Sebbene spesso si tratti di un disturbo benigno, l’influenza rimane comunque una fonte di preoccupazione.
Ricordiamo le spaventose pandemie dell’influenza spagnola o dell’H1N1; ogni anno oltre cinque milioni di persone in Italia ne vengono colpite. Generalmente costringe a qualche giorno di riposo, ma può degenerare in casi ben più gravi.
Come evitare l’influenza? La natura ha consigli preziosi
Stanchezza improvvisa, mal di testa, tosse secca e sudorazioni notturne: sono questi i sintomi che, tre giorni dopo una serata tra amici hanno colpito Vanessa.
Pur avendo notato che alcuni dei presenti mostrassero i segni di un bel raffreddore, non si era fatta scrupoli nell'assaggiare il cocktail della sua migliore amica, che non faceva che starnutire.
La febbre, arrivata questa mattina appena sveglia, l’ha trovata tremante e dolente. Troppo debole per uscire, ha avvisato l'ufficio della sua assenza: con voce ovattata le hanno risposto che non era l’unica, che era un'ecatombe... Non ci sono dubbi: l'influenza è arrivata.
Il sistema respiratorio sotto attacco
La differenza sostanziale fra una semplice infezione virale e l’influenza risiede nella rapidità con cui quest’ultima si manifesta. La febbre si alza quasi all’istante, accompagnata da dolori diffusi e difficoltà a muoversi.
Nel caso, per esempio, di una rinite virale, i sintomi tendono a essere più lievi: mal di gola, naso che cola, febbre moderata.
Con l’influenza il periodo di incubazione dura in media due giorni e la sintomatologia di norma si risolve entro tre, massimo sette giorni.
Nelle zone tropicali può manifestarsi durante tutto l’anno, mentre nelle regioni dal clima temperato, come l’Italia, si presenta soprattutto in autunno inoltrato e durante l’inverno.
Se i disturbi persistono, è bene rivolgersi a un medico, soprattutto quando la febbre è alta e difficile da gestire, o se compaiono affanno a riposo o dolore al petto. Non va infatti sottovalutato il fatto che l’influenza può evolvere in patologie gravi o risultare fatale per chi appartiene a categorie più vulnerabili. Secondo l’INSERM, ogni anno a livello mondiale le epidemie influenzali provocano fra 3 e 5 milioni di casi seri e tra 250.000 e 500.000 decessi.
I soggetti più a rischio? Fra i gruppi maggiormente esposti vi sono:
- le donne in gravidanza;
- i bambini sotto i cinque anni;
- gli anziani;
- i malati cronici, come immunodepressi o affetti da problemi cardiaci, renali e polmonari;
- gli operatori sanitari.
Le tipologie di virus influenzali
I virus dell’influenza si dividono in tre tipologie, distinte ulteriormente in sottotipi a seconda delle due glicoproteine presenti sulla membrana esterna: le emoagglutinine (H) e le neuraminidasi (N). Per esempio, il famigerato virus H1N1.
- Tipo A: è il più insidioso. È responsabile dell’influenza spagnola del 1918, che causò oltre 20 milioni di morti, e della pandemia del 2009 con il virus H1N1. Anche l’influenza aviaria rientra in questa categoria, capace di colpire vari volatili (selvatici, domestici o da allevamento) e trasmettersi, attraverso mutazioni, agli esseri umani a contatto stretto con gli uccelli infetti.
- Tipo B: provoca epidemie più circoscritte e generalmente meno gravi rispetto al tipo A.
- Tipo C: è un'influenza che può essere confusa con un banale raffreddore e che viene raramente diagnosticata.
Come avviene il contagio?
Quando si tossisce, minuscole goccioline di saliva e muco si depositano su maniglie, giocattoli e superfici frequenti al contatto. Questi oggetti quotidiani si trasformano in veri e propri veicoli di infezione.
È chiaro quanto gli ambienti chiusi favoriscano la trasmissione del virus.
Talvolta, con il movimento dell’aria, le goccioline raggiungono direttamente le mucose delle persone vicine, che siano interlocutori o passanti.
Basta soffiarsi il naso, uno starnuto, una stretta di mano, un abbraccio e il gioco è fatto.
Da dove viene l'influenza?
Si ritiene che l’influenza abbia avuto origine migliaia di anni fa fra gli uccelli. Fu in Asia che si addomesticarono gli uccelli, in particolare le anatre, importanti serbatoi di virus influenzali, ed è lì che sarebbe comparsa l'influenza “versione umana”.
