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Borragine, o borrana selvatica

4 maggio 2015

Borago officinalis L.

Famiglia delle Boraginaceae
Parti utilizzate: fiori, foglie e semi (olio)

Pianta persistente, durante l’inverno la borragine è irsuta e anche pungente. Le foglie alla base sono ovoidali lanceolate con bordo ondulato, petiolate, mentre quelle superiori sono molto più piccole, lanceolate e sessili.
I fiori, molto pendenti prima di sbocciare, hanno una corolla blu-azzurra di cinque lobi a stella, a volte un po’ attorcigliata. Le antere nere convergono in un bianco cono sporgente alla base. Il calice è formato da cinque parti verdastre, irsute e lunghe la metà dei petali.
La troviamo lungo i bordi delle strade, coltivazioni, macerie, terreni incolti.

Acclimatata in tutta l’area mediterranea e coltivata intensivamente per i suoi semi ricchi di olio di alta qualità, la borragine è una pianta che si nota per la bellezza dei suoi fiori, descritti da  Paul Fournier come “d’un magnifico blu celeste”.
Come tutte le Boraginaceae è irsuta, cosa che spiegherebbe la probabile origine etimologica del nome che verrebbe dal latino medioevale borago, derivato da “burra”, stoffa grossolana dai lunghi peli. Secondo un’altra versione però borrana deriverebbe dall’arabo “abu araq”, ovvero “padre del sudore”, per le sue proprietà diaforetiche

[Couplan, 2000].
Sebbene sembri sconosciuta nell’antichità, durante il Rinascimento Matthiole la prescriveva in particolare per problemi di cuore, e consiglia il distillato dei suoi fiori per calmare i dolori oculari.
L’impiego di questa pianta è molto simile in Corsica e nel sud della Francia, dove da sempre all’infuso estratto dai suoi fiori vengono riconosciute quattro qualità essenziali: depurativa, emolliente, diuretica e diaforetica.
Era dunque prescritta per  febbri infiammatorie, raffreddori, tossi, bronchiti, polmoniti, varie affezioni cutanee, ritenzione urinaria, reumatismi, etc. Messa nell’acqua bollente per le fumigazioni, curava bronchiti e crisi d’asma.
La borrana può anche essere consumata con altre insalate selvatiche: ha un sapore delicato (tra il cetriolo e l’ostrica…) ed i suoi fiori  apportano un po’ di fantasia e nota di colore.
L’olio di borrana, ampiamente commercializzato in forma di complemento alimentare, è ricco di acido linoleico e gamma-linoleico, dalle benefiche proprietà per la pelle.

Costituenti principali

Il fiore può racchiudere fino al 14% delle sostanzi minerali e contiene una mucillagine neutra, dei derivati flavonici e degli antocianosidi.
Le foglie sono ricche di potassio (470 mg/100 gr) ma apportano anche calcio, fosforo, ferro, sodio, magnesio e vitamine A (4.200 UI/100 gr), B1, B2, PP e C.
Alcaloidi pirrolizidinici sono presenti negli steli e nelle foglie (licosamina, amabilina, durrina, supinidina), nei fiori (tesinina) e nei semi (tesinina, amabilina) [Couplan,2000; Rombi, 1998].
L’olio ha come composizione di acidi grassi insaturi: acido linoleico(30-40%), acido oleico(15-19%) e acido gamma-linoleico (18-25%) [Bruneton, 1993].

Uso della borragine

Infuso di fiori

Un cucchiaio per tazza, tre tazze al giorno.

Estratto fluido

1 grammo, 3 volte al giorno.

Olio

Utilizzare integratori alimentari fitoterapici.

Tintura madre omeopatica

40 gocce, 3 volte al giorno.

Oggi, alla luce della scienza

La letteratura sulla sperimentazione farmacologica di questa pianta è molto limitata.
La medicina popolare riconosce alle sommità fiorite di borrana proprietà diaforetiche, addolcenti e diuretiche. Questo si spiega per l’azione delle mucillagini (effetto antitussivo, espettorante, lassativo), dei sali di potassio e dei derivati flavonici (effetto diuretico).
Tra i sette alcaloidi pirrolizidinici (PA) identificati nelle foglie, nei fiori e nei semi della borragine, la tesinina rappresenta una base satura e probabilmente non tossica, descritta come l’alcaloide maggiore. Con la tesinina, altri 6 PA (amabilina, supinidina, licosamina, intermedina, acetil-licosamina e acetil-intermedina) rappresentano i componenti minori.1 La quantità totale di alcaloidi nella pianta è stata stimata come inferiore allo 0,001%2 , allorché i semi maturi ne producono lo 0,003%.3
Anche se in debole quantità, i PA contenuti nella borrana sono epatotossici e cancerogeni.4 La prudenza raccomanda dunque un uso moderato di questa pianta, con assunzioni puntuali o di breve durata. Questi alcaloidi pirrolizidinici si ritrovano soprattutto nelle Asteraceae (Eupatorieae, Petasites, Tussilago, Senecio) e le Boraginaceae (Viperina, Heliotropium, Myosotis, Cynoglossum, Consoude).
L’olio dei semi di borragine è una buona fonte di acido gamma linolenico (GLA; 18: 3 n-6): ne racchiude in media tra il 18% e il 25% e questo GLA è molto utilizzato in applicazioni nutrizionali, cosmetiche e mediche.5
Una collezione di 45 esemplari (36 specie, 20 generi) della famiglia delle Boraginaceae è stata studiata per la composizione del suo olio.6  Tutti gli esemplari contenevano GLA: la concentrazione più debole (0,7%) è stata ritrovata nella Cerinthe major L. et quella più elevata (24,4%) nella Borago officinalis L. Gli acidi grassi ed i tocoferoli contenuti in questa famiglia potrebbero avere un potenziale valore chemiotassonomico.
GLA e acidi grassi insaturi hanno un ruolo di protezione nei confronti del sistema cardiovascolare e un’azione  ipolipemizzante.7.
Nel campo della dermatologia, l’olio di borragine permetterebbe di combattere la secchezza della pelle e la perdita d’elasticità a prevenzione dell’invecchiamento della pelle, della comparsa delle rughe, etc.
Nelle Boraginaceae è presente anche l’acido stearidonico (SDA, 18:4 n-3).8

Bibliografia

  1. LANGER T. & FRANZ C., 1997
  2. ROEDER E., 1995
  3. DODSON C.D. & STERMITZ F.R., 1986
  4. PETERSON J.E. & CULVENOR C.C.J., 1985
  5. ROEDER E., WIEDENFELD H. E EDGAR J., 2001
  6. VELASCO L. E GOFFMAN F.D, 1999
  7. DUPIN H. E COLL, 1992
  8. HEGNAUER R., 1989

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