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Cancro e nutrizione nel paziente adulto: quali integratori alimentari consigliare?

Questo è un articolo scritto dal Dottor Yvan Avramov, che desideriamo condividere con voi.

La lotta contro il cancro deve essere una priorità assoluta: oggi l’oncologia conosce innovazioni terapeutiche reali, e i progressi tecnologici degli ultimi anni sono stati molto importanti.

Ma non si deve mai sottovalutare il ruolo di un’alimentazione sana ed equilibrata nella prevenzione e nel decorso di una patologia oncologica: vediamo quali fattori nutrizionali possono accompagnare una chemioterapia o una radioterapia per aumentarne l’efficacia o per ridurne gli effetti collaterali negativi.

Supplementazione nutrizionale nel cancro: rischi e benefici

Gli integratori alimentari utilizzati in oncologia (con o senza il consenso dell’oncologo) sono spesso micronutrienti, vitamine e minerali essenziali per il funzionamento dell’organismo e piante medicinali.(1)
Un aspetto essenziale riguarda l’uso di nutrienti antiossidanti e, a questo riguardo, si oppongono due diverse teorie.(2)
È stato infatti suggerito che l’uso di tali integratori, unitamente ad interventi sullo stile di vita, potrebbe avere un impatto su alcuni effetti collaterali e sulla qualità della vita durante un trattamento, ed eventualmente potenziare l’effetto di alcuni trattamenti anti-tumorali in particolare limitando alcune reazioni ossidative indispensabili per la sopravvivenza delle cellule.
Tuttavia questi composti possono anche interferire negativamente con certi citotossici, la cui azione passa precisamente attraverso reazioni ossidative a livello del DNA o delle membrane cellulari. Inoltre l’apoptosi (la morte cellulare programmata) delle cellule tumorali dipende in parte dalla presenza di composti reattivi, e la supplementazione potrebbe quindi avere un effetto anti-apoptotico indesiderabile.
Non dimentichiamo poi che alcuni antiossidanti possono, a seconda della dose e del contesto cellulare, comportarsi come dei pro-ossidanti.

Benefici e rischi potenziali di una supplementazione in antiossidanti durante i trattamenti e dopo la remissione del cancro(3)

Molti agenti chemioterapici, come le antracicline (doxorubicina DOX), sali di platino (cisplatino, carboplatino), agenti alchilanti (ciclofosfamide, ifosfamide), antibiotici citotossici (bleomicina, mitomicina-C) agiscono attraverso la produzione di specie reattive dell’ossigeno e l’induzione di apoptosi. Studi preclinici indicano che la somministrazione concomitante di antiossidanti riduce l’efficacia di questi chemioterapici:(4-7)

  • N-acetilcisteina (NAC): la somministrazione in vivo di N-acetilcisteina riduce l’attività antitumorale del paclitaxel.(8)
  • Vitamina E: i dati clinici rimangono contraddittori. Se ha un effetto positivo su alcune complicazioni (che sono state descritte) quali la fibrosi da radiazioni,(9) vedi un potenziamento di alcuni chemioterapici come il fluorouracile,(10)  la supplementazione con α-tocoferolo è stata associata ad un maggior rischio di recidiva e di secondi tumori in uno studio randomizzato comprendente tumori ORL.(11)L’ampio uso di vitamina E in dosi non fisiologiche al fine di migliorare la sicurezza o l’efficacia del trattamento e la prevenzione delle recidive, non può quindi essere raccomandato.
  • Vitamina C: a dosi eccessive la vitamina C ha proprietà pro-ossidanti che causano danni al DNA in modelli preclinici .(10)  Tuttavia, la quantità di vitamina C che può essere immagazzinata dall’organismo resta limitata, e la trasposizione di questi dati al contesto clinico resta aleatoria. Solo due studi clinici sono stati condotti in pazienti affetti da cancro al fine di prevenire le recidive, con risultati inconcludenti. (12) In alcuni casi la vitamina C riduce persino l’efficacia terapeutica del trattamento (come nel caso del bortezomib) su diverse linee cellulari tumorali umane .(13)
  • Carotenoidi: i risultati di studi d’intervento o di coorte in prevenzione primaria evidenziano che la supplementazione con il beta-carotene (da solo o in combinazione con altri antiossidanti) aumenta il rischio di tumori nelle popolazioni esposte a fattori di rischio (tabacco, amianto,  PSA alta).(14-15)
    L’aumento del rischio di cancro legato a supplementazione con beta-carotene ad alte dosi (20-30 mg / die) è pertanto considerato convincente per il cancro del polmone in soggetti esposti a fattori di rischio. Le linee guida dell’American College of Chest Physicians precisano che, in pazienti con antecedenti di cancro al polmone, i supplementi di beta-carotene, vitamina E e retinoidi non sono raccomandati (livello di evidenza 1) in prevenzione secondaria o terziaria.(16)
  • Selenio: il selenio è essenziale alle selenoproteine di cui un esempio è la glutatione perossidasi, che interviene nella degradazione dei radicali liberi. Due test sono stati condotti alla dose di 200 mcg / die in pazienti trattati per cancro: il primo non evidenzia effetti sulla recidiva di tumori della pelle, l’altro evidenzia un effetto protettivo per le recidive del cancro della prostata.(17-18)