Ancora più dannosa, l'attività industriale moderna sembra essere all'origine di tutte le pandemie mortali che hanno segnato la storia.
È così che l’allevamento intensivo di suini (considerati un tramite frequente tra uccelli e uomo) e di pollame in spazi ristretti, ha favorito l'emergere e la moltiplicazione di ceppi mutanti spesso estremamente pericolosi.
Ricordiamo il ruolo centrale degli allevamenti suini nell'influenza spagnola del 1918 e nell'influenza asiatica del 1957. Nel 1997, l’influenza H5N1 era senza dubbio di origine aviaria, con (fortunatamente) limitata trasmissione uomo-uomo.
La circolazione dell’influenza nel mondo è infine amplificata dai viaggi internazionali, di piacere o lavoro, che in tempi rapidissimi portano il virus da un continente all’altro, diffondendolo in luoghi pubblici come mezzi di trasporto o comunità affollate.
Prevenzione e cure convenzionali
La prima misura consigliata dai ricercatori consiste nell'adottare una rigorosa igiene, soprattutto durante le epidemie, ovvero:
- lavarsi spesso le mani con acqua e sapone o una soluzione idroalcolica;
- tossire e starnutire in fazzoletti usa e getta o nell'incavo del braccio;
- indossare mascherine chirurgiche;
- arieggiare regolarmente gli ambienti;
- restare a casa quando si è malati;
- disinfettare superfici e oggetti comuni;
- sottoporsi alla vaccinazione stagionale.
Le terapie standard dell'influenza sono prevalentemente sintomatiche, focalizzate sul riposo e sull’assunzione di farmaci per febbre, dolore, tosse e affaticamento.
In alcuni casi, specie nei soggetti non vaccinati e a rischio, il medico può prescrivere antivirali sintetici come Tamiflu® (oseltamivir) allo scopo di rallentare la replicazione virale. Questi farmaci, tuttavia, possono presentare effetti collaterali rilevanti e la loro efficacia è spesso limitata, soprattutto perché i virus dell'influenza tendono ormai a sviluppare resistenze.
«Il microbo non è nulla, è il terreno che conta» : questa frase, attribuita a Louis Pasteur poco prima di morire, ci invita a focalizzarci non solo sull'agente patogeno ma soprattutto sull’organismo che ospita l’infezione, mentre molte terapie tradizionali si concentrano sul virus, trascurando la “qualità” del terreno individuale.
Nella loro saggezza, fitoterapia e rimedi naturali suggeriscono di mettere l’essere umano al centro del sistema di cura.
Se le difese immunitarie sono forti, le probabilità di ammalarsi si riducono drasticamente.
La prevenzione diventa così una barriera personale contro qualsiasi epidemia: l’influenza offre un esempio perfetto da questo punto di vista.
Come rinforzare le difese immunitarie due-tre mesi prima dell'arrivo dell'influenza
Sorprende che, al di là del vaccino, la medicina abbia storicamente concentrato gli sforzi sulla cura anziché sulla prevenzione, nonostante numerosi studi evidenzino come una carenza di vitamina D riduca la risposta immunitaria, aumentando la vulnerabilità alle infezioni e, considerando i livelli generalmente bassi di vitamina D3 nel sangue degli italiani, si impone una seria riflessione sulle strategie adottate per proteggersi dalle epidemie.
Allo stesso modo, integratori di vitamina C e probiotici si sono mostrati efficaci nel diminuire il rischio infettivo se assunti prima dell’arrivo della stagione influenzale.
Quindi, per prevenire:
- vitamina D3: chiedo al mio medico di prescrivermi un dosaggio della vitamina con integrazione se necessario, poiché gli studi suggeriscono che un livello ottimale si aggira intorno ai 50-80 ng/ml;
- vitamina C: assumo un integratore di 500 mg/giorno di vitamina C naturale;
- e assumo probiotici in un ciclo di cura di 3 mesi.
Altro? Sì, c'è dell'altro.
L'echinacea
Molto diffusa nelle Americhe, l’echinacea è ampiamente riconosciuta nel mondo fitoterapico per le sue proprietà antivirali e il supporto che offre al sistema immunitario.
I principi attivi, come polisaccaridi e isobutilammidi, modulano l’attività dei linfociti T. Assumerla con anticipo rispetto alla stagione fredda contribuisce ad aumentare il numero dei globuli bianchi e ne migliora la capacità di neutralizzare virus.
Consigliato l’uso di estratto secco standardizzato o tintura madre, da prendere mattina e sera per dieci giorni al mese, per almeno due o tre mesi alla fine dell’autunno o all’inizio dell’inverno.
