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I benefici della medicina convenzionale

13 dicembre 2016

Oggi parleremo male della medicina naturale e bene della medicina convenzionale.

Beh, non troppo male per quanto riguarda la medicina naturale, ma è necessario mettere alcuni puntini sulle “i”.

E partiamo dal lavoro di Walter Sneader, professore di farmacologia presso l’Università di Strathclyde, Glasgow (Scozia), specialista di sostanze medicinali. Poco noto e poco citato in Italia, ha però al suo attivo un’opera colossale, in cui sono elencate tutte le sostanze naturali e artificiali rigorosamente testati sugli esseri umani: Drug Discovery: A History .

Confrontare oggettivamente prodotti naturali e farmaci chimici

È vero che il suo lavoro è pubblicato solo in inglese, e in un linguaggio decisamente “scientifico”, ma riveste un’importanza capitale: il professor Sneader ha repertoriato tutte le sostanze utilizzate in medicina nel corso dei secoli (e in tutte le civiltà), derivanti:

  • da piante e sostanze attive estratte dalle piante: alcaloidi, non alcaloidi (glicosidi, guaiacolo, podofillotossina, paclitaxel, salicina…), così come tutte le molecole simili e derivate, gli alcool, la cannabis, l’oppio, etc. ;
  • da organismi animali (o dall’essere umano): ormoni sessuali, del surrene, della tiroide, neuro-ormoni, peptidi, prostaglandine, vitamine, il sangue e tutti i prodotti biologici in esso contenuti, anti-metaboliti (purine, pirimidine, nucleosidi, inibitori della proteasi e neuraminidasi);
  • da microrganismi: antibiotici, analoghi degli antibiotici e tutti i prodotti provenienti da lieviti, funghi, batteri;
  • da metalli e minerali: ferro, mercurio, arsenico, antimonio, bismuto, oro, argento, litio, zinco, platino, tutti i sali da essi derivati, sali minerali (potassio, magnesio, calcio, sodio);
  • da nutrienti: acidi grassi, proteine, aminoacidi, zuccheri vari, etc. ;
  • e anche da prodotti chimici: coloranti, sulfamidici, molecole di sintesi di tutti i tipi, inclusi gli anticorpi monoclonali.

Nessuno può certo accusare il professor Walter Sneader di essere “ottuso”, “limitato”, “venduto all’industria farmaceutica”, o di “sapere tutto di droghe chimiche” e “niente di sostanze naturali.”

Il professor Walter Sneader possiede quella rarissima visione di insieme che consente di confrontare oggettivamente l’efficacia di tutti i prodotti per la salute, dal più naturale al più chimico.
E questa visione è indispensabile per  le migliori scelte terapeutiche.

Perché abbiamo creato i farmaci chimici

Ciò che i sostenitori della medicina naturale dimenticano spesso di dire è che gli uomini non hanno avuto scelta quando hanno cercato di creare farmaci «artificiali» ricorrendo alla chimica.
La natura non offriva loro rimedi “chiavi in mano” per curare lebbra, peste, tubercolosi, cancro, sifilide, schizofrenia e molte altre malattie terribili.
Mettiamoci al loro posto: erano inorriditi dal non avere niente di più da offrire ai malati per alleviare le loro sofferenze: mal trattate o non trattate affatto, queste malattie erano così orribili che il medico stesso (senza parlare del malato!) doveva fare prova di eroismo per lavare piaghe purulente, curare ulcere maleodoranti, amputare gambe, braccia, tumori enormi… e con un tasso di fallimento catastrofico.

Rendiamoci conto che fino ad Ambroise Paré (il grande chirurgo francese del Rinascimento), i dottori “curavano” le ferite sul campo di battaglia versandovi sopra olio bollente…
Questa tecnica di cauterizzazione era stata insegnata dalla medicina araba, all’epoca molto autorevole. Il ferito subiva sofferenze innominabili, e il medico stesso (Ambroise Paré lo racconta molto bene) doveva dar prova di grande coraggio per non svenire durante l’operazione…

Niente sarebbe più assurdo, oggi, che rimproverare ai medici dell’epoca l’aver cercato mezzi più efficaci delle tisane e infusi,  e dei preparati “naturali” ma ampiamente inefficaci (e spesso dannosi) che avevano a disposizione.

