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Paracetamolo… anti-dolore e anti-emozioni?

16 aprile 2015

Nelle sue diverse marche e formulazioni (Efferalgan, Dafalgan, Tachipirina, Actifed etc.) il paracetamolo è il medicinale più venduto.

Negli Stati Uniti, la molecola rientra nella composizione di più di 600 farmaci e si stima che ogni settimana più di 50 milioni di americani ne consumino uno.

Proprio l’utilizzo generalizzato del paracetamolo i ricercatori indagano sempre più approfonditamente le sue modalità di azione, al di là del suo risultato sul dolore. Così, nel 2013, uno studio realizzato da psicologi canadesi, aveva riportato dei  risultati curiosi: persone che avevano assunto del paracetamolo a cui era stato chiesto di redigere alcune frasi sul tema della propria morte, sono risultate poco “coinvolte” da ansia e da sentimenti negativi manifestati invece (alle stesse condizioni) da soggetti cui era stato somministrato un placebo. Come se il medicinale, oltre ad agire sul dolore, agisse anche sulle emozioni negative. In un articolo pubblicato dalla rivista Psychological Science, una équipe americana dell’università dell’Ohio a voluto esplorare ulteriormente questa intrigante ipotesi.

Per una prima esperienza, i ricercatori hanno reclutato 82 persone: la metà di queste ha assunto 1 grammo di paracetamolo e l’altra metà un placebo. I partecipanti hanno atteso un’ora perché la molecola avesse il tempo di passare al cervello, poi è iniziata l’esperienza programmata. A tutti sono state sottoposte 40 fotografie estratte dall’International Affective Picture System (IAPS), una banca di immagini utilizzate per la loro capacità di suscitare una gamma completa di emozioni, dalle più spiacevoli (ad esempio bambini in lacrime o sofferenti di malnutrizione) alle più piacevoli, passando da immagini neutre (come una mucca in un prato). Le cavie dovevano annotare l’impressione che ogni fotografia gli suscitava: da -5 (estremamente negativa) a +5 (estremamente positiva), e indicare su una scala da 0 a 10 il livello di  “reazione emotiva” provato.

Come quanto evidenziato nel 2013 sulla morte, i risultati dimostrano che i partecipanti sotto paracetamolo sono, rispetto alla persone con placebo, meno portate a sentimenti negativi di fronte alle immagini più tristi… ma anche meno ‘felici’ davanti alle foto più positive. Come se la molecola smussasse i sentimenti cancellando pene e gioie estreme. Nell’insieme, il gruppo “paracetamolo” riconosceva non solo una minima amplitudine nel provare emozioni, ma anche meno emozioni tout court…

Gli autori dello studio, consapevoli che il risultato potesse essere interpretato anche come un’alterazione del senso della magnitudo (la capacità di valutare correttamente gli estremi), hanno deciso di ripetere l’esperienza su un secondo gruppo di 85 persone, aggiungendo un’ulteriore richiesta: i partecipanti dovevano valutare anche la quantità di blu contenuta nelle immagini. I risultati ottenuti sono simili a quelli del primo test ma, per quanto riguarda la valutazione del blu, i soggetti sotto paracetamolo dimostravano un giudizio identico a quello degli  altri partecipanti, dimostrando quindi che il farmaco agisce sulle emozioni e non sul senso della magnitudo.

E’ la prima volta che un tale effetto collaterale del paracetamolo è stato chiaramente evidenziato e, secondo il primo firmatario dello studio Geoffrey Durso, “il paracetamolo potrebbe avere uno spettro di effetti molto più ampio di quanto si credesse prima. Oltre che alleviare i dolori, il paracetamolo allevia le emozioni”.
Resta da capire tramite quale meccanismo si produce il fenomeno, come la molecola influenzi le nostre reazioni emotive, chiarimento indispensabile vista la popolarità del farmaco.
Nel loro studio gli psicologi indicano una pista in direzione della serotonina, il neurotrasmettitore coinvolto nella trasmissione e il controllo del dolore e che, sappiamo, agisce anche sull’umore.

I ricercatori sono intenzionati a proseguire le loro indagini con altri antalgici, chimicamente diversi ma altrettanto consumati, come l’ibuprofene e l’aspirina.

(Traduzione di Le paracétamol, anti-douleur… et anti-émotions?, di Pierre Barthélémy, pubblicato su Le Monde.fr il 15/04/2015)

Abbiamo tradotto questo articolo perchè il tema merita certo riflessione: ognuno compia le proprie.

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