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L’artrosi: che cos’è, le cause, i sintomi

Che cos’è l’artrosi?

L’artrosi (chiamata anche osteoartrosi) è una malattia cronica di tipo degenerativo che colpisce le articolazioni (artropatia) e porta alla progressiva perdita delle componenti anatomiche che le formano.

Colpisce il rachide (le vertebre) e le articolazioni degli arti superiori e inferiori, ed è caratterizzata dalla perdita della cartilagine articolare che viene sostituita da nuovo tessuto osseo portando dolore e limitazione nei movimenti.

L’artrosi non è una semplice usura della cartilagine, ma un processo attivo che coinvolge tutta l’articolazione.

Caratteristiche principali

  • Malattia degenerativa, cronica e progressiva.
  • In Italia ne soffrono più di 4 milioni di individui.
  • Colpisce soprattutto le persone anziane.
  • Le articolazioni più frequentemente interessate dall’artrosi sono: la colonna vertebrale, l’anca, il ginocchio, le dita delle mani e dei piedi.

Classificazione

Artrosi primitiva

Insorge senza causa apparente colpendo un’articolazione sana.

Artrosi secondaria

Insorge a seguito di:

  • deformità congenite o acquisite;
  • esiti di traumi;
  • processi infettivi;
  • processi infiammatori (come l’artrite reumatoide);
  • sovraccarico funzionale.
L’OMS (organizzazione mondiale della salute) propone la definizione seguente:

L’artrosi è la risultante di fenomeni meccanici e biologici che modificano l’equilibrio tra sintesi e degradazione della cartilagine e dell’osso sub condrale. Questo squilibrio può essere provocato da fattori multipli: genetici, congenitali, metabolici. biochimici o traumatici.

L’artrosi interessa tutti i tessuti dell’articolazione e si manifesta con delle modifiche morfologiche, biochimiche, molecolari e bio meccaniche della matrice cartilaginea che conducono ad una diminuzione della resistenza meccanica, una fessurazione, un’ulcerazione ed una perdita di cartilagine articolare, una sclerosi dell’osso sub condrale associata alla formazione di osteofiti e di geodi.

L’artrosi si sviluppa in 3 tempi:

1 stadio iniziale, dove la cartilagine è edematosa.
Sembra corrispondere ad un tentativo di riparazione della cartilagine da parte dei condrociti.
C’è un’aumento della produzione di proteoglicani, responsabile di un aumento della retenzione idrica: la cartilagine diventa troppo morbida. In seguito, la sintesi dei proteoglicani diventa di minor qualità (taglia inferiore), e la sintesi di collageno di tipo I (meno resistente del tipo II iniziale) rende la matrice più fragile.
2 stadio intermedio, che si caratterizza con l’apparizione di fessure superficiali.
Il condrocito presenta un’iperattività catabolica (degradazione della matrice), la membrana sinoviale rilascia per intermittenza degli enzimi distruttori e il condrocito presenta una inibizione delle sue capacità anaboliche (regenerazione). Sotto l’effetto dello stress meccanico e delle modifiche del suo ambiente periferico si può differenziare in fibrocondrocito e diventare così inefficace per la rigenerazione della matrice. In totale, il deficit di risposta anabolica (sintesi condrociti), lo squilibrio tra enzimi e i lori inibitori e la morte cellulare, si sommano per contribuire alla degradazione ineluttabile della matrice extra-cellulare. Di più, la scarsa qualità della matrice neo-sintetizzata resiste meno alle pressione cicliche e auto-alimenta la malattia.
3 stadio terminale, dove la distruzione raggiunge gli strati profondi della cartilagine e mette a nudo l’osso sub-condrale.

Atrosi stadio III
Il manifestarsi dell’artrosi è direttamente correlata con l’età: è presente nella maggioranza degli esseri umani a partire dai quarant’anni e nella quasi totalità dei settantenni, con un picco di massima incidenza fra i 75 ed i 79 anni. Prima dei 45 anni è più colpito il sesso maschile, dopo i 45 il sesso femminile.
L’artrosi è di gran lunga la causa più importante di dolore e di invalidità per malattie articolari in Italia e nel mondo.
Artrosi e comfort osteoarticolare

Le cause dell’artrosi

Le cause che provocano l’insorgere dell’artrosi sono ad oggi ignote: si ritiene quindi che la malattia sia multifattoriale, provocata cioè da più cause compresenti.

Lo stato di equilibrio articolare è dato da un carico normale esercitato su una cartilagine normale: tutti i fattori che mutano questo stato possono essere così considerati fattori di rischio.

Lo squilibrio può derivare dall’influenza abnorme dei fattori che agiscono sul carico (sollecitazioni meccaniche, obesità, malformazioni, traumi e microtraumi) o sulla cartilagine (infiammazione, predisposizione genetica, disordini metabolici, invecchiamento) o su entrambi.

