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Aloe arborescens, vera o barbadensis? Tutto sull’aloe

Famiglia: Liliaceae – Parti usate: foglie – Tempo balsamico: primavera

Pianta diffusa nei continenti africano, asiatico, nord e sudamericano, il genere Aloe comprende oltre 600 varietà. Il ceppo originario è africano e il suo habitat è quello dei deserti. La varietà barbadensis prende il nome dalle isole Barbados e raggiunge il metro di altezza. Le foglie carnose e spinose posso arrivare anche a 50 cm, sono di colore verde e piene di un parenchima gelatinoso.

Preparazioni

Succo delle foglie, ottenuto dalla parte centrale (privo di aloina).
Polvere, ottenuta con il succo condensato delle foglie (per incisione degli strati superficiali delle stesse), titolazione 15-30% in derivati idrossiantraceni, di cui l’aloina è il componente principale.

Tradizione e storia

Il nome deriva da alŏe in latino e da alóē in greco. La probabile etimologia ebraica è forse connessa con la radice verbale alef-he-lamed, il cui significato è “splendere”.

Pianta nota ed utilizzata sin dai tempi dei faraoni come purgante drastico, l’aloe compare nel papiro Ebers: nell’antichità trovava impiego anche per le sepolture o le imbalsamazioni, e gli egizi la chiamavano “pianta dell’immortalità”. Noto è il passo del Vangelo di Giovanni in si cui parla di una miscela di mirra e aloe per seppellire il corpo di Gesù.
L’aloe era considerata un pianta di protezione per la sua capacità di preservare i corpi dagli attacchi esterni, e di prosperità per le sue virtù curative.
Si ritrova nella tradizione assiro-babilonese come digestivo. Conosciuta universalmente, l’aloe trova indicazioni in tutte le tradizione, dalle popolazioni maya all’antica Cina.

Discoride e Plinio il Vecchio le attribuiscono numerose indicazioni, fra cui ferite, punture di insetti, dolori allo stomaco e all’intestino, infiammazioni cutanee, scottature, emorroidi, prurito,
Si narra che Aristotele convinse Alessandro a procedere alla conquista di Socotra, isola delle coste africane, per garantirsi un buon approvvigionamento di aloe.
La Scuola Salernitana la utilizzò, oltre che per cicatrizzare le ferite, anche nelle debolezze di stomaco e nella caduta dei capelli.
Paracelso menziona l’aloe per le sue virtù purgative, per le quali va assunta a piccole dosi, e per la sua azione aperitiva.

Dimenticata a lungo, l’aloe tornò ad essere considerata nella seconda metà dell’Ottocento, quando venne identificato nell’aloina il principio lassativo.
Nel 1935 due ricercatori ne ipotizzarono l’utilizzo per ridurre gli effetti delle radiazioni e, alla fine delle anni 50, in Texas si riuscì a stabilizzare il succo della polpa, facilmente ossidabile, e con questo si aprì il capitolo dell’utilizzazione terapeutica del succo di aloe privato dell’aloina, e quindi con effetti diversi da quello lassativo.

Principi attivi e meccanismo d’azione

I glicosidi antrachinoni (barbaloina o aloina e aloe-emodina), i componenti chimici della pianta responsabili dell’effetto lassativo, si trovano nella foglia intera e nel lattice, un essudato amaro di colore giallo che si ottiene dalle cellule della guaina superficiale della foglia, da cui cola spontaneamente quando vi si pratichi un’incisione. Essi, inoltre, sono facilmente separabili dal materiale resinoso perché solubili in acqua. Altri costituenti dell’aloe sono: polisaccaridi (glucomannani, galattosio, xilosio, arabinosio e mannosio acetilato o acemannano); glicoproteine; acidi grassi polinsaturi; vitamine (B1, B2, B6 e acido folico, beta-carotene); sostanze vitamino-simili (colina); minerali (Ca, Na, Mn, Mg, Zn, Cu, Cr); enzimi (serina-carbossipeptidasi, amilasi, catalasi, lipasi, fosfatasi alcalina); aminoacidi (lisina, treonina, valina, metionina, leucoma, isoleucina, fenilalanina). E, infine, salicilati, steroli e saponine.

Glicosidi antrachinonici

I glucosidi antrachinonici, cui appartiene l’aloina, sono stati i primi composti di aloe con un’attività farmacologica riconosciuta:  sono dei catartici.

Polisaccaridi

I polisaccaridi hanno proprietà immunostimolanti. L’acemannano è in grado di aumentare l’attività dei macrofagi, la produzione di citochine, l’attività dei linfociti T e la produzione di interferone.

Glicoproteine

Svolgono un’azione antinfiammatoria grazie alla loro capacità di rompere la bradichinina, il maggiore mediatore dell’infiammazione, con un’azione finale di riduzione dell’edema e di diminuzione del dolore.

Acidi grassi polinsaturi

Tra gli acidi grassi polinsaturi della pianta, quello che contiene un maggior numero di doppi legami è l’acido gamma-linolenico che può favorire la produzione di prostaglandine della serie 1. Le PGH1 sono attive contro le infiammazioni, la allergie, l’aggregazione piastrina e guariscono le ferite. Un’altra modalità d’azione dell’aloe, nei confronti della guarigione delle ferite croniche, potrebbe implicare l’inibizione della sintesi dei trombossani, con blocco della formazione di microtrombi e con il miglioramento del microcircolo locale.

