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Mastoplastica additiva: ciò che le donne devono sapere

L’umanità non si stancherà mai di appassionarsi alle forme femminili, e la parte anatomica che continua ad affascinare di più è senza dubbio il seno.

Interi siti web vi sono consacrati: ufficialmente, trattano notizie sul mondo dello spettacolo, in pratica pubblicano soprattutto foto (più o meno rubate) di celebrità in bikini o poco vestite, che svelano casualmente parti della loro intimità. È davvero impossibile sfuggire al fenomeno se si naviga in internet. Sarà rifatto o naturale? Com’era prima? com’è adesso? È stato fatto un buon lavoro? La soubrette di turno è soddisfatta?

Di fatto, pare che questo entusiasmo per la mastoplastica addittiva sia giustificato.

Una fiaba a lieto fine grazie alla chirurgia

Uno studio pubblicato nel 2012 sulla rivista Plastic & Reconstructive Surgery (che trovate qui) ha mostrato che, tra le donne che si fanno rifare il seno:

  • l’83% è più soddisfatta del proprio aspetto fisico,
  • l’88% è più felice di prima
  • e l’81% dichiara un miglioramento della vita sessuale!

Sono percentuali spettacolari: pochi interventi medici possono vantare un tasso di successo così alto.

Si noti che questo effetto positivo sul grado di felicità è estremamente raro: non si trova in molti altri eventi che possono influenzare la vita di un essere umano. Di solito infatti ogni cambiamento positivo nella vita è rapidamente assimilato e, dopo pochi mesi, entra a far parte della “normalità”, e non procura più una gioia o un entusiasmo particolari. È così ad esempio per una promozione professionale, un aumento di stipendio, un nuovo acquisto e…  perfino la nascita di un figlio.
Il fatto però di ritrovarsi improvvisamente con un seno opulento e sodo, provoca un cambiamento drastico manifestamente molto apprezzato dalle interessate.
In qualsiasi momento, che sia per strada, in ufficio, in spiaggia, in discoteca, nell’intimità o al supermercato, lo sguardo degli altri sulla donna cambia, e in senso buono! Scollatura provocante, reggiseno a balconcino o magari totale mancanza di biancheria, mini-mini bikini… tutto diventa occasione per divertirsi ad attirare l’ammirazione e… il desiderio, con un piacere sempre nuovo. E la vita diventa una favola!
Da qui il successo gigantesco della mastoplastica addittiva: fino a 10 milioni di donne si lasciano tentare ogni anno dalle protesi mammarie!

Tutto questo è meraviglioso, ma ci sono dei « ma », nello scegliere di partecipare alla festa con questa scorciatoia verso la felicità.

Il lato oscuro della protesi mammarie

Che mal non ce ne colga, ma il fatto è che le operazioni di ricostruzione chirurgica del seno comportano rischi seri.