L’assunzione di antiossidanti in dosi sovra-fisiologiche durante la chemioterapia o la radioterapia (soprattutto senza il consiglio di un esperto in nutrizione) potrebbero quindi avere un ruolo antagonistico rispetto all’effetto terapeutico antitumorale voluto.

Ma è solo da forti dosi che sono temute le interferenze, non certo dagli apporti fisiologici di una dieta equilibrata: gli effetti di una dieta ricca di frutta e verdura (reputata contenere più antiossidanti naturali di molte diete “occidentali”) sembra infatti conferire vantaggi in termini di recidive e di sopravvivenza(19-20) e migliorare la qualità della vita.(21)

Potenziamento delle terapie convenzionali: quali piante consigliare?(22)

Curcuma, cardo mariano, tè verde, soia e lino sono le piante più conosciute, più utilizzate e più studiate per le loro proprietà antitumorali, e per queste iscritte nella Farmacopea Europea. Queste piante (e specialmente i loro componenti riconosciuti come attivi) sono state oggetto di numerosi studi preclinici che hanno dimostrato le loro proprietà su numerose linee cellulari in vitro e in vivo. Sono state messe in evidenza:

  • proprietà anti-mutagene;
  • la loro capacità ad opporsi alla carcinogenesi chemio indotta;
  • capacità di inibire la proliferazione cellulare, l’angiogenesi, così come il processo di invasione e di metastasi.

Ecco i principi attivi delle tre piante principali e di cui meglio conosciamo le interazioni con i farmaci chemioterapici e che possono agire in sinergia con questi: la curcumina (dalla curcuma), la silimarina (dal cardo mariano) e i polifenoli (del tè verde).

1. La curcumina

La curcumina è un derivato polifenolico che fa parte dei curcuminoidi, gruppo chimico fenolico.
Proviene dalla radice della Curcuma spp. (Zingiberaceae), pianta erbacea della stessa famiglia dello zenzero. La curcumina ha proprietà antiossidanti e antinfiammatorie ampiamente provate.
Studi preclinici in vitro e in vivo hanno dimostrato la capacità della curcumina di potenziare l’effetto dei farmaci citotossici comunemente impiegati nel trattamento del cancro. Anche studi su tessuti irradiati evidenziano effetti favorevoli. In alcuni esperimenti, delle cellule resistenti al trattamento sono state sensibilizzate grazie alla curcumina: una speranza per migliorare i trattamenti divenuti inefficaci su alcuni tumori.

I farmaci la cui attività è aumentata dalla curcumina sono: Gemcitabina, Cisplatino, Docetaxel, Doxorubicina, Mephalan, Vincristina, 5-FU, Paclitaxel, Etoposide, Mitoxantrone, Topotecan, Irinotecan.
I farmaci la cui attività è ridotta dalla curcumina: Ciclofosfamide, Camptotecina, Mecloretamina, Doxurubicine.

