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Il medico del futuro

30 marzo 2017

« Il medico del futuro non darà farmaci. Formerà i suoi pazienti a prendersi cura del proprio corpo, insegnerà loro la corretta alimentazione, le cause e la prevenzione delle malattie. »

Thomas A. Edison, inventore del fonografo nel 1903

Mai (forse) predizione si sarà rivelata più infondata.

Certo, il signor Edison non poteva saperlo ma, quando fece questa dichiarazione iniziava il secolo del trionfo del farmaco e la riduzione in schiavitù della medicina da parte  dell’industria farmaceutica.
Facendone una sorta di caricatura, si potrebbe dire che il complesso medico-industriale trasformò gli studenti di medicina in automi programmati per imparare a memoria liste di malattie e farmaci corrispondenti, così da poter introdurre attraverso tutti i fori (bocca, naso, occhi, orecchie e non parliamo delle supposte…) pillole, capsule, compresse, sciroppi, gocce…; iniettare per via endovenosa i prodotti più diversi o anche con sonde gastriche o urinarie se necessario.

Mai l’uomo ha assorbito nel suo povero corpo tanti farmaci come nel XX secolo!

E qualsiasi visita medica, ancora oggi, si conclude con una bella prescrizione. E sono i pazienti a volerlo! Ai loro occhi un buon medico è quello che “segna” molti farmaci: guai a chi cerca di resistere e si rifiuta di prescrivere test, esami e medicine anche se sono inutili o pericolosi. I pazienti fuggiranno.

Dottor Google

Ma tutto questo sta cambiando grazie a Google.
Con i nuovi “dispositivi collegati” che hai in tasca o al polso (non si possono più chiamare “telefono cellulare” o “smartphone”: è riduttivo) tutti i tuoi dati biologici potranno presto essere trasmessi a giganteschi computer che centralizzeranno le informazioni di milioni, miliardi di esseri umani.

Diventerà possibile, seguendo la tua temperatura, la tua pressione arteriosa, la tua glicemia, il tuo battito cardiaco, il flusso elettrico nei tuoi nervi e le onde nel tuo cervello, analizzando il tuo DNA e, monitorando la proliferazione anomala di un virus, di un battere o di cellule tumorali, rilevare le malattie allo stadio più precoce.
Potrai beneficiare così di un protocollo di trattamento personalizzato ancor prima di essere consapevole di essere malato!

Forse presto avremo anche droni che ci porteranno direttamente i farmaci, prescritti automaticamente a seguito di una diagnosi dei nostri dati biologici teletrasmessi dal nostro iPhone e analizzati in tempo reale da un software! Forse lo stesso drone ci farà anche la puntura nel didietro! 😉

Tutti monitorati a distanza da medici-robots.

« Ogni uomo sano è un paziente che si ignora », secondo il dire del buon dottor Knock.

[“Knock, ovvero il trionfo della medicina” è la più conosciuta opera teatrale di Jules Romains, scritta nel 1923.  In Italia fu adattata per la televisione nel 1966, con Alberto Lionello.]

Presto sarà realizzato il sogno di un mondo in cui noi tutti, malati e benportanti, saremo seguiti a distanza da medici-robots che controlleranno la nostra salute come oggi accade solo ai pazienti ricoverati in terapia intensiva. I diabetici, i malati di cancro, i ciechi, i sordi, i malati cardiaci e i maniaci presto non dovranno più preoccuparsi: il Dottor Google si prenderà cura di tutti!

Un progresso favoloso

Scherzi a parte, è chiaro che la conoscenza del corpo umano farà molti progressi grazie a questi nuovi sistemi, e questa è davvero un’ottima cosa.
Accumulando dati su come vivono, mangiano, si muovono miliardi di esseri umani per decenni, e confrontandoli alle malattie che sviluppano, la ricerca inevitabilmente farà scoperte utili per tutti.
Del resto possiamo già godere dello spettacolare progresso della robotica con gli organi artificiali, cuore, retina, che avranno presto le stesse prestazioni dell’originale. Già agli amputati e alle persone disabili possono essere impiantati arti artificiali controllati dalla mente e che hanno il senso del tatto! [vedi ad esempio La Stampa Salute]

Siamo minacciati?

E nonostante tutti questi nuovi e favolosi eventi, le persone sono sempre più propense a farsi prendere dal panico.
Bill Gates stesso, fondatore di Microsoft, Elon Musk, fondatore di PayPal e delle auto Tesla, così come altri esperti di nuove tecnologie fanno le previsioni più oscure: per loro questi progressi dell’informatica e della robotica rappresentano il pericolo più grande che abbia mai minacciato l’umanità.
Vero è che nascono già idee un po’ curiose in alcuni… dottor Frankenstein, come il medico italiano che ha affermato di essere presto in grado di greffare una nuova testa e, dichiarava, entro il 2017: quindi ci siamo! [vedi SNI]

Ma le previsioni più allarmanti sono quelle del signor Bill Gates: pensa che verrà un giorno in cui i robots (che diventeranno più intelligenti dell’uomo) non avranno più bisogno di noi, e ci renderanno schiavi o verremo eliminati. Come nel film Matrix.

