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Artemisia (Amarella, Assenzio selvatico)

8 luglio 2014

Artemisia vulgaris L.

Famiglia delle Asteraceae (Compositae)
Parti utilizzate: le foglie, le sommità fiorite

Pianta vivace priva di stoloni, con fusto eretto rossiccio, striato,  alto da 50 a 150 cm. Radice legnosa breve ed obliqua.
Il suo colore d’insieme è verde scuro ma le foglie lanceolate sono verdi e glabre sopra, biancastre e tomentose sotto.
I capolini fioriti sono piccoli, larghi 2-3 mm, in ampia pannocchia piramidale fogliosa. I fiori sono tubulosi di colore giallo o rossastro.

Cresce in collina, in luoghi incolti, ai lati di sentieri e tra macerie. Preferisce i terreni ricchi di sostanze azotate.

Artemisia è il nome greco e latino di questa pianta dedicata ad Artemide, una delle tre dee vergini dell’Olimpo e divinità della caccia ma anche delle partorienti. Del resto, Greci e Romani consideravano l’amarella come un rimedio ginecologico (anche se pare poco probabile che l’Artemisia degli antichi Ippocrate, Dioscoride, Plinio, Gallieno sia la stessa specie della nostra armilla vulgaris).

Nella medicina popolare questa pianta ha conservato la sua reputazione di emmenagoga per i disturbi mestruali (riattiva le cessate mestruazioni calmando i dolori) e di antielmintica (lotta contro i vermi parassiti).

Nel 1577 si legge nella “Maison rustique” (La casa di campagna):

Che si faccia un singolare pessario per provocare i mesi alle donne, con foglie di amarella, mirra e fico, il tutto sminuzzato con oli di iris: la radice di amarella polverizzata e bollita nel vino bianco purga così tanto la matrice che ne scaccia i germi cattivi.

L’artemisia ha anche proprietà purificanti: in estremo oriente frecce di legno di artemisia venivano scagliate verso il cielo e i quattro punti cardinali per eliminare le influenze nefaste. E tali proprietà erano sfruttate anche il giorno di San Giovanni, come racconta graziosamente Paul Fournier nel suo libro “Le piante medicinali e velenose in Francia” (1948):

Se ne intrecciavano cinture e corone contro le febbri, credendo che le virtù della pianta giungessero al culmine la notte del solstizio d’estate. Gettate che erano poi  nei falò accessi nella notte di San Giovanni, la pianta ebbe anche i nomi popolari di cintura o corona di San Giovanni e erba di fuoco.

Un detto provenzale traduce perfettamente qual’è l’interesse per questa pianta in fitoterapia:

Se tutte le donne conoscessero le virtù dell’artemisia, ne porterebbero sempre nell’orlo della loro camicia.

Così per il ciclo mestruale era uso bere durante il giorno un litro di infusione preparata con un pugno di foglie di artemisia  in acqua bollente. Questa infusione serviva anche ad attenuare i disturbi della menopausa, come ritenzione idrica, nervosismo, “vampate di calore”…

Associata in parti uguali alla salvia (Salvia officinalis L) e messa a macerare qualche giorno in un litro di vino rosso, un bicchiere a mezzogiorno e una alla sera era efficace contro l’anemia.

Ma, come precisa il medico omeopata ucraino Tatiana Popova1, un eccessivo consumo di artemisia può avere serie conseguenza:

Durante la guerra, nelle famiglie che preparavano borsch di artemisia (minestra a base di cavolo, barbabietole, pomodoro, crema acida e artemisia) si notava una condizione che ricordava i sintomi dell’epilessia infantile, che spariva una volta cessato il consumo della minestra.
Uno dei nomi comuni dell’artemisia in Ucraina è “zaboudki”, dal russo o ucraino “zaboud”, che significa oblio.

In Tunisia l’artemisia campestre (A. campestris L.) è famosa come antidoto contro i veleni (morsi di scorpione e vipera, eczema, bruciature etc.): si usa la polvere delle foglie seccate come medicazione esterna o il decotto per via orale.

Costituenti principali

La droga contiene un olio essenziale (da 0,03 a 0,3) di composizione molto variabile e con più di 100 costituenti, di acidi e alcali sesquiterpeni (psilostacina e psilostacina-C)2, di flavonoidi (sopratutto eterosidi e flavoni)3, cumarine, derivati poliacetilenici, triterpeni (fernenolo), sitosterolo, etc

[Witchl e Anton, 1999 – Rombi, 1998]

A titolo di esempio, l’olio essenziale di Egitto4 è così composto: 66,12% di idrocarboni di cui monoterpeni 38,42% e sesquiterpeni 27,70%. I principali monoterpeni sono l’alfafellandrene (17,30%), il delta 3-carene (4,27%) e il canfene (4,19%) mentre per i sesquiterpeni la trans-isoelemicina (15,14%) e l’e -elemene (8,82%).
I composti ossigenati arrivano al 34,46% dell’olio, con il 15,14% di lyratol.