  • Uno studio condotto dalla Mayo Clinic (il più grande ospedale degli Stati Uniti) su 749 donne portatrici di protesi mammarie tra il 1964 e il 1991, ha mostrato che il 24% ha avuto complicazioni, tra cui cicatrici dure e dolorose, rotture degli impianti, ematomi e infezioni.
  • Uno studio condotto dall’Università del Maryland ha mostrato che il 64% delle protesi al silicone si rompe e ha fuoriuscite nei 25 anni successivi all’intervento. Le autorità sanitarie degli Stati Uniti (FDA) ormai raccomandano di rimuovere gli impianti dopo otto anni, fatto che non solo lascia spesso cicatrici, ma comporta la sfortunata conseguenza che la donna si ritrova con seni ancora più piatti di prima, dal momento che rimuovere l’impianto porta anche all’asportazione del tessuto mammario circostante [Rupture of silicone-gel breast implants: causes, sequelae, and diagnosis].
  • Le allergie al silicone e il silicone che si diffonde nell’organismo possono portare a gravi malattie autoimmuni: il lupus eritematoso, l’artrite reumatoide, la sclerosi multipla [Silicone implant incompatibility syndrome (SIIS): a frequent cause of ASIA (Shoenfeld’s syndrome)].
  • Quanto alle protesi riempite con soluzione salina (acqua salata), reputate meno allergizzanti, il problema è che batteri e muffe possono svilupparsi al loro interno. Il guscio in silicone infatti è parzialmente permeabile, e batteri pericolosi come lo Staphylococcus aureus o l’E. Coli possono così stabilirvisi. [Woman whose breast implant went MOLDY while still inside her says the toxic silicone nearly killed her and her breastfeeding baby – after doctors repeatedly failed to diagnose the infection].
  • Le donne in età fertile che ricorrono alla mastoplastica addittiva potrebbero avere problemi durante l’allattamento: uno studio condotto in Texas ha dimostrato che il 64% delle donne con protesi al seno ha avuto troppo poco latte per allattare, contro il 7% standard. Questo studio però è del 1971, e da allora non è stato confermato [Hartley, J.H., Schatten, W.E., Postoperative Complications of Lactation after Augmentation Mammaplasty, Plastic and Reconstructive Surgery, 1971; 47: 150-153].
  • L’Institut National du Cancer, in Francia, ha pubblicato un allarme dopo aver constatato un legame tra le protesi mammarie e il linfoma anaplastico a grandi cellule (ALCL), una forma di cancro: “Vi è un rapporto causa-effetto dimostrato tra l’apparizione di un ALCL e la presenza di protesi mammarie”, ha dichiarato il gruppo di esperti [Prothèse mammaire et lymphome anaplstique à garndes celules: ce qu’il faut retenir].
  • Ancora più preoccupante: esiste malgrado tutto un rischio di suicidio dodici volte più alto tra le donne con protesi mammarie. Attenzione: questo rischio elevato potrebbe essere legato al fatto che molte donne hanno ricorso alle protesi mammarie dopo un cancro al seno, e pertanto hanno sofferto terribili disagi.

Così non c’è da stupirsi che le protesi mammarie siano oggetto di scandali.

Le protesi mammarie: il cuore dello scandalo

Le protesi mammarie sono state al centro di due grandi scandali.
Il primo, negli anni ’90, ha portato alla condanna di tre società farmaceutiche produttrici: la Dow Corning Corporation, la Bristol-Myers Squibb e la Baxter Healthcare Corp, che hanno dovuto pagare 3,7 miliardi di dollari alle donne che le avevano citate in giudizio per le gravi complicazioni subite.
L’altro scandalo, ancora fresco soprattutto nelle menti francesi, è quello delle protesi PIP, che erano state fraudolentemente riempite con silicone industriale invece di silicone medico: otto donne i cui impianti si erano rotti sono morte per una rara forma di linfoma.
Ma è probabile che avremo anche altre sorprese: infatti, nonostante si impiantino protesi mammarie da un centinaio di anni utilizzando varie tecniche, nessuno studio serio su larga scala e di lungo termine è mai stato condotto per determinare il rischio reale legato all’intervento di mastoplastica additiva.
Le protesi a soluzione salina, autorizzate dal 2003 negli Stati Uniti e ritenute più sicure, sono state oggetto di uno studio su un singolo anno, quando sappiamo che la stragrande maggioranza dei problemi sorge nel lungo termine (dopo gli otto anni).

Infine, un fatto che non inganna e che indica soprattutto che… il vento sta girando: la star Victoria Beckham, moglie del calciatore inglese David Beckham, che esibiva i suoi finti seni suscitando l’ammirazione ma anche l’invidia (e la gelosia) di milioni di fans in tutto il mondo, ha finalmente annunciato nel 2014 di essersi fatta togliere le protesi per trovare il fascino di un seno naturale. Questa “grande novità” ha avuto un effetto immediato in Gran Bretagna: crollo delle operazioni di mastoplastica addittiva: meno 20% in un anno!

Speriamo che il suo esempio serva a far sì che la chirurgia mammaria ricostruttiva venga riservata solo alle donne vittime del cancro al seno, per le quali il rapporto rischio / beneficio è senza dubbio positivo.

 

2017-03-21T12:08:44+00:00

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