I principali fattori di rischio che predispongono allo sviluppo dell’osteoartrosi sono:

  • Età: le modificazioni della cartilagine senile comportano una perdita di elasticità e resistenza alle sollecitazioni e favoriscono l’azione lesiva di altri fattori.
  • Fattori meccanici: di grande importanza per l’equilibrio articolare. Le malformazioni articolari o le cattive posture incidono molto ad esempio nell’artrosi del ginocchio, probabilmente a causa di eccessivo uso, di microtraumi ripetuti e di sublussazioni. Anche le attività professionali e sportive possono essere responsabili nell’insorgenza della malattia: artrosi delle spalle, dei gomiti e delle mani negli addetti ai martelli pneumatici, artrosi dell’anca nelle danzatrici professionali, quella del ginocchio nei piastrellisti e quella lombare negli autisti di autocarri o di autobus. Per gli sportivi, nei calciatori una causa potrebbe essere la frequente rottura dei menischi, mentre l’artrosi delle spalle dei tennisti può spiegarsi con una debolezza di fondo dei legamenti. Si constata anche un’aumentata frequenza dell’artrosi delle mani nei judoisti. Un trauma violento con frattura o anche solo una contusione sulla cartilagine possono generare un’atrosi per via indiretta, per instabilità od incongruenza dei capi articolari.
  • Ereditarietà: alcune malattie ereditarie come l’emocromatosi, la sindrome di Ehlers-Danlos e la sindrome di Marfan compromettono il metabolismo e/o la funzione articolare e possono generare alcuni tipi di artrosi secondaria. L’artrosi delle dita è spesso ereditaria.
  • Obesità e malattie del sistema endocrino: l’obesità è senza alcun dubbio il più rilevante fattore di rischio per lo sviluppo dell’artrosi del ginocchio in entrambi i sessi e aggrava sensibilmente quella dell’anca. Anche alcune alterazioni del sistema endocrino come il diabete mellito e la gotta, indipendentemente dall’obesità, sono state chiamate in causa come possibili fattori di rischio.
  • Infiammazione: il suo ruolo è determinante sia per la capacità di causare artrosi sia per l’influenza che ha sulla sua progressione. Nel primo caso abbiamo le artrosi che derivano dalle artriti (artrite reumatoide), nel secondo caso si tiene conto  delle responsabilità di un processo infiammatorio vero e proprio nelle articolazioni colpite dall’artrosi.

Artrosi: i sintomi

Il dolore

I sintomi dell’artrosi possono insorgere subdolamente: le articolazioni più frequentemente colpite sono le interfalangee distali e prossimali (più raro), le articolazioni del gomito e della caviglia, le ginocchia, le anche e il rachide cervicale e lombare.

Il sintomo principale è certo il dolore, diverso a seconda dell’articolazione colpita, che nell’artrosi ha però sempre alcune caratteristiche:

  • è provocato e amplificato dal movimento;
  • cessa o diminuisce quando l’articolazione è a riposo;
  • è meno importante al mattino, aumenta durante il giorno e la sera arriva al massimo;
  • può impedire di addormentarsi e può provocare risvegli notturni;
  • ricompare ogni volta che l’articolazione colpita è sottoposta ad uno sforzo: il camminare per l’artrosi dell’anca, il salire le scale per il ginocchio, alzare le braccia per la spalla etc.

Nello stadio iniziale appare solo durante il movimento articolare (magari dopo un’immobilità di molte ore, al risveglio mattutino o per movimenti nel sonno) con carattere anche lancinante; in fasi più tardive compare anche a riposo, profondo e male localizzato, favorito anche da cambiamenti meteorologici.

Il manifestarsi di crisi infiammatorie aggrava una condizione di dolore cronica, provocando contrazioni muscolari che si scatenano come difese dal dolore, portando a invalidanti limitazioni dei movimenti.

Il dolore può presentarsi anche alla palpazione dell’articolazione ed al suo movimento passivo, durante il quale può essere percepibile un crepitio, uno scroscio o uno scatto articolare, per l’incongruenza dei capi articolari o per presenza di osteofiti liberi nella cavità articolare.

Disagi funzionali

La limitazione dei movimenti dipende soprattutto dal dolore: le articolazioni sono sensibili e mancano di flessibilità, la facilità e l’ampiezza dei movimenti diminuiscono. Questi cambiamenti rendono la mobilità difficile e diviene più difficile compiere semplici gesti quotidiani come ad esempio aprire un barattolo o salire le scale.

Le articolazioni colpite da artrosi di solito non sono né arrossate né calde: possono essere gonfie quando si presenta un versamento liquido (sinoviale), frequente nel caso del ginocchio.

Più tardi, potranno apparire piccoli noduli o ‘bozzi’ soprattuto alle articolazioni periferiche, a causa degli osteofiti: alla lunga, queste escrescenze ossee provocheranno la deformazione delle articolazioni, visibile in particolare nelle mani e nel ginocchio.

Le lesioni dell’artrosi sono irreversibili: negli stadi tardivi compaiono le deformità e le lussazioni con deviazione delle falangi, del ginocchio (varismo o valgismo), alluce valgo. Nelle articolazioni dell’anca, del ginocchio e del polso si può arrivare alla totale perdita della funzionalità.

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2017-05-11T11:43:40+00:00

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