di Duffaut, Le Ribault continua le sue ricerche e la promozione del silicio organico: nel 1994 con l’aiuto di un biochimico, Ivan Coste-Manière, propone una nuova molecola della stessa famiglia delle precedenti ma bevibile: il G5 o OS5 (quinta generazione). Si tratta sempre di MonometilSilanoTriolo, ma stabilizzato in modo diverso.
Le Ribault, dopo innumerevoli problemi con la giustizia francese (per non aver mai reso trasparente la sua formulazione), la sua fuga prima in Irlanda e poi in Spagna (dove presenta un’ulteriore versione del G5 creando l’azienda Silicium España, vista la rottura con i primi soci irlandesi che conservano la LLR-G5 Ltd.); muore nel 2007.

Il G5 è al centro di un lungo dibattito mai chiarito a causa delle zone d’ombre mantenute da Loïc Le Ribault sulla parte di savoir-faire effettivamente ereditato da Norbert Duffaut e riguardo al suo metodo di preparazione, che è da sempre tenuto segreto, rendendo così non verificabili le sue effettive proprietà.
La polemica è nata quando il governo francese ha condannato Loïc Le Ribault per pratica illegale della medicina e della farmacia (infatti non era né medico né farmacista), per i suoi attacchi contro tutti gli altri produttori di silicio organico (con la pretesa di essere l’unico autorizzato a distribuirlo), e le conseguenti prese di posizione di tutta la comunità scientifica che ha messo in dubbio le informazioni non verificabili da lui fornite sul G5 dato che nessuna verifica scientifica indipendente ha mai potuto essere compiuta sulla possibilità di estrarre MMST dalla sabbia, ed è ovvio che sarebbe comunque impossibile realizzare una tale impresa su scala industriale.

Legislazione

Dal 21/12/2009 le uniche fonti di silicio consentite negli integratori alimentari sono l’acido ortosilicico stabilizzato con colina (sostanza organica classificata come nutriente essenziale), il biossido di silicio e l’acido silicico.
Il MMST (monometilsilantriolo) non è ammesso nella UE da tale data.
Regolamento (CE) n. 1170/2009 pubblicata nella Gazzetta Ufficiale dell’Unione europea il 1 ° dicembre 2009 che modifica la direttiva 2002/46 / CE e il regolamento CE n. 1925/2006.

L'acido ortosilicico è un ossiacido di formula H4SiO4. È un composto ternario formato dal semimetallo silicio, dal non metallo ossigeno e dall'idrogeno.
Viene prodotto per reazione fra il biossido di silicio e l'acqua, secondo la seguente reazione: SiO2 + 2 H2O = H4SiO4.

L'acido Ortosilicico SiOH4 è quindi la principale forma di silicio presente in acqua ma, come premesso, lo si ottiene anche partendo dagli estratti di alcune piante.

Silicio, ossa e tessuto connettivo

Da più di 40 anni quindi, una serie di esperimenti ha contribuito a stabilire l’interesse del silicio, in particolare sul tessuto connettivo e la formazione ossea nei mammiferi superiori e nell’uomo.2,3
Le prime sperimentazioni furono studi che dimostrarono come il silicio sia localizzato nelle zone di crescita delle ossa delle giovani cavie e dei giovani ratti. Seguirono a questi studi in vitro che dimostrarono che il silicio influenza il tasso di mineralizzazione ossea. Carlisle dimostrava già nel 1972 che un deficit in silicio era incompatibile con una cresciuta e uno sviluppo normali dello scheletro nei pulcini, e che queste anormalità potevano essere corrette con una supplementazione in silicio.
I recenti studi epidemiologici indicano che apporti dietetici in silicio sono benefici per la salute ossea. Lo studio del gruppo di Framingham4 ha confermato che un apporto elevato in silicio ( > 40 mg / die) è associato positivamente con la densità minerale ossea sia nell’uomo che nella donna in premenopausa (studio su 1.251 uomini e 1.596 donne).
Nello studio di Aberdeen,lo stesso effetto benefico è stato evidenziato per la densità minerale ossea del collo del femore di donne in premenopausa tardiva e in post menopausa sotto TOS.
Il silicio stimola la sintesi del collagene di tipo I 6,7 anche con dosaggio di 6 e 12 mg / die di acido ortosilicico assunto per 12 mesi,8 e la differenziazione di cellule osteoblast-like. Ora, questo collagene ha un importante ruolo strutturale che contribuisce all’architettura e alla resilienza del tessuto osseo e connettivo. Il collagene è la proteina più abbondante della matrice ossea e le conferisce la sua flessibilità.7 Il silicio è stato rinvenuto anche nella zona di mineralizzazione dell’osso in piena crescita suggerendone una precoce implicazione nella mineralizzazione/calcificazione della matrice ossea.

