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Ippoterapia: il cavallo all’ascolto dell’anima

20 febbraio 2017

La parola è d’argento, ma il silenzio è d’oro: ecco un’adagio che ben si addice ai cavalli.

Senza una parola, questi terapeuti a quattro zampe sussurrano all’orecchio di chi voglia ascoltare il proprio inconscio, e ci obbligano ad essere in sintonia con le nostre emozioni.

Senofonte l’aveva detto a suo tempo: « Il cavallo è un buon maestro. Non solo per il corpo, ma anche per la mente e per il cuore ». Duemilacinquecento anni dopo, la proliferazione di strutture equestri per un pubblico con disabilità o disagi, dimostrano che il filosofo e storico greco nato nel V secolo aC aveva ragione.
Miglioramento del senso di equilibrio e della coordinazione motoria, rinforzamento muscolare, consapevolezza del proprio corpo, controllo dei riflessi, autostima… L’elenco dei benefici dell’ippoterapia (o equiterapia) è lungo: il cavallo, animale nobile, grande, potente, mitico, leggendario, è anche morbido, caldo, vivo. La relazione che stabiliamo con esso è più sensuale che intellettuale: esiste attraverso il tatto, le sensazioni, il movimento.
Questo è importante: non serve il linguaggio umano per comunicare con l’animale, e il cavallo non è mai giudicante: niente nei suoi occhi e nel suo atteggiamento suggerisce rifiuto, disgusto, incomprensione. Accetta chiunque, a condizione che lo si rispetti nella sua realtà di cavallo.

Un animale tra il visibile e l’invisibile

I miti e le leggende greche, romane, nordiche, orientali, considerano questo mammifero come un messaggero tra il mondo degli spiriti e quello degli uomini: un animale potente, con un sesto senso. A differenza dei gatti, cui si attribuiscono anche doni di percezione extrasensoriale, i cavalli erano visti come coloro che conducevano il cavaliere dal mondo visibile al mondo invisibile, e lo guidavano verso forme di conoscenza perdute, come ricorda Linda Kohanov ne Il Tao del cavallo, un best-seller negli Stati Uniti. L’autrice spiega come questo erbivoro consenta di superare le proprie difficoltà,sfide o sconfitte trasformandole in opportunità di crescita: lontana dagli approcci intellettuali, Linda Kohanov si basa sulla sperimentazione personale:

Ogni volta che sono stata in presenza di cavalli, mi sono sentita in contatto con la parte di me che sentivo come la più antica, la più misteriosa.
Mi ricordano costantemente che tutto ciò che è considerato femminile – le emozioni piuttosto che l’intelletto, l’intuizione piuttosto che la ragione, la preda piuttosto che il predatore, la relazione piuttosto che il territorio, la cooperazione piuttosto che la concorrenza, il processo piuttosto che il fine, la compassione piuttosto che il giudizio – aiuta a costruire la mia forza più grande.
Con il tempo, questi saggi quadrupedi mi hanno condotta ad una realtà non verbale così remota dai sentieri conosciuti che le mie credenze fondamentali sulla natura della realtà sono state rimesse in discussione.

Ora, dato che sappiamo che oltre il 90% dei messaggi inviati dall’uomo esula all’influenza della parola, si capisce come il verbo sia spesso inutile, se non addirittura controproducente.
Quanti di noi infatti negano i propri sentimenti nascondendosi dietro una sicurezza di facciata? Mani sudate, sguardi sfuggenti, gesti che tradiscono emozioni nascoste. A differenza degli uomini, i cavalli non si lasciano ingannare neppure da un provetto dissimulatore: traducendo solo il linguaggio del corpo, questi animali obbligano il loro interlocutore ad essere in sintonia con se stesso e a riconoscere le emozioni. Altrimenti il rapporto è impossibile.

Con lui non si può barare

Un individuo che comunica, consapevolmente o meno, il linguaggio di un’emozione per nasconderne un’altra viene immediatamente percepito come “pericoloso” dal cavallo, per se stesso e per agli altri.
Il cavallo restituisce così un feedback immediato: è impossibile mentirgli. E a meno che non si desideri continuare ad ingannare se stessi, ci aiuta a far cadere la maschera sociale, e a conoscerci davvero per ciò che siamo. Per lui non esiste un ieri o un domani: conta solo il momento presente, e la sua sensibilità ci costringe a ri-centrarci costantemente. E come il cavaliere cambia atteggiamento, il cavallo si adatta immediatamente: non ha aspettative, e non porta rancore.

