Prevenzione Covid: i criteri di igiene di vita

Per ridurre il rischio di contrarre il Covid 19, ci sono i gesti barriera.
Ma non solo…

Un gruppo di ricercatori ha analizzato i criteri igienico-sanitari che consentirebbero di limitare ulteriormente la contaminazione, o di sviluppare una forma moderata della malattia Covid 19.

Questo è l’articolo pubblicato: Integrative considerations during the COVID-19 pandemic.

Ed ecco una breve sintesi dei dati presentati, per contrastare il diffondersi e l’aggravarsi della patologia Covid.

Dormire a sufficieza

La mancanza di sonno aumenta del 350% le possibilità di sviluppare un semplice raffreddore. Per il Covid, la privazione del sonno aumenta l’infiltrazione linfocitaria che favorisce l’infiammazione. Il tempo minimo di sonno consigliato dai ricercatori: 7 ore.

Produrre melatonina

La melatonina viene rilasciata durante il sonno ma, purtroppo, questa produzione diminuisce in alcuni anziani (questo spiegherebbe – in parte – perché i bambini non hanno sintomi così gravi).

I dosaggi proposti variano a seconda del disturbo: da 0,3 mg fino ai 20 mg,  in alcuni casi di cancro.
Considera che almeno 1 mg al giorno è necessario per facilitare un buon sonno.

Gestire lo stress

Una buona gestione dello stress porta ad un aumento delle citochine pro-infiammatorie.
Affidiamoci alla meditazione, agli esercizi di respirazione e di rilassamento.

Mangiare sambuco

Consumare le bacche di sambuco (Sambucus nigra) sotto forma di tisana o, perché no, di gelatina. L’evidenza preclinica mostra che l’assunzione di sambuco è efficace nella prevenzione o nella fase iniziale della malattia, inibendo la replicazione di molte forme di coronavirus.

L’importanza della vitamina D

Avere un buon dosaggio di vitamina D tutto l’anno riduce l’attivazione dell’infiammazione.
La presenza di vitamina D nel sangue deve essere superiore a 40 mg. Se i sintomi si presentano, non si dovrà però sovraccaricare l’organismo.

Alimenti specifici

Dal punto di vista alimentare, i bioflavonoidi nella frutta e nella verdura sembrano essere molto protettivi. Da qui la raccomandazione dei ricercatori: di 5-7 porzioni di verdura e 2-3 porzioni di frutta al giorno. Questa è la pietra angolare di qualsiasi dieta antinfiammatoria.

Tra i bioflavonoidi identificati come più protettivi:

  • liquiritigenina dalla liquirizia (Glycyrrhiza glabra);
  • diidroquercetina e quercetina da cipolle e mele;
  • miricetina da pomodori, arance, noci e bacche;
  • apigenina da prezzemolo, sedano e camomilla (Matricaria recutita);
  • curcumina da radice di curcuma;
  • epigallocatechina gallato (EGCG) da tè verde ad azione antivirale.

Consumare vitamina C

La vitamina C, come i flavonoidi, riduce l’infiammazione: ecco perché è importante mangiare frutta e verdura ricche di vitamina C.

Nella sua forma di integratore naturale, le dosi orali raccomandate vanno dai 500 mg a 3.000 mg. Tuttavia, alcune ricerche raccomandano dosi molto più elevate per i periodi di infezione pesante.
Queste dosi sono sicure, perché il corpo elimina ciò di cui non ha bisogno nelle urine, essendo la vitamina C idrosolubile.

I vantaggi dello zinco

Lo zinco sembra avere un’azione inibitoria virale impedendo al virus di entrare nelle cellule. Inoltre, modererebbe la virulenza dei coronavirus.

Si trova negli alimenti proteici (carne, pesce…) ma anche nelle noci e nelle mandorle.

Diversi studi hanno dimostrato che si può prendere in considerazione un’integrazione protettiva, con dosaggio tra i  15 e i 30 mg/giorno. Lo zinco ha anche un’azione protettiva sulle vie respiratorie superiori.

Da sospendere o da consumare con moderazione in caso di Covid-19

Se avete sintomi di infezione o se siete risultati positivi al test Covid-19, è meglio interrompere alcuni integratori che, stimolando eccessivamente l’immunità, potrebbero causare una “tempesta di citochine”.

Questo è il caso del sambuco (Sambuccus nigra), degli estratti polisaccaridici isolati da funghi medicinali o dalla loro micelia, dell’echinacea angustifolia e purpurea e del larice arabinogalattano.

Anche l’assunzione di vitamina D dovrebbe essere moderata in questo momento: è meglio evitare di assumerne dosi sintetiche per 3 mesi.

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