Uso dell’Artemisia

Tintura

Dalle 5 alle 15 gocce al giorno.

Nebulizzata

Da 0,4 a 0,8 grammi al giorno.

Estratto fluido

1-2 grammi al giorno.

Tintura madre omeopatica

30 gocce 3 volte al giorno.

Nota bene

Ricordiamoci che la famiglia delle artemisie ha cugini celebri:

  • l’assenzio (Artemisia absinthium L.)
  • il genepì (Artemisia glacialis L.)
  • il dragoncello o estragone (Artemisia dracunculus, L.)

e che l’artemisia annuale (Artemisia annua L.) produce un gruppo lattoni sesquiterpeni a uso medico, il più importante l’artemisinina che ha un’attività anti-microbica contro i ceppi clorochino resistenti di Plasmodium falciparum, il parassita della malaria11.

Oggi, alla luce della scienza

L’artemisia è tradizionalmente utilizzata per i cicli mestruali dolorosi e per stimolare l’appetito. Si consiglia per questo di prendere 500 ml di infuso al giorno (10 grammi per litro d’acqua, in infusione  per 15 minuti) oppure l’estratto fluido certo più efficace.

Una forte attività repellente oltre ad effetti antibatterici e antifunghini5 sono attribuiti all’olio essenziale.

L’estratto etanolico è insetticida e molti costituenti dell’olio essenziale sono stati testati per il loro potere repellente contro l’Aedes aegypti, zanzara responsabile delle febbre gialla6.
La terpina4-ol è il più attivo, efficace quanto il dimetil ftalati.

Altre specie di artemisia7 inibiscono la crescita di lieviti patogeni come Candida albicans, Aspergillus flavus, A niger, Trichophyton rubrum etc.

Estratti di foglie di Artemisia vulgaris, testati su cavie di laboratorio, hanno avuto un’azione anti-ipertensiva per ipertensione indotta da iniezione di norepinefrina ma senza effetto emodinamico significativo a livello cardiovascolare in condizioni normali8. In un altro studio9, gli stessi estratti hanno in ogni caso ridotto l’aderenza dei leucociti e la perdita transendoteliale.

Per molti medici tradizionali, l’artemisia volgare è una pianta emmenagoga. E’ stata fatta una ricerca sui flavononi a attività estrogena10 e tra 20 flavononi isolati (i più abbondanti l’eriodictiolo e la luteolina) due, l’eriodictiolo e l’apigenina, hanno sviluppato un’attività estrogenica.

A dosi troppo elevate l’artemisia può provocare gravi intossicazioni e reazioni allergiche in soggetti particolarmente sensibili (il polline contiene glicoproteine dalle proprietà allergiche).

Bibliografia

  1. Popova T., Les Marroniers de Kiev, 148, Ed. Boiron, 1991
  2. Stefanovic M. & coll., Psilostachyn and psilostachyn C from yugoslav Artemisia vulgaris and Ambrosia, Glas, Hem, Drus, Beograd, 37(9-10), 463-468, 1972
  3. Hoffmann B. & Hermann K., Flavonol glycosides of mugwort (A. vulgaris L.), tarragon (A. dracunculus L) and absinth (A. absinthium L)-Unsters. Forsch, 174, 211-215, 1982]
  4. Aboutabl E.A. & coll., Composition of the essential oil of Artemisia vulgarism L. grown in Egypt. Journal of Essential Oil-Bearing Plants, 1(1), 21-27, 1998
  5. Kaul K.V. & coll, Indian J. Pharm, 38, 21, 1976]
  6. Hwang Y.S. & coll., Isolation and identification of mosquito repellents in Artemisia vulgaris. J. Chem ecol,, 11(9), 1297-1306, 1985
  7. Tan R.X. & coll., Mono- and sesquiterpenes and antifungal constituents from Artemisia species, Planta Med, 65, 64-67, 1999
  8. Tigno X.T. & coll., Phytochemical analysis and hemodynamic actions of Artemisia vulgaris L., Climical Hemorheology and Microcirculation, 23(2-4), 159-165, 2000
  9.  Tigno X.T. & coll.,In vivo microvascular actions of Artemisia vulgaris L.in a model of ischemia-reperfusion injuri in the rat intestinal mesentery, Clinical Hemorheology and Microcirculation, 23(2-4), 159-165, 2000
  10. Lee S.J., Estrogenic flavonoids from Artemisia vulgaris L., Journal of Agricultural and Food Chemistry, 45(8), 3325-3329, 1998
  11. Loevinsohon M.E., Lancet, 343, 714, 1994 – Klayman D.L., Science, 228, 1049, 1985

Un commento

  1. Avatar for NatureLab
    Angela 9 luglio 2014 al 1:39 - Rispondi

    Una dea, una pittrice di scuola caravvaggesca, e una pianta dalle virtù tutte al femminile.
    Vi seguo e mi piace il taglio dei vostri post sulle piante: bravi NatureLab!

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