L’essere umano annientato

Beh, noi abbiamo una grande considerazione per tutti questi imprenditori che hanno creato Microsoft, Google, Facebook, Twitter e le auto Tesla, ma dobbiamo comunque ricordare una cosa: essere multimiliardari a 30 anni non rende geni o profeti. La maggior parte di loro sono stati  (in gran parte) molto fortunati. Ma poco importa.
È vero che le immagini dei nuovi robots che circolano su Internet sono impressionanti. Se non ne hai mai viste, ti consigliamo in particolare il video di Spot, questo robot a quattro zampe che sembra davvero correre come un cane: può passeggiare da solo nella foresta, superare gli ostacoli, etc. Adesso che questa macchina esiste, non c’è alcun dubbio che ne saranno fatte di più grandi, più potenti, più rapide, con più di autonomia.

Inevitabilmente poi a qualcuno verrà l’idea (se non l’ha già avuta) di fissarvi sopra delle armi e inviare Spot per dei bei massacri nelle zone di guerra, di cui certo adesso non siamo sprovvisti. E chi potrà fermarli, in branchi di 1.000, 10.000, 100.000 …?

E poi c’è Baxter, il robot sviluppato dalla società Deepmind di proprietà di Google, che è in grado – osservando quello che fai – di imparare a cucinare, montare un mobile Ikea o giocare ai videogiochi… per poi fare come te ma meglio, e più velocemente: cercare su Google per credere.

Ciò che alcuni temono quindi è che i robots, che diventano più intelligenti degli esseri umani, inizino ad inventare da soli nuovi robots e quindi a decidere autonomamente ciò che convenga loro fare. E che se concludessero che l’essere umano è divenuto inutile e perfino dannoso, decidessero di eliminarlo quando non sarebbe più in grado di reagire. Scenario decisamente molto preoccupante.

Noi restiamo fiduciosi

Perché?
Affinché ciò accadesse le macchine dovrebbero non solo avere un’intelligenza superiore, ma cambiare proprio la loro natura: macchine programmate per “fare qualcosa” dovrebbero iniziare a “provare qualcosa”, ad avere propri sentimenti, passioni, ambizioni… di potere, di denaro, di sesso o di purezza, di giustizia o di vendetta. Insomma: il desiderio di cambiare il mondo, di imporre la propria volontà sugli altri.

Possiamo immaginarlo?
Sì, certo: si può immaginare, visto che un essere così esiste ed è l’essere umano. Si può immaginare che un nuovo essere creato, superiore all’uomo, possa ridurre questo in schiavitù o addirittura distruggerlo, come del resto l’uomo ha fatto e continua a fare con altre specie animali e vegetali.

Ma dalla fantasia alla realtà, il passo è enorme.

Non possiamo dichiarare oggi che non potrà mai accadere, dal momento che il futuro è imprevedibile e che tutte le invenzioni che oggi esistono erano inimmaginabili anche solo dieci anni fa. Ma non è per ciò che esiste oggi e che non poteva essere immaginato ieri che tutto ciò che si può immaginare oggi necessariamente esisterà un giorno. E poi, certi che l’intelligenza dell’essere umano sia grande, non siamo comunque sicuri che l’uomo possa creare una macchina che funzioni meglio di se stesso, con un corpo più perfetto, un cervello più perfetto.
Il professore inglese Stephen Hawking, considerato uno dei più brillanti scienziati viventi, è stato molto “mediatizzato” quando ha dichiarato in un’intervista alla BBC « Credo che lo sviluppo di un’intelligenza artificiale completa potrebbe porre fine alla razza umana ». Tutti hanno ritenuto che credesse a questa ipotesi ma, se si legge bene la sua frase, dice il contrario: parla infatti di un’intelligenza artificiale “completa“, sottolinea quindi che la razza umana dovrebbe sentirsi minacciata solo se le macchine acquisissero tutti gli attributi del cervello umano, fino alle emozioni. E non c’è assolutamente alcuna ragione per pensare che questo un giorno sarà possibile.

Sul fronte medico, invece, l’analisi delle immagini, dei dati biologici, delle interazioni farmacologiche e alcune operazioni saranno presto affidate ai robots. Ma questo “trasferimento di competenze” avrà luogo solo se il nuovo sistema sarà più sicuro ed efficiente e quindi, come pazienti, avremo tutto da guadagnare: dovremmo essere più impazienti che preoccupati!

L’essere un umano presto inutile?

Anche il timore che i robots diventeranno così potenti che gli esseri umani saranno presto inutili sembra esagerato.
E, guardiamoci intorno: le persone sono così impegnate che ormai è diventato difficile (spesso impossibile) anche solo pianificare una serata o un weekend “lungo” di relax. Non ti capita mai, quando inviti degli amici, di doverli avvertire settimane prima, di sentirti dire “adesso proprio non posso” perché “sono troppo occupato”, che se ne riparla la prossima volta che ci vediamo o, meglio, sentiamoci al telefono o, ancora meglio, via Skype…. un messaggio?
Non hai mai la sensazione di vivere in un mondo dove le persone non sanno più dove sbattere la testa? Capita anche a te? Tra lavoro, tragitti, supermercati, pulizie, bricolage, shopping,  vacanze e… “tempo libero”, sembra che le persone non abbiano più un momento per se stesse e per gli altri. Anche se tutti ormai abbiamo la macchina, l’aspirapolvere, il robot Moulinex (che avrebbe “liberato le donne”) e…  chi più ne ha, più ne metta.

Noi aspettiamo con grande impazienza che i nostri amici abbiano un robot personale per aiutarli a far fronte a tutte le loro attività quotidiane: magari avranno finalmente un po’ di tempo per bere qualcosa insieme, fare una passeggiata all’aria aperta, condividere, discutere e… “rifare il mondo”, attività che richiede tempo. 🙂

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