I primi risultati clinici sull’uso della curcumina nel trattamento del cancro risalgono al 1987, con lo studio Kuttan & al.(23) Questi lavori riportano un effetto benefico topico della curcumina, usata localmente nel trattamento di tumori del tratto aerodigestivo e di leucoplachia.

Gli studi in vitro e in vivo hanno dimostrato che la curcuma ha un’attività inibitoria sui tumuri animali e umani regolando i percorsi della segnalazione cellulare di trasduzione (NFkB, Akt, MAPK, p53, AR, e ER), attivando così l’apoptosi delle cellule precancerose o cancerose.
Uno degli effetti più evidenti della curcumina è il suo potere citotossico e la sua capacità di indurre l’apoptosi in varie linee cellulari di cancro, facendone un agente antitumorale potenzialmente interessante. A livello cellulare, la curcumina inibisce la proliferazione e arresta il ciclo delle cellule scaturite da diversi tumori, tra cui quelli del colon, della mammella, del rene, della prostata, di melanomi, tumori di origine linfoide, mieloide o epiteliale. (24-30)
Una delle altre spiegazioni per le proprietà anti-cancro della curcumina è la sua capacità di inibire gli enzimi del metabolismo della fase I tipo citocromo P450 (CYP) e indurre gli enzimi della fase II tipo glutatione S-transferasi (GST) o epossido idrolasi. Queste azioni riflettono gli effetti protettivi della curcumina contro vari mutageni chimici e tossici .(25-31)
La curcuma ha anche un’azione inibitoria della neoangiogenesi, necessaria all’invasione e alla proliferazione. La curcuma ha un effetto anti-angiogenico inibendo le metalloproteinasi di matrice,(32,33) che degradano la matrice extracellulare e sono coinvolte non solo nei processi fisiologici (come ad esempio la cicatrizzazione) ma anche nel processo di invasione tumorale. Inibisce (34) in particolare il VEGFR (vascular endothelial growth factor receptor).
Infine, recenti studi hanno anche dimostrato che la curcumina può ridurre il fenomeno della resistenza multipla o multi-resistenza ai farmaci (MDR), una della cause frequenti di fallimento della chemioterapia in pazienti affetti da cancro. Questa azione deriva da una diminuzione dell’efflusso cellulare di farmaci antitumorali attraverso l’inibizione del trasporto MRP1 (multidrug resistance protein 1) o per i P-gp (P-glicoproteine).(35,36)
Bava(37) ha dimostrato che per i tumori refrattari al taxolo, l’aggiunta di curcuma potrebbe dare risultati migliori. Kumar(38) ha dimostrato che la curcuma migliora gli effetti della radioterapia e impedisce lo sviluppo di radio-resistenza studiando topi sarcomatosi, e Patel(39) che la combinazione FOLFOX-curcuma era più efficace del solo FOLFOX.
Anche se (nonostante tutti gli studi sperimentali,) non ci sono studi clinici sul trattamento del cancro con la curcuma, questa ha un posto speciale nella prevenzione e l’accompagnamento del cancro: la serie di studi sperimentali fatti ha consentito di dimostra che la curcumina inibisce il cancro in tutte le fasi del suo sviluppo.

2. Il cardo mariano e la silimarina

Studiato principalmente per le sue proprietà epatotrope e soprattutto epatoprotettive vis à vis degli xenobiotici, la silimarina può potenziare l’attività di Doxorubicina, Paclitaxel, Cisplatino, Carboplatino.(22)
Inoltre alcuni studi preclinici in vitro e in vivo suggeriscono che la silimarina può limitare i danni epatici e renali indotti da alcuni farmaci antitumorali quali Cisplatino(40) e Doxorubicina.(41)
Questi risultati sono favorevoli all’associazione della silimarina a questi trattamenti convenzionali per minimizzarne la tossicità e massimizzare il loro effetto.

