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Il vero balsamo (quasi) sacro di Gerusalemme

Era il 1719, e nella farmacia dei francescani gerosolimitani nel centro storico Gerusalemme, il monaco Antonio da Cuna ideava un balsamo che farà parlare di lui per secoli.

Negli ultimi anni la storia delle scienze e in particolare della medicina ha suscitato una crescente attenzione: lo dimostra anche una recente e bellissima mostra tenutasi a Gerusalemme, intitolata “Jerusalem: A Medical Diagnosis”. E non a caso, in questa esposizione, veniva riservato uno spazio importante al ruolo svolto dalla Infermeria dei Francescani di Gerusalemme.

È nel 2005 che i ricercatori israeliani dell’Università di Gerusalemme, lavorando sulla chimica delle piante medicinali, decidono di scoprire che cosa si nasconda nei registri della farmacia del convento di San Salvatore, una delle più belle del mondo cristiano e tra le più antiche della città. E in un grimorio trovano una formula a base di quattro ingredienti – mirra, incenso (Boswellia), aloe (Aloe vera) e lentisco (pistacchio) – che attira la loro attenzione. Si tratta proprio del medicamento chiamato balsamo di Gerusalemme, ampiamente noto e utilizzato da più di due secoli, impiegato come una panacea contro varie malattie tanto in Medio Oriente quanto in Europa e dalla fama inalterata sino alla fine del XIX secolo.

Stupore tra gli scienziati

Incuriositi, i ricercatori decidono di replicare la formula secondo quella precisa preparazione e studiarla secondo i moderni metodi di indagine scientifica. Fanno così diversi esperimenti per verificare ognuna delle sue presunte proprietà: antinfiammatoriaantimicrobica (prendendo un antisettico come elemento di paragone: la clorexidina) e antiossidante.

Verdetto: il padre Antonio da Cuna aveva concepito dannatamente bene la sua formula!

Tutti i test dimostrano infatti un effetto positivo del balsamo Gerusalemme, e i risultati scientifici vengono pubblicati dalla rivista «Journal of Ethnopharmacology» (101 (2005) 16-26).
Il balsamo di Gerusalemme può essere utile ed efficace in tanti piccoli problemi della pelle (quando si ricerca un’azione emolliente, antisettica, idratante) come ad esempio in caso di ustioni superficiali, punture d’insetto, micosi interdigitali o labiali, infiammazioni delle gengive, labbra secche, ma anche come coadiuvante per dolori muscolari e articolari.

La mirra e l’incenso: due sostanze che sfiorano il sacro

Utilizzate dai greci e dagli arabi, la mirra e l’incenso sono conosciute e amate anche dagli ebrei: impiegate per imbalsamare i corpi, per profumare l’arca sacra, offerte in dono dai Magi, ritroviamo la mirra anche nel Cantico dei Cantici celebrata da re Salomone.

La mirra è una gommoresina che scorre in gocce gialle oleose dalla corteccia di alcune piante Burseracee (Commiphora myrrha, diffusa in Somalia, Etiopia, Sudan, penisola arabica), che al contatto con l’aria si rapprende in forma di grani tondeggianti. Sin dai tempi antichi è usata per le sue proprietà conservanti, antinfiammatorie e antisettiche.

Incenso è il nome genericamente attribuito alle oleoresine, secrete da diverse piante delle regioni meridionali della penisola arabica e dell’Africa orientale, la più importante delle quali è la Boswellia sacra. Una volta raccolte e cristallizzate, sono in grado di liberare nell’aria un forte e penetrante profumo al momento della loro combustione e, di tutte le fragranze, l’incenso è certo quella dal passato più prestigioso.

I benefici e le proprietà terapeutiche dell’incenso sono molte:

  • è un antinfiammatorio naturale (gli acidi boswellici – appartenenti alla varietà Papyrifera – bloccano un enzima responsabile della sintesi della prostaglandina E2, sostanza che si occupa delle infiammazioni);
  • è espettorante e balsamico, possiede ottime proprietà antimicrobiche e agisce sulle vie respiratorie;
  • possiede proprietà astringenti e antiemorragiche;
  • vanta un’azione benefica nei confronti dell’epidermide, agendo come antisettico ed è particolarmente utile per contrastare l’invecchiamento.

Nell’antichità la mirra e l’incenso erano considerati più preziosi dell’oro, e la via dell’incenso ha fatto la fortuna di molti regni arabi: la mirra e l’incenso furono oggetto per secoli di un fiorente commercio, con carovane che trasportavano questi preziosi prodotti fino al Mediterraneo.

Tracce di una ricca città perduta sulla via dell’incenso, l’Atlantide delle sabbie (chiamata anche Ubar), furono ritrovati dalla NASA nel 1980.
(Ubar “dalle colonne alte” era ed è la più favolosa tra le città dell’antica Arabia preislamica, ricordata dal Corano (col nome di Iram) per la sua grandiosità e la superbia dei suoi abitanti e per questo, come Sodoma e Gomorra, fu distrutta da Dio e venne sepolta dalle sabbie, così che divenne l’Atlantide del deserto.)

2016-01-21T09:08:07+00:00

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