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L’incredibile destino dell’Artemisia: Ambrosia e Assenzio

22 febbraio 2016

Legate per migliaia di anni a rituali religiosi, alla magia e ampiamente utilizzate in medicina, queste piante hanno perso oggi i loro strani poteri ma conservano le preziose qualità curative.

È la pianta magica per eccellenza, nota già ai tempi dei faraoni più di quattromila anni fa: l’artemisia era associata al culto di Iside, dea della fertilità, ed era anche efficace per mettere in fuga i serpenti.
Conosciute in molte parti del mondo, l’artemisia, l’assenzio e l’ambrosia fanno parte della grande famiglia delle artemisie (circa 300 specie), genere delle Asteraceae.
Queste artemisie hanno caratteristiche comuni: l’amarezza delle foglie e la natura oleosa dei semi, e per millenni si sono viste attribuire  innumerevoli doni.

Le artemisia non erano impiegate solo nella medicina tradizionale per la preparazione di rimedi, ma erano usate per i riti di culto e le pratiche magiche.

Efficaci contro il dolore, i demoni e il malocchio

È soprattutto l’associazione delle artemisie (come dei loro cugini assenzi) con il culto di Artemide che le rese note in Europa, dove ebbero appunto  il ​​nome di artemisia. Come Iside, la dea Artemide era protettrice delle donne, della verginità e (secondo autori greci e romani) l’artemisia era ampiamente utilizzata come “rimedio specifico per le malattie delle donne“.
Il ruolo delle artemisie era ben lungi dall’essere limitato alle cure mediche: gli astrologi greci avevano assegnato loro la protezione del segno dello Scorpione e del pianeta Ares (Marte), simboli di guerra, di violenza e di eccessi.
Prescritte in medicina fin da Ippocrate, le artemisie hanno avuto molto a lungo il vento in poppa.
Otto secoli dopo, negli scritti di Pseudo-Apuleio, erano ancora considerate “buone per il dolore ai piedi, per il dolore nella vescica, stranguria, febbre, mal di stomaco, tremori nervosi …”.
Plinio nella sua monumentale Storia naturale affermava che, a condizione di essere raccolta prima dell’alba, “chi la indossa non ha nulla da temere da sostanze nocive o da qualsiasi bestia o anche dal sole”.
Poteri magici confermati da Apuleio nel II secolo: “Se durante il cammino si porta indosso l’artemisia, non si sente la fatica del viaggio, scaccia i demoni nascosti e neutralizza il malocchio degli uomini“.

Quando la religione cristiana prese il sopravvento, le artemisie non vennero abbandonate, anzi: l’artemisia comune (Artemisia vulgaris) divenne la pianta consacrata a San Giovanni Battista. La leggenda narra che il santo quando era nel deserto portasse una cintura di artemisia per proteggersi dai demoni e, nonostante i divieti della Chiesa, nella notte di San Giovanni corone di artemisia (raccolta prima dell’alba) erano gettate nel fuoco per scongiurare qualsiasi malattia per tutto l’anno successivo.
E  bouquets di artemisia erano spesso appesi nelle case, per proteggerle e scacciare le epidemie.

Una cugina da eliminare

Altro membro della famiglia delle Asteraceae e vicina alle artemisie (come suggerisce il nome) è l’Ambrosia con foglie di Artemisia (Ambrosia artemisiifolia L.), riconoscibile tra l’altro per il rovescio liscio e non lanuginoso delle sue foglie.
Ecco: questa pianta non è medicinale, anzi.
Il suo polline, che si diffonde ampiamente in estate, è altamente allergenico, causa di disturbi quali asma, congiuntivite, orticaria, ecc., a volte anche gravi.
A differenza dell’artemisia benefica, l’ambrosia è da evitare e distruggere.

L’amica del perfetto escursionista

Le antiche credenze in merito alla magia dell’artemisia si ritrovano fino al XIII secolo, quando il filosofo e teologo Alberto Magno scrive: “Quando vogliamo intraprendere un viaggio facilmente e senza fatica, si porterà in mano l’erba chiamata artemisia, e se ne farà una cintura mentre si cammina; poi che si cuocia quest’erba e che ci se ne lavi i piedi; e non ci stancheremo mai”. E aggiunge: “Chi avrà cura di avere quest’erba sempre con se, non tema affatto gli spiriti maligni o il veleno, né l’acqua né il fuoco, e nulla lo può danneggiare”.