3. I polifenoli del tè verde (epigallocatechina-3-gallato o EGCG)

Hanno dimostrato il loro potenziale interesse in combinazione con vari farmaci antitumorali e la radioterapia, aumentano l’attività in particolare di Doxurubicine, Tamoxifene, Cisplatino, Paclitaxel, Gemcitabina, 5-FU, Mitomicina C, Erlotinib, Bortezomib.
L’EGCG e le altre catechine del tè verde agiscono inibendo il rilascio del fattore di necrosi tumorale (TNF-α), ma anche per l’inibizione della telomerasi.
Il tè verde è molto efficace anche nella prevenzione del cancro e in tutte le fasi del suo sviluppo (proliferazione, apoptosi), ma anche per integrare il trattamento convenzionale, che ottimizza.(42) Uno studio su modelli animali ha dimostrato che il tè verde in combinazione con un trattamento standard per il cancro al seno (Tamoxifene) è stato più efficace del trattamento in solo.(43)

Ridurre la tossicità della chemioterapia

Lo abbiamo visto, la curcumina e la silimarina consentono di proteggere l’organismo da alcuni effetti tossici della chemioterapia. Anche la possibilità di ridurre la tossicità della chemioterapia sotto l’effetto di vari antiossidanti è stata studiata: più riviste sistematiche recenti hanno recensito gli studi randomizzati pubblicati sull’argomento:(44-48)

  • Glutatione: alcuni test mostrano una riduzione della neurotossicità sotto l’effetto del glutatione.
  • Melatonina: la sua integrazione consentirebbe una riduzione di mielotossicità, della perdita di peso e d’astenia (livello 2).

Tuttavia, per le vitamine A, E e soluzioni multivitaminiche e minerali, gli studi sono sottodimensionati e non si può affermare nessuna riduzione della tossicità (livello 2).

Glutammina: un alleato da ricordare

Anche se è uno degli aminoacidi liberi  più abbondanti nel corpo umano, la glutammina deve essere integrata durante il trattamento del cancro, come lo spiega G. Nitenberg dell’istituto Gustave Roussy (Villejuif) (49):

La glutammina è attivamente consumata dalle cellule tumorali. Alti livelli di glutaminase, enzima iniziale del metabolismo della glutammina, sono stati rilevati nei tumori a sviluppo rapido, associata ad una correlazione negativa forte tra l’attività glutaminasica e i tempi di raddoppiamento cellulare. Questa “trappola per glutammina”, così come le anomalie metaboliche legate ai mediatori tumorali, causano grave disregolazione dell’omeostasi della glutammina. Il risultato finale è una deplezione di glutammina, con le sue conseguenze negative sull’immunità antinfettiva e quindi sulla tolleranza ai trattamenti antineoplastici.
La supplementazione in glutammina può contrastare questi effetti negativi senza causare un effetto di stimolo tumorale.

 

Inoltre la glutammina ha un ruolo significativo nel prevenire la tossicità della chemioterapia e della radioterapia: previene le stomatiti nei pazienti in chemio e riduce la durata dei dolori orofaringei (4 g due volte al giorno dal 1° al 14° giorno di chemioterapia) (50) e dà risultati sull’incidenza di complicanze infettive e digestive.

Tutti gli studi in doppio cieco contro placebo confermano la sicurezza e l’efficacia della glutammina per via orale, in particolare nella regolazione del metabolismo proteico, la funzionalità delle cellule immunitarie e il trofismo intestinale.

Gestione degli effetti collaterali

  • Nausea e vomito indotti da chemioterapia: zenzero (Zingiber officinalis). Lo zenzero ha un’attività antiemetica, dimostrata negli animali e confermata da numerosi studi clinici.(51) I costituenti attivi probabilmente agiscono come antagonisti dei recettori 5-HT3. Per trattare i sintomi della nausea è importante notare che la dose da prendere prima di una chemioterapia è da 0,5 a 2 g di polvere di rizoma (più ci si avvicina ai 2 g più è efficace) e poi da 0,5 a 2 g ogni 4 ore.
  • Dermatite indotta da radioterapia (in particolare al seno): unguento a base di calendula (Calendula officinalis L.). Una crema a base di calendula è stata confrontata con una crema a base di trolamine per il trattamento della dermatite indotta dalla radioterapia in pazienti con cancro al seno, in modo controllato in singolo cieco randomizzato (i pazienti sapevano la natura del trattamento). L’incidenza delle dermatiti acute di grado 2 e 3 era più bassa nel gruppo calendula (41% contro il 63%, p < 0.001). Nel gruppo calendula non sono state osservate interruzioni del trattamento a causa di tossicità cutanea, mentre nel gruppo trolamine 12 pazienti hanno dovuto interrompere le radiazioni con un tempo medio di arresto di dieci giorni. Quattro casi di reazione allergiche sono stati osservati nel gruppo trolamine contro nessuno nel gruppo calendula. Il dolore massimale medio è stato più basso nel gruppo calendula. (52)