Il silicio è quindi necessario alla biosintesi di molecole come il collagene, l’elastina e l’acido ialuronico e influenza tutti i tessuti in cui queste sostanze rivestano un ruolo importante: tessuto connettivo in generale e, nello specifico, le cartilagini, le ossa, la pelle e il sistema immunitario.

Silicio e salute neurologica

Nel 1996 è stata evidenziata una relazione tra la perdita cognitiva e l’alluminio presente nelle acque delle bevande ma dipendente dalla concentrazione di silicio nelle bevande stesse.10
Dei livelli elevati di alluminio sembravano aver un effetto deleterio sulla funzione cognitiva quando il tasso di silicio era basso, allorché dei livelli elevati di silicio avevano un effetto protettivo. Nel 2000 (Studio Pauid), dopo 8 anni di studio di un gruppo di soggetti fu dimostrato che il consumo dell’acqua di bevande superiore a una soglia critica di 11 mg / L in silicio era correlata ad un minimo rischio di sviluppare una malattia di Alzheimer.11
Tassi più alti di silicio nell’acqua delle bevande sono associati anche ad un rischio ridotto di sviluppare una malattia di Alzheimer in un esame prospettico di 7 su 1.462 donne (età ≥ 75 anni) partecipanti alla studio EPIDOS.12
L’apparente effetto benefico del silicio sulle funzioni degli organi cognitivi può spiegarsi grazie alla capacità dell’acido silicico a combinarsi all’alluminio (idrossido d’alluminio) per formare degli idrossialluminio silicati, che riducono la biodisponibilità cellulare dell’alluminio così meno immagazzinato a livello delle cellule: il silicio quindi riduce l’assorbimento digestivo dell’alluminio13, 14 e accresce la sua eliminazione per vie urinarie.16

Distribuzione del Silicio nell'organismo

Il silicio assorbito è trasferito a tutti i tessuti, compresi quelli celebrali. La quantità di silicio contenuta nell’organismo è spesso oggetto di informazioni contraddittorie, sembrerebbe che il corpo umano ne contenga approssimativamente 1 gr, presente nei diversi tessuti e fluidi corporali.19 La parte più importante sarà trattenuta nel tessuto connettivo, comprendente aorta, ossa, pelle,tendini e trachea, che sono le zone più ricche,20 dove sarebbe presente in forma di silanolati che intervengono nel “cross-linking” degli idrati di carbone del tessuto connettivo stesso.
Si deve evidenziare inoltre che il silicio, immagazzinato in particolare nell’aorta, vasi arteriosi e nella pelle, diminuisce regolarmente con l’età,21 così come nella parete dei vasi in caso di arteriosclerosi.

Silicio e invecchiamento (Aging)

Se nell’uomo la conseguenza di carenza in silicio è ignota, abbiamo visto che alcuni organi subiscono una diminuzione delle loro scorte con l’età.
I cambiamenti del tessuto connettivo hanno una ruolo preponderante nel processo di invecchiamento e sappiamo che, se da un lato nella pelle il contenuto di silicio diminuisce con l’età, anche il tasso di silicio stoccato nell’aorta e nei vasi diminuisce considerevolmente, e spesso anche in modo precoce.
È stata così avanzata la possibile implicazione del silicio come agente anti-ateromatoso.23 
Nell’invecchiamento globale dell’organismo intervengono diversi fattori come l’ereditarietà, lo stress ossidativo, la glicazione delle proteine e la degenerescenza della matrice funzionale (tessuto connettivo).
Molto probabilmente una relazione è stata individuata tra il silicio, l’età e la bilancia endocrina, ed è stata emessa l’idea che il declino dell’attività ormonale e la senescenza potessero essere responsabili dei cambiamenti dei livelli del silicio.25 In ogni caso, conoscendo l’importanza del ruolo che il silicio riveste nel metabolismo del collagene, dell’elastina e dei glicoamminoglicani, è evidente che la carenza di silicio favorisce l’invecchiamento, cutaneo e altro.

