Sei in: Home | Ontano nero

Ontano nero

29 settembre 2014

Alnus glutinosa (L.) Gaertn

Famiglia delle Betulaceae
Parti utilizzate: corteccia e foglie

L’ontano nero è una pianta arborea che può raggiungere i 20 metri di altezza, con corteccia prima liscia poi fessurata longitudinalmente di colore grigio-nero.
Le foglie sono caduche, sparse e picciolate con lamina coriacea, glabra, subrotonda od obovata, incuneata alla base e tronca o leggermente insinuata all’apice. Hanno il margine dentellato, sono verde scuro ma più chiare nella pagina inferiore che, nelle foglie giovani, è appiccicosa (“glutinosa”) e mostra ciuffi sparsi di peli all’ascella delle nervature.
L’ontano nero è una pianta monoica, con fiori a sessi separati riuniti in infiorescenze ad amento sui rami dell’anno precedente.
Il frutto è secco, iridiscante, un piccolo achenio alato.
Predilige luoghi umidi, la si trova infatti in terreni acquitrinosi, in paludi, e lungo i corsi d’acqua.

È così dolce allora ricordare
Lo stagno erboso e il suono rauco dell’ontano […]

Sergej Aleksandrovic Esenin, Confessioni di un teppista

Della stessa famiglia del nocciolo e della betulla, l’ontano nero pur non essendo propriamente una specie mediterranea è molto presente nel sud della Francia (come del resto in tutta Europa, dalla Scandinavia alla Spagna) ed è da ricordare per gli usi che gli uomini ne hanno fatto nel corso dei secoli.
Quest’albero si piace nei luoghi umidi, lungo i fiumi e negli acquitrini, da cui il suo nome latino “alnus”, origine celtica da “lan”, che significa “vicino dei corsi d’acqua”.

Se il legno di ontano oggi è disdegnato rispetto al legno di altre arboree come il castagno, il noce o il ciliegio, non dimentichiamo che per lungo tempo è servito a calzare tutta l’Europa, con zoccoli comodi e caldi: da un metro stero del suo legno si fabbricavano infatti 150 paia di buoni zoccoli.1
Il legno di ontano, un po’ oleoso, pur marcendo in fretta a contatto con l’aria diviene estremamente duro nell’acqua e quindi imputrescibile: grazie a lui si sono potute edificare città su terreni acquitrinosi come Bruges, Amsterdam e la nostra Venezia. Questa sua particolarità è stata scoperta molto presto, come conferma Cazin nel 1868:

Gli antichi conoscevano l’uso economico dell’ontano. Plinio dice che le palafitte d’ontano sono eterne, e che possono reggere pesi enormi.

La sua corteccia serviva anche per la conciatura e la tintura:

Con la scorza di quest’albero, i cappellai e i conciapelli tingevano le loro opere in nero.

Olivier de Serres, 1600

L’ontano ha anche proprietà medicinali.
Il decotto di corteccia, utilizzato per gargarismi, era considerato un efficace rimedio per le infiammazioni della gola.
Nel sud della Francia, nel Var, si tramandano usi arcaici delle foglie di ontano: ad esempio,in caso di crisi di epilessia, si deve ricoprire il malato (certo denudato) con foglie secche di ontano ed avvolgerlo poi in una coperta. Questo trattamento provocherebbe una sudorazione intensa che dovrebbe agire in sinergia con le foglie di ontano per calmarlo. Si raccomanda, poeticamente, di raccogliere le foglie più succulente in primavera, in luoghi molto esposti alla rugiada del mattino per avere il massimo dell’efficacia.
Oppure, per le donne, le foglie di ontano venivano usate per interrompere l’allattamento e per curare tumori alle mammelle. Per questo bisogna tritare le foglie, farle scaldare finché non ne fuoriesce un liquido da applicare poi sui seni diverse volte al giorno.

Soprannominata la “china indigena”, la corteccia dell’ontano nero era raccomandata per le febbri intermittenti. Del resto, nel nord della Tunisia, la febbre e le cefalee sono curate con la polvere dei frutti, applicata direttamente sul capo del malato.

Costituenti principali

Il legno contiene il 79,36% di idrati di carbonio di cui cellulosa 42,00, xilosio 14,3, glucosio 3,3 e 2,3 di acido uronico.
La corteccia contiene 48,53% di idrati di carbonio e può essere considerata una buona fonte di acido nicotinico.2 Contiene anche dal 10 al 20% di tannino, una sostanza colorante rossa (il rosso d’ontano), dell’emodol, un acido grasso composto di acidi palmitico e stearico, 3 dei flavonoidi (iperoside), steroidi, triterpeni. 4

Le escrezioni dei germogli di ontano nero contengono agliconi liberi di flavonoidi: pectolinarigenina, cantaridina,6,4′-di-Me etilene, e il 3,6,4′-tri-Me etilene 6 idrossicanferolo e isoramnetina.5
Acidi grassi sono stati identificati in estratti di foglie, di corteccia, di infiorescenze e di frutti.6 La composizione qualitativa e quantitativa di acidi grassi liberi varia nei diversi organi, ma gli acidi grassi insaturi (54-82 mg %), principalmente linoleico e linolenico, sono predominanti nella corteccia e nelle infiorescenze.

Uso dell’ontano nero

Decotto di corteccia

Da 1 a 20 grammi per litro, praticando frequenti lavaggi del cavo orale.

Tintura madre omeopatica

Trenta gocce tre volte al giorno, diluita in acqua per gargarismi.

Corteccia macerata

Messa a macerare con della limaglia ferrosa, la corteccia di olmo produce un colore nero con cui si possono tingere stoffe e pellami, o farne un inchiostro.

Oggi, alla luce della scienza

L’ontano nero non è stato molto studiato e la bibliografia a suo riguardo è piuttosto povera.
Il dottor Valnet indica la polvere di corteccia di ontano contro le febbri intermittenti e l’applicazione di foglie riscaldate contro i reumatismi.
La corteccia, astringente, possiede potenti proprietà iper coleretiche.7
Era considerata un tempo come rimedio per le infezioni della gola, per il trattamento delle tonsilliti e per le ulcerazioni della mucosa boccale.8 Aveva anche la reputazione di essere un eccellente febbrifugo (a dosi raddoppiate rispetto a quelle di chinina).9

L’ontano nero è oggetto di studio e ricarca per la sua attività insetticida e tossica (lotta chimica) contro alcuni parassiti, come ad esempio l’Aedes aegypti (la zanzara della febbre gialla).

Bibliografia

  1. Roussilat M., 2001
  2. Besusov A.T. & coll., 1971
  3. Garnier & coll., 1961
  4. Delfosse M, 1998
  5. Wollenweber E. &coll., 1971
  6. Khvorost O.P. & coll., 1989
  7. Cahen R. e Poisson J., C.R. Soc. Biol., 1971
  8. David J.-P., Rey D., Marigo G. & Meyran J.-C., 2000
  9. David J.-P., Rey D., Marigo G. & Meyran J.-C., 2000

 

Scrivi un commento

NatureLab11:51