Come avrete capito, ho cercato di vederci un po’ più chiaro in un campo molto complicato ed emozionante, cercando di portare all’attenzione i principali elementi nutritivi che hanno dimostrato di sostenere e/o potenziare la chemioterapia o la radioterapia.
Ed ecco una sintesi che potrà essere utile per porre in essere un piano d’azione e di supporto: tutto deve essere fatto per migliorare le terapie complementari, non a casaccio ma su basi serie e da discutere caso per caso con l’oncologo.

Dottor Yvan AVRAMOV

Riassumendo:

  • Curcuma / curcumina
    Per tutta la durata della chemioterapia (salvo se il trattamento è con ciclofosfamide, camptotecina, mecloretamina, doxurubicine): prendere 1-3 g al giorno di curcumina (attenzione: curcumina, non curcuma. Esistono integratori alimentari concentrati in curcumina, come Curcuma Bio).
    Post-chemioterapia e per diversi anni: fare cure di curcuma biologica in capsule o compresse, in una quantità da 1 a 1,5 g / die  (ad esempio 3 cure di 2 mesi in un anno). E fare attenzione a scegliere i prodotti contenenti pepe (o piperina), che aumenta in modo significativo la biodisponibilità della curcumina.
    Non è stata dimostrata tossicità o effetti collaterali anche a dosi di 8 g / die di curcumina!
  • Cardo mariano
    Per tutta la durata della chemioterapia: assumere 2 capsule 2-3 volte al giorno (dosaggio 200 mg). Nessun rischio di tossicità o effetti collaterali.
  • Tè verde organico
    Prendere capsule di tè verde Bio, avendo cura di iniziare con una dose bassa (alcune persone sopportano male il tè verde): ad esempio 1 capsula 2 volte al giorno. Se ben tollerato, aumentare la dose e fare attenzione a rimanere idratati durante tutta la giornata. Oppure preparare un 1 litro di infusione  da bere durante il giorno (e tutti i giorni).
  • Glutammina
    Nel periodo di chemioterapia assumerne almeno 2-4 g due volte al giorno.
  • Melatonina
    Prenderne 2 mg 30 minuti -1 ora prima di coricarsi.
  • Prevenzione nausea e vomito
    Compresse o capsule di zenzero bio: ricordare che la dose da assumere prima della chemioterapia è da 0,5 a 2 g di polvere di rizoma (più ci si avvicina ai 2 g più è efficace) e poi da 0,5 a 2 g ogni 4 ore.
  • Prevenzione della dermatite da radioterapia
    Applicare 1 ora prima e dopo l’esposizione (più volte se necessario) una pomata alla calendula.
  • Esempio di apporto completo di antiossidanti in dosi fisiologiche:(52) il guacamole
    Preparare del guacamole con:

    • 2 avocado maturi,
    • 2 pomodori tritati (o anche salsa di pomodoro),
    • il succo di 1/2 limone,
    • 1/2 cipolla grattugiata,
    • 1 spicchio d’aglio schiacciato,
    • 4 cucchiai da minestra di yogurt bianco,
    • sale e pepe.

    Consumare questo guacamole con verdure tagliate a pezzi/bastoncini: carote, cavolfiore, sedano, finocchio, cetriolo, peperoni.
    Questa ricetta apporta:

    • vitamina C (peperoni, limone, pomodoro),
    • beta-carotene (carote),
    • sulforafano e indolo-3-carbinolo (cavolfiore),
    • quercetina (cipolla),
    • allicina (aglio),
    • licopene (pomodori),
    • selenio e germanio (aglio),
    • fibre, inulina, minerali (verdure).

    Provare ad assumere 3 volte a settimana una buona porzione di guacamole con le verdure.

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