Va evitata però in caso di patologie autoimmuni.
L'astragalo cinese
Delle oltre duemila specie di astragalo esistenti, quella più utilizzata a scopo preventivo è l’Astragalus membranaceus. Il rizoma, caratteristicamente marrone, racchiude un mix di sostanze benefiche: polisaccaridi, flavonoidi come la calicosina, saponine triterpenoidi (astragalosidi), aminoacidi e tracce di minerali.
Questa pianta stimola la produzione di anticorpi nella mucosa nasale (IgA, IgG), particolarmente importanti per chi è soggetto a raffreddori ricorrenti. L’assunzione può avvenire in polvere, tisana o capsule, prolungata per settimane o mesi prima della stagione fredda.
Sconsigliato a chi assume immunosoppressori o, come per l'echinacea, soffre di malattie autoimmuni.
La propoli
La propoli non è una pianta ma una sostanza prodotta dalle api, ricca di principi attivi di origine vegetale raccolti durante l’impollinazione. Studi cinesi hanno identificato ben 25 flavonoidi diversi (luteolina, apigenina, crisina, kaempferolo, quercetina…), che esplicano un’azione preventiva contro l’influenza. Agiscono infatti come inibitori naturali delle neuraminidasi, enzimi chiave del virus influenzale, conferendo un’efficacia anche nelle fasi conclamate dell’infezione.
Gli esperti consigliano di scegliere prodotti biologici controllati, preferibilmente freschi e raccolti su griglia, evitando quelli provenienti dalla Cina. L’estratto puro di propoli si consuma in dosi da 200 a 400 mg al giorno, per un periodo di tre mesi prima dell’arrivo dell’epidemia.
Influenza in corso: non è mai troppo tardi
Il sambuco
Pianta medicinale di grande tradizione, il sambuco sta vivendo una nuova popolarità sia in cucina, sia tra i rimedi naturali apprezzati da naturopati e fitoterapeuti. Le bacche, ricche di polifenoli, vantano importanti proprietà antivirali che aiutano a controllare i sintomi influenzali.
È un prezioso alleato da mettere in campo al primo manifestarsi del malanno.
L’Organizzazione Mondiale della Sanità ne riconosce l’uso tradizionale per «per combattere la febbre, alleviare i sintomi del raffreddore e come espettorante nelle infezioni bronchiali minori».
Inoltre i suoi estratti di fiori sono noti per le loro proprietà febbrifughe.
In commercio esistono sciroppi di bacche di sambuco già pronti, mentre l'infuso di fiori va assunto in ragione di tre tazze al giorno in caso di infezione virale conclamata.
L'echinacea (ancora)
Riconfermata anche come trattamento, l’echinacea si è dimostrata molto efficace contro l’influenza stessa.
Uno studio del 2015, randomizzato e in doppio cieco, ha messo a confronto un estratto da bere caldo (Echinaforce Hotdrink) con il farmaco antivirale oseltamivir.
Risultato: la pianta agisce con efficacia paragonabile a quella del farmaco, riducendo al contempo il rischio di complicazioni.
I fitoterapeuti esperti ricordano che un estratto di echinacea degno di questo nome deve pizzicare la lingua e stimolare la salivazione quando lo si
tiene in bocca e raccomandano un cucchiaino da caffè di EPS (estratto fitostandardizzato) ogni due ore nei primi due giorni di malattia, per poi scendere a tre volte al giorno fino alla scomparsa dei sintomi.
L'effetto barriera dell'aromaterapia
Spesso sottovalutati, gli oli essenziali rappresentano un vero e proprio arsenale difensivo, soprattutto all’inizio di un’epidemia influenzale.
Tra i più efficaci, il tea tree e il ravintsara, diffusi nell’aria tramite un diffusore non riscaldato, permettono di igienizzare interi ambienti, contribuendo a frenare la trasmissione virale. Non a caso, si ritrovano anche in alcuni spray igienizzanti pronti all’uso.
Anche il temuto virus H1N1, noto per la sua aggressività, viene in pochi minuti neutralizzato da questi oli essenziali.
In farmacia, gel e lozioni idroalcoliche contenenti gli stessi oli essenziali offrono un’alternativa più ecologica rispetto ai tradizionali biocidi sintetici, spesso contaminanti per le acque reflue. Ideali quindi per sanificare mani e superfici di contatto senza rinunciare al rispetto ambientale.