La fiducia nei poteri magici delle artemisie piano piano è svanita, e sono state vittime della pessima reputazione che si guadagnò l’assenzio (dalle molteplici proprietà spesso assimilate a quelle dell’artemisia)  dalla fine del XIX secolo, per i danni causati dal liquore di assenzio che poteva condurre fino alla follia o alla morte (tanto che gli era valso il soprannome di “assassino”).

Se oggi non riconosciamo più poteri magici alle artemisie (anche se alcune credenze continuano ad attribuirle poteri di purificazione e di aiuto alla chiaroveggenza) queste piante mantengono molti usi in medicina, a volte anche ambivalenti, un po’ come la loro “madrina” Artemide, figura femminile protettiva ma anche bellicosa guerriera.

Le proprietà terapeutiche delle Artemisia

Le artemisie contengono principi attivi sia nelle loro parti esterne (foglie e fiori) che nell’olio essenziale contenuto nei loro steli.
Sono utilizzate sia per via interna (tisane, capsule, polveri) che esterna per frizioni, spesso a base del loro olio essenziale.
Uno degli usi principali ereditato dall’antichità e che continua ancora oggi riguarda i disturbi femminili: emmenagoghe, le artemisie alleviano molti di questi disturbi, per tenendo conto che possono essere abortive.
Sempre per via interna poi trattano i dolori gastrici e viscerali, stimolano la secrezione del succo gastrico e hanno proprietà vermifughe (sempre con moderazione, visto che dosi eccessive possono essere tossiche).

Altri usi poi ricordano le vecchie credenze, come i pediluvi a basi di infusione, che dovrebbe togliere la fatica (ricordando la promessa di Alberto Magno) e anche se oggi appendere mazzi di artemisia nelle abitazioninon serve più per scacciare i demoni, certo, mette in fuga gli insetti.
Accanto alle applicazioni che se ne fanno in Europa, le “erbe di fuoco” (altro nome delle artemisie) sono molto usate nella medicina tradizionale asiatica nell’antica pratica della moxibustione, ormai ben conosciuta anche in Europa, che avviene con piccoli coni o bastoncini di artemisia secca, i moxa, riscaldati e applicati su specifici punti di agopuntura. Le proprietà toniche e stimolanti dell’artemisia sono tenute a rafforzare l’azione degli aghi, e i moxa scaldano senza bruciare.

L’Artemisia Annua si è rivelata efficace (a titolo curativo e non preventivo) contro forme gravi di malaria, soprattutto contro il Plasmodium falciparum, che in molti luoghi è diventato resistente ai farmaci convenzionali:  un’alternativa semplice alla portata delle popolazioni sottoposte a questo flagello. Buoni risultati si ottengono con le cure in forma di tisane da utilizzare al momento delle febbri: bollire 1 litro di acqua e aggiungere 10 g di foglie essiccate,  bere nel corso della giornata. Si raccomanda di bere 1 litro al giorno di questa infusione per 5 giorni.

L’Artemisia dracunculus (estragone) in olio essenziale è un buon stimolante digestivo, aperitivo, antidolorifico e antispasmodico neuromuscolare. In applicazione locale, diluirne 3 gocce in 1 cucchiaino di olio vegetale e massaggiare la zona interessata.

Per quanto riguarda poi l’uso dell’Artemisia Annua come cura anticancro, vi riportiamo interamente un articolo pubblicato dall’Istituto Nazionale di Tumori di Milano, che potete leggere qui: Artemisia Annua come cura anticancro: il punto di vista dell’Istituto.

Milano, 13 febbraio 2015. Alcuni siti Internet stanno diffondendo la notizia che l’Artemisia Annua può essere utilizzata efficacemente nella cura contro il cancro. Stiamo parlando di una piccola pianta erbacea appartenente alla famiglia delle Asteraceae, originaria della provincia di Hunan in Cina. Com’è noto, la Rete contiene una grande mole di informazioni mediche, non sempre affidabili sia dal punto di vista della correttezza clinico-scientifica sia da quello dell’indipendenza delle fonti. Gli articoli online sull’Artemisia Annua hanno suscitato in molti pazienti oncologici nuove speranze di guarigione, tanto che alcuni di loro si sono rivolti ai medici dell’Istituto per avere informazioni aggiornate sulle proprietà terapeutiche di questa erba, frettolosamente e incautamente presentata come “magica”. Facciamo un po’ di chiarezza su questo argomento.

