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Lo straordinario giardino della signora Rosa

Nel corridoio di una casa di cura, un’infermiera si rivolge alla volontaria di un’associazione per l’aiuto ai malati terminali.

– Ci aiuteresti? La signora Rosa vorrebbe uscire un po’…

La volontaria si volta e si trova di fronte  una vecchia signora in una sedia a rotelle, una coperta sulle ginocchia.

Sostituisce l’infermiera e si ritrova nell’ascensore con la signora Rosa, che le racconta la lunga via crucis percorsa dall’annuncio della sua malattia.

Dalla sua casa al pronto soccorso, dal pronto soccorso a una stanza d’ospedale e dalla stanza d’ospedale al letto nella sua casa.
Pochi mesi dopo, di nuovo l’ospedale, prima di arrivare all’istituto.
Lunghi mesi di declino, ambulanze, corridoi, ascensori, esame, medici, senza più poter godere del semplice profumo dell’aria aperta…

Si ritrovano all’esterno e la signora Rosa è silenziosa.

Offre il volto al sole e, con gli occhi chiusi e un leggero sorriso sulle labbra, respira profondamente, immobile, con le mani sulla coperta.

– Avevo dimenticato quanto è bello! Può fermarsi davanti agli alberi? Amo i castagni. Quando ero piccolo facevo lische di pesce con le foglie. Le mostrerò. Puoi prenderne una?

La signora Rosa trasforma rapidamente la foglia in pesce, e la tende con un sorriso alla volontaria.

Il suo sguardo si ferma un più avanti.

– Guardi quelle rose! Pensa che potrei sentirne il profumo?

Si avvicina faticosamente al roseto con la sua sedia a rotelle e tocca delicatamente ogni fiore, per imprimersi le dita della fragranza preziosa.

– Le rose non hanno più il profumo che avevano una volta… Ma sono così belle!

La passeggiata continua, e ad ogni nuovo fiore un commento, una gioia, un ricordo che risale dolcemente dai sentieri segreti della memoria.

– Lì, fermiamo lì, vicino agli ortensie, al sole.

E ritorna un profumo di tempi andati, quello di indimenticabili vacanze… mai dimenticate.

– Prendevamo il caffè vicino a un cespuglio come questo e, per me, l’ortensia profumava di caffè! Da bambina mi era permesso immergere una zolletta di zucchero nel caffè di mio nonno, e poi mi sedevo ai suoi piedi per godermela.

La signora Rosa racconta le vacanze della bambina che era.

Parlando della natura, prolunga il momento di plenitudine: in questo spazio, la signora Rosa è tornata la piccola Rosa, la Rosa spensierata che assaggiava il caffè di suo nonno, all’ombra delle ortensie.

Per qualche ore, la malattia si è allontanata…

La scena si svolge presso la Maison Médicale Jeanne Garnier di Parigi, una struttura che accoglie numerosi pazienti in fase terminale.

Il personale racconta di come i pazienti traggano grande beneficio dal contatto con le piante del giardino e… da quindi l’idea di trasformare un giardino ordinario (e un po’ vetusto), in un straordinario giardino terapeutico.

Perché straordinario?

Perché i pazienti potranno circolare a piedi, in carrozzina o addirittura in barella.

Un giardino amichevole, aperto alla creatività, alla fuga e al risveglio dei sensi, dove tutti potranno contemplare i colori, odorare la diversità degli profumi, accarezzare la vegetazione e gustare il sapore dei frutti.

Noi siamo ben consapevoli del valore terapeutico delle piante, come questa storia racconta.
Ecco perché ti abbiamo parlato di questo bellissimo progetto, affinché le piante possano continuare a dispensarci le loro cure e a restituirci la gioia di vivere. Fino alla fine!

Sarebbe bello che questa iniziativa si diffondesse: ce lo auguriamo.

[ Il nome della signora è stato cambiato. Se vuoi saperne di più, questo è il link al progetto: http://www.jeanne-garnier.org/jeanne-garnier/faire-un-don/ ]

2017-10-30T17:22:14+00:00

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