Jean-Philippe Fradet, terapeuta gestalt, racconta di una giovane dirigente di 34 anni che si era rivolta a lui per un problema di autorità: Sophie gestiva molto bene la sua squadra, ma era costantemente “invasa” dai colleghi con i quali condivideva la sede aziendale. Le era difficile farsi rispettare dalle persone che non dirigeva lei stessa. Il terapeuta racconta come, il giorno del corso, la giovane donna abbia “indossato” la sua maschera da businesswoman, convinta di imporsi all’animale. La giumenta che le era stata assegnata però, non si fece ingannare: Sophie si immaginava molto dominante, ma in realtà era l’esatto contrario. I suoi movimenti erano così disordinati e sconnessi che Lotta, la giumenta, invase il suo spazio, riproducendo esattamente ciò che la giovane donna viveva sul piano professionale. Quando Sophie si rese conto di non trasmettere affatto l’immagine di una donna sicura di se come pensava, ne fu ferita e si arrabbiò molto, per comprendere infine che il suo problema veniva dal fatto che non osava far ricorso alla sua aggressività, perché l’associava erroneamente ad una forma di violenza. Senza dire una parola, Lotta le dimostrò che doveva usare il suo potere per farsi rispettare e, quando vi riuscì, la giumenta ne riconobbe l’autorità.

Un essere vivente dotato di “clairsentience

Ma il potere dei cavalli va ben oltre l’aiutarci a riconoscere le nostre emozioni o concentrarci sul momento presente. Nel Il Tao del cavallo Linda Kohanov spiega che i suoi amici gli hanno insegnato a connettersi alla sua capacità di clairsentience: termine per il quale non esiste una traduzione in italiano. Opposta alla più nota chiaroveggenza, che si riferisce alla vista psichica,  clairsentience significa “sapere con il corpo”: quando diciamo “so che è giusto”, o registriamo nel corpo impressioni che sembrano avere un significato, stiamo usando la claisentience. Si definisce come la capacità di sentire ciò che l’altro sente come se stesse accadendo a noi stessi, e non è una “dote” straordinaria, ma piuttosto un dono ancestrale represso dal controllo “sociale” cui siamo tutti sottoposti. Gli equini consentono di sviluppare l’intuizione. La maggior parte delle persone sono troppo nel… “mentale”: trascorrere del tempo con i cavalli aiuta ad equilibrare i due emisferi cerebrali, il destro e il sinistro, per essere meno nell’analisi e più nell’emotivo e nell’intuizione, e quindi in una piena consapevolezza. I cavalli ci insegnano a comunicare senza parlare, a usare meno la parte razionale: i cavalli così ci aiutano a decifrare l’inconscio.

La terapia può essere molto rapida

Tornando alla giovane in carriera, l’equi-coach racconta come le “coccole” della giumenta abbiano risolto un’emozione che Sophie aveva represso per molti anni: “Quando avevo due anni, mia madre è partita per lavoro per più di tre mesi. Durante questo periodo, molte, troppe persone diverse si sono occupate di me al punto che, quando mia madre finalmente tornò, non la riconobbi: pensai fosse ancora un’altra tata. La guardai e le dissi: “Ciao Signora”. Scioccata, mi disse, “ma io sono tua madre!” Non ho mai ripensato a quel fatto, all’incontro gelido invece di un abbraccio, finchè la giumenta non è venuta a consolarmi. Questa storia mi è tornata in mente: non era la donna che il cavallo confortava, ma la bambina in carenza affettiva.”
L’equi-coach, grazie ai suoi colleghi a quattro zampe, può davvero aiutare chi ha difficoltà a progredire nel suo percorso o inciampa in ostacoli non identificati. Grazie al loro accesso diretto all’inconscio, i cavalli ci consentono di progredire molto più velocemente rispetto alla terapia convenzionale: di solito, il failover si verifica dopo il 4° incontro, o anche prima se il problema è recente.

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