In merito all’utilizzo dell’Artemisia Annua come farmaco antitumorale, si può dire con certezza che, in esperimenti in vitro, uno dei suoi principi attivi, l’artemisinina e i suoi derivati, hanno dimostrato un effetto tossico sulle cellule tumorali e che questa classe di farmaci è utilizzata come trattamento della malaria con un profilo di tossicità estremamente favorevole. Alcuni ricercatori dell’Istituto Nazionale dei Tumori sono direttamente coinvolti nella valutazione di un altro principio attivo dell’Artemisia Annua, la diidroartemisinina, e del suo ruolo antineoplastico valutato per ora sempre su modelli preclinici: i risultati sono convincenti ed è in corso di preparazione una pubblicazione scientifica.

In merito all’uso clinico i dati disponibili in letteratura sono limitati a un solo studio cinese in pazienti affetti da tumore del polmone “non a piccole cellule” che ha confrontato l’utilizzo di chemioterapia (cisplatino e vinorelbina) in combinazione o meno con artesunato (un derivato semisintetico dell’artemisinina) e qualche “case report” con diversi preparati e vari dosaggi, in combinazione con differenti trattamenti chemioterapici in neoplasie con varia eziologia. Lo studio cinese, purtroppo, non ha dimostrato che l’aggiunta di artesunato modifichi la durata della sopravvivenza dei malati e i “case report” sono molto difficili da interpretare e hanno scarso valore per la generalizzazione di una cura. In pratica, a oggi non esistono studi clinici che possano darci informazioni di quello che l’Artemisia Annua e i suoi derivati producono nell’uomo, sia come tossicità sia come efficacia antineoplastica.

In sintesi, per informare correttamente i cittadini e i pazienti, al momento attuale possiamo dire che:

  1. i modelli preclinici ci fanno considerare artemisinina una molecola promettente in patologie selezionate;
  2. l’emivita di questi farmaci (ovvero la “sopravvivenza” del principio attivo all’interno dell’organismo) è molto breve, al punto che come farmaco antimalarico è necessario somministrarlo in combinazione a un altro trattamento perché sia effettivamente efficace;
  3. la dose utile come farmaco antineoplastico nei modelli in vitro è molto superiore a quella utilizzata nei preparati antimalarici;
  4. i diversi preparati di Artemisia Annua hanno diverse emivite e diversi profili di distribuzione e tossicità; non sappiamo quale sia la vera percentuale del principio attivo presente nelle differenti formulazioni di Artemisia Annua disponibili online o nelle erboristerie;
  5. non esistono studi clinici validi che dimostrino l’efficacia e la sicurezza di questi preparati nell’essere umano.

Detto in parole semplici, non conosciamo ancora che tipo di prodotto scegliere, quale dose abbia una risposta antitumorale nell’uomo e con quali effetti collaterali, dunque siamo ancora lontani dal poter affermare con certezza che l’artemisinina e i suoi derivati siano utilizzabili con sicurezza nell’uomo e veramente utili nel trattamento dei tumori.
Queste sono le ragioni per cui nessun medico oncologo e ricercatore può consigliare una dose, un preparato specifico e una schedula di somministrazione dell’Artemisia Annua che possa essere, su solide basi scientifiche, efficace e sicuro. Inoltre, le interazioni con alcuni farmaci biologici o chemioterapici non sono completamente note quindi si sconsiglia vivamente, ai pazienti che fossero in trattamento con terapie standard, l’assunzione di parafarmaci o prodotti erboristici a base di Artemisia Annua senza informare i medici curanti. Esistono invece molte opzioni di cura nell’ambito di sperimentazioni cliniche già in corso presso l’Istituto Nazionale dei Tumori con farmaci promettenti, ma anche in questi casi bisogna essere coscienti che il concetto di sperimentazione, se da una parte rappresenta una speranza, dall’altra implica un’incertezza e non una sicurezza.

La Direzione Scientifica

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