L’efficacia e la tollerabilità degli oli essenziali di tea tree e ravintsara li hanno consacrati come due strumenti insostituibili, quasi come dei coltellini svizzeri, da impiegare fin dai primi segnali di infezione virale. I monoterpenoli presenti nel tea tree e l’ossido terpenico, noto come eucaliptolo, contenuto nel ravintsara, esercitano un potente effetto antivirale, anche contro i temibili virus di tipo A.
Bastano poche gocce, applicate più volte al giorno, direttamente su alcuni punti strategici del corpo — polsi, arco plantare, sterno, angoli della mascella, giugulare — da usare in forma concentrata o diluite in olio vegetale per le pelli più delicate. Anche un’ultima goccia sciolta in mezzo bicchiere d’acqua tiepida per gargarismi, da poi inghiottire, rafforza le difese e accelera la guarigione influenzale, spesso in meno di 48 ore.
Quattro gesti che fanno la differenza
- Idratarsi con costanza, per compensare la febbre e rendere più fluido il muco.
- Mangiare in modo leggero, evitando che l’organismo sprechi energie nella digestione.
- Consumare due spicchi d’aglio crudo al giorno e sorseggiare tè verde biologico: entrambi possiedono proprietà virucide naturali.
- Integrare zinco (fino a 4 mg per tre giorni) e vitamina C (almeno 1-2 grammi al giorno) per ridurre intensità e durata dell’infezione.
Hai l'influenza?
La sfida più grande sta nel riconoscere l’influenza, i cui sintomi — febbre, tosse, dolori muscolari — possono facilmente confondersi con quelli di un raffreddore intenso o del COVID-19. Ecco perché è fondamentale sottoporsi a un test rapido e affidabile, disponibile in farmacia, dal medico o in laboratorio.
Il problema dell'influenza è che i suoi sintomi (febbre, tosse, dolori muscolari...) sono spesso simili a quelli di un forte raffreddore o del COVID, e a prima vista è facile confonderli. Da qui l'importanza di effettuare un test semplice e veloce in farmacia, dal medico o in laboratorio.
A cosa serve il test?
- Serve a confermare la presenza dell’influenza non appena compaiono i primi sintomi, un passo cruciale soprattutto all’inizio del disturbo
- Permette inoltre di distinguere tra virus di tipo A e B, informazioni preziose per il monitoraggio dell’epidemia e la scelta della terapia più adatta.
- Orientare correttamente la gestione del paziente, soprattutto nelle persone a rischio, diventa così più semplice, grazie alla possibilità di individuare rapidamente se si tratta di influenza, raffreddore, bronchite o COVID-19 — molti test combinati permettono quest’ultima distinzione..
- Infine, questi esami costituiscono uno strumento indispensabile per sorvegliare le epidemie sia a livello ospedaliero che nella comunità.
Domande frequenti sul test per l'influenza
Che cos'è il test per l'influenza?
Si tratta di un esame specifico volto a rilevare il virus influenzale di tipo A o B, eseguito tramite tampone nasale o faringeo, utilizzando test rapidi o metodi più sofisticati come la RT-PCR.
Come si esegue?
Un tampone viene introdotto nel naso o nella gola; il test rapido offre risposta immediata, direttamente sul posto, mentre la RT-PCR richiede l’analisi in laboratorio.
Perché fare un test per l'influenza?
Per confermare i sintomi, avviare tempestivamente la cura, distinguere da altre malattie e proteggere i soggetti più vulnerabili.
Quanto è affidabile?
I test rapidi sono veloci ma meno sensibili; la RT-PCR, più precisa, è consigliata in caso di dubbi diagnostici.
Cosa succede se il test è positivo?
L’influenza viene confermata e si procede a trattare i sintomi; nelle persone a rischio, può essere indicata una terapia antivirale.
E se il test è negativo?
Non esclude completamente l’infezione influenzale; in alcuni casi, è utile ripetere il test o approfondire con ulteriori esami per altri virus, incluso il COVID-19.
Quando eseguirlo?
Nei primi due giorni dall’insorgenza dei sintomi, momenti in cui il risultato risulta più attendibile e l’intervento terapeutico più efficace.
Il test per l'influenza rileva anche il COVID-19?
I test standard per l’influenza non includono il virus SARS-CoV-2, ma esistono test combinati che consentono di individuare contemporaneamente influenza A/B e COVID-19.
In quanto tempo si ottiene il risultato?
Il test rapido dà l’esito in 15–30 minuti, mentre la RT-PCR può richiedere da poche ore fino a un giorno intero.
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