Si ritrova quest’invecchiamento a livello articolare (artrosi), osseo (osteoporosi) e nell’abbassamento del potenziale dell’organismo che porta a una diminuzione delle performances e ad una maggiore sensibilità di fronte alle malattie.

Biodisponibilità del Silicio secondo la fonte e il metabolismo

Alcune piante, alimentari e non, rappresentano una fonte importante e interessante di silicio, anche se contengono prevalentemente del silicio fitolitico rispetto all’acido ortosilicico.
In effetti molti studi hanno dimostrato che il silicio di queste piante viene idrolizzato in acido ortosilicico nel tratto gastro-intestinale(16) rendendolo così molto più biodisponibile.
Jugdoahsing et al. hanno dimostrato nel 2002 che la biodisponibilità del silicio in adulti con un’alimentazione che apportava 30 mg / die di silicio era di circa il 41%.1
Più precisamente, uno studio17 determinante l’assorbimento del silicio di diversi alimenti e complementi alimentari, ha identificato l’assorbimento più elevato per il monometilsilanetriolo (64% la dose – che è però vietato in Europa), seguito dai fagiolini (44%) quasi ex aequo con le soluzioni di acido ortosilicico (43%), seguiti dell’acido ortosilicico stabilizzato con colina (17%) e, infine la più bassa, le banane (4%).
Una volta assorbito il silicio non si lega alle proteine plasmatiche ma si ritrova essenzialmente sotto forma di acido silicico nel plasma: il tenore di silicio nel sangue, restando relativamente stabile, ne comporta una distribuzione rapida ai tessuti e un’eliminazione urinaria nelle 4-8 ore successive all’ingestione.18

Plausibili meccanismi di azione del Silicio

Un meccanismo d’azione plausibile del silicio scaturisce dal suo ruolo di agente strutturale e di legame macromolecolare nella formazione del tessuto connettivo, dove è integrato in quantità significativa.1, 22
Questo ruolo di legame («ponti silicei») è confortato dal fatto che il silicio forma facilmente dei complessi stabili con polioli che hanno almeno 4 gruppi idrossilici. Questi polioli si ritrovano nei glicosaminoglicani, mucopolisaccaridi e collagene coinvolti nella formazione e stabilizzazione del tessuto connettivo e nella formazione ossea.
Così, Loeper23 rapporta il tenore in silicio del tessuto connettivo sotto forma di acido silicico: da 170 a 500 μg / g nell’elastina e da 300 a 1250 μg / g nel collagene.
Il silicio ha dunque un ruolo fondamentale nel mantenimento dell’elasticità di tessuti come la pelle, i vasi sanguigni, i tendini e le aponevrosi, oltre a quello di «impalcatura» nelle cartilagini e nelle ossa.
In più, riducendo il loro antagonismo e migliorando la loro sinergia, il silicio permette una migliore regolazione della biodistribuzione e della fissazione nel magnesio e del calcio,24 dato interessante per la calcificazione ossea.

Dosi raccomandate e tossicità

Allo stato attuale delle conoscenze non è definito un apporto giornaliero raccomandato per il silicio, ma è riconosciuto che una dose tra i 20 e i 50 mg al giorno sia necessaria per ottenerne gli effetti benefici.
Nel 2004 l’EFSA (European Food safety Authority) confermava che una tale dose non poteva causare effetti secondari (20-50 mg/die di silicio, ovvero 0,03-0,8 mg / kg di peso al giorno per una persona di 60 kg), mentre la dose massima di sicurezza è stata fissata a 700 mg di silicio al giorno per un adulto, cioè 12 mg / kg di peso al giorno per una persona di 60 kg (EVM, 2003. Gruppo di esperti sui minerali e le vitamine).
L’asssunzione per lunghi periodi di dosi eccessive di silicati contenute nei medicinali come gli antalgici o gli anti-acidi (trisilicati di magnesio) potrebbe causare danni renali e portare a nefriti croniche interstiziali.26 Alla lunga, questo potrebbe aumentare la produzione di radicali liberi nel corpo e diminuire l’attività di superossido dismutasi, catalasi e glutatione perossidi.27
In ogni caso, per la maggior parte della popolazione con funzioni renali normali, non è stata associata alcuna tossicità alla presa quotidiana a vita di silicio nell’alimentazione o in forma liquida.28

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