Aumentare l’efficacia dei prodotti naturali

Se, ad esempio, non usiamo più la corteccia del salice contro la febbre e il mal di testa ma l’acido acetilsalicilico (aspirina) è perché è molto più efficace.
L’acido acetilsalicilico è “chimico”, “artificiale”? Sì, nella misura in cui può essere fabbricato solo dall’industria chimica (Bayer), ma no in quanto all’origine si tratta di una molecola assolutamente naturale, che si trova nella corteccia di salice. Semplicemente è stata purificata, poi è stata modificata chimicamente (con l’aggiunta di un gruppo acetile, vale a dire un gruppo COCH3) per aumentarne l’efficacia come antidolorifico e antinfiammatorio e diluirne gli effetti indesiderati. L’acido acetilsalicilico infatti è meglio tollerato dal nostro organismo.
Se alcune persone preferiscono un prodotto meno efficace, con maggiori effetti collaterali, possono rifiutare l’aspirina e usare la corteccia di salice ma, francamente, non ha molto senso…

Stesso discorso vale per la morfina.
Dalla notte dei tempi gli uomini mangiano o fumano papavero, da cui deriva una pasta bruna chiamata oppio. Ma l’oppio è poco efficace. Quando si è imparato a purificare l’oppio, agli inizi del XIX secolo, se ne è estratto un alcaloide che fu battezzato “morphium”, in onore del dio greco del sonno Morfeo, e poi morfina. È stato allora che abbiamo (finalmente!) avuto a disposizione un antidolorifico davvero potente, per risparmiare sofferenze ai moribondi, alle vittime di gravi incidenti, agli ustionati.
Purificata in laboratorio, la morfina è più efficace e più sicura dell’oppio “naturale”, perché sappiamo esattamente quale dose viene somministrata al paziente, a differenza dell’oppio il cui tenore in morfina è variabile.

E parliamo poi della malaria, che ha travolto l’Europa fino all’inizio del XX secolo.
I gesuiti avevano portato nel XVII secolo la corteccia dell’albero di china dal Sud America per trattare la malaria, ma il rimedio era più che incerto, discusso, vedi respinto (dalla England Medical Academy), perché non si riusciva a determinare con precisione se fosse valido (e lo era, ma non abbastanza, perché apparisse davvero tale ai medici e pazienti). Si è dovuto aspettare di essere in grado di estrarre chimicamente la chinina, un’altro alcaloide, perché il rimedio divenisse davvero efficace: e questo è stato possibile solo alla fine del XVIII secolo.

Produrre grandi quantità di prodotti rari

Un altro contributo del progresso industriale e tecnico è stato quello di produrre grandi quantità di sostanze medicinali troppo rare in natura.

Come il famoso paclitaxel (il taxolo, o tassolo), l’agente anti-cancro estratto dal tasso (l’albero). Per trattare tutti i tumori del mondo con il paclitaxel, dovremmo abbattere foreste e foreste di tasso. Che poi, la varietà che produce il paclitaxel, è una specie molto rara, che si trova intorno all’Oceano Indiano, e ogni albero contiene solo infime quantità di tassolo.
Fortunatamente i ricercatori sono riusciti a riprodurre in laboratorio il paclitaxel, e poter così trattare i pazienti, risparmiando i rari tasso.

Un altro esempio è il cortisone, sostanza straordinaria per regolare l’infiammazione, che si trova solo in piccole quantità nelle ghiandole surrenali dei mammiferi. Quindi è del tutto lodevole e fantastico per l’umanità che i ricercatori siano riusciti a produrre nel 1947 cortisone di sintesi (e… rischiò di non accadere, talmente fu complicato!).

Questo vale anche per la maggior parte degli antibiotici, che sono sostanze fabbricate in piccole quantità dalle muffe. In nessun caso le quantità prodotte naturalmente sarebbe stato sufficienti per curare le persone.
Ricordiamo che il primo uomo trattato con la penicillina morì perché i medici semplicemente non disponevano di penicillina a sufficienza per una persona: furono costretti a raccogliere la sua urina per filtrarla e recuperare la penicillina eliminata per reiniettarla, ma questo non bastò a salvarlo.

Gli industriali che impiantarono le fabbriche necessarie a produrre la penicillina su larga scala e salvare così decine di migliaia di soldati feriti durante la guerra mondiale hanno reso un gran servizio all’umanità: dobbiamo avere il coraggio di dirlo, anche a rischio di essere criticati. La penicillina ha salvato milioni di vite umane.

Non dimentichiamo neanche che la maggior parte degli interventi di grande chirurgia, la chirurgia a cuore aperto, i trapianti, non avrebbero potuto esistere senza antibiotici e cortisone: prodotti essenziali per prevenire le infiammazioni e le conseguenti infezioni fatali.

Per le medicine complementari

Tutto questo non mette in discussione la superiorità degli approcci naturali: corretti stile di vita e alimentazione, la supplementazione nutrizionale con integratori, l’utilizzo delle piante, e questo per tutti i tipi di malattie molto diffuse. Ma, seppur privilegiando questo approccio, non possiamo essere ingenui.

La medicina naturale infatti è spesso complementare della medicina convenzionale. Ed è questo è il motivo per cui (fortunatamente) sempre più medici si informano e prescrivo prodotti naturali che, in linea generale, hanno il vantaggio di avere meno effetti collaterali sul lungo termine rispetto ai prodotti chimici.

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