Vitamine e minerali

Le vitamine e i minerali dell’aloe, come lo zinco agiscono sinergicamentge coi polisaccaridi, stimolando i processi riparativi e la rigenerazione dell’epidermide, anche attraverso la formazione di fibroblasti e tessuto connettivo.

Enzimi

La carbossipeptidasi contenuta nella droga inattiva la bradichinina ed è in grado di inibire nel topo l’aumento della permeabilità vascolare, presente nell’infiammazione indotta dall’acido acetico.1

Ricerca farmacologica di base

Azione antinfiammatoria e dermotrofica

L’azione antinfiammatoria del gel di aloe è stata studiata in centinaia di lavori in vivo e in vitro e su modelli animali:2 estratti per uso esterno e iniettabile del gel di aloe hanno dimostrato di poter inibire l’infiammazione acuta, di accelerare la guarigione di ferite e bruciature e di aumentare la resistenza dei tessuti alle ferite e al congelamento. I meccanismi cellulari proposti per spiegare queste attività sono numerosi, ma non necessariamente correlati all’azione clinica. In particolare, è stato dimostrato un aumento della proliferazione di fibroblasti e collagene, anche nel tessuto di granulazione, un incremento della quantità di acido ialuronico e di dermatan-solfati nella matrice, una stimolazione alla crescita di nuovi capillari e una riduzione della produzione di mediatori dell’infiammazione come i trombossani e la bradichinina.3 Quando i trombossani, che sono dei vasocostrittori, vengono ridotti, vi è un miglioramento della circolazione, e quindi un’accelerazione dei tempi di cicatrizzazione. L’aloe agisce a livello dei tessuti offesi, mantenendo il rapporto in prostaglandine, senza collassare il vaso sanguigno danneggiato, esercitando quindi un’attività antitrombotica e tonica sul microcircolo. Risultati sperimentali su ratti e topi evidenziano che l’aloe, somministrata sia oralmente che applicata topicamente, può essere efficace nel trattamento delle ulcere degli arti inferiori nella malattia diabetica.4
Una componente come il mannosio acetilato sembra inibire l’istamina e può essere responsabile della diminuzione del prurito,5 mentre un altro costituente, il glucosio-cromone, sembra ridurre l’infiammazione topica.6

Azione immunostimolante

Studi in vitro e su animali hanno dimostrato un’azione immunostimolante, con aumentata reattività agli antigeni e incremento dell’attività dei macrofagi e delle cellule NK, correlata soprattutto alla presenza di acemannano. Oltre a ciò, il gel da sostanza fresca (ma non i preparati commerciali) ha mostrato una notevole capacità di inibizione della crescita delle cellule tumorali, azione che è stata dimostrata anche per l’acemannano iniettabile che, a sua volta, si è rivelato in grado di ridurre la crescita e di diminuire la mortalità in numerose tipologie di tumore in modelli animali.7
L’azione sui tumori si esplica con un’attività preventiva sulla genotossicità e sullo sviluppo degli stessi, col potenziamento dell’azione antitumorale della melatonina e con un’azione protettiva sulla mutagenesi.

Azione antivirale, antibatterica e antifungina

L’aloe ha dimostrato effetti antivirali e antifungini contro: Pseudomonas aeruginosa, Klebsiella pneumoniae, Serratia marcescens, Citrobacter, Enterobacter cloacae, Streptococcus pyogenes, Staphylococcus aureus, Escherichia coli, Streptococcus faecalis, Candida albicans, Mycobacterium tubercolosi, Trycophyton, Bacillus subtilis.
Il mannosio acetilato (acemannano), in forma iniettabile, è stato usato nel fibrosarcoma dei gatti e nella leucemia felina, che è causata, come l’AIDS, da un retrovirus. Inoltre potenzia l’azione dell’azidotimidina e dell’aciclovir.8

Azione catartica

L’aloina, in piccole dosi, ha un’azione tonica sulla muscolatura liscia dell’intestino. A dosi più elevate, invece, ha una forte azione catartica. La sua attività si estrinseca sull’intestino crasso, dove accresce la secrezione di elettroliti e di acqua dal colon, aumentando la pressione interna e di conseguenza la peristalsi. Attualmente sono molto più usati altri glucosidi antrachinoni come la cascara e la senna, dato che l’aloe può causare contrazioni peristaltiche dolorose.9

Ricerca clinica

Molti degli usi potenziali dell’aloe sono basati su case report e su trial non controllati. In una review sistematica della letteratura mondiale sono stati evidenziati solo 10 trial clinici randomizzati (TCR) sul gel di aloe, di cui 6 randomizzati e 4 in doppio cieco.10

Infiammazioni della pelle

In 2 trial controllati è stato sperimentato l’effetto del gel di aloe su ferite e ustioni di 45 pazienti, evidenziando una guarigione più rapida che nei controlli.11
In alcuni trial clinici randomizzati in doppio cieco sono stati documentati effetti positivi dell’applicazione del gel di aloe in affezioni quali dermatite seborroica, psoriasi ed herpes genitale.12
Applicazioni topiche hanno dato buoni risultati nelle dermatiti da raggi X, nelle ulcere da raggi, nelle ferite, nelle piaghe torpide, nell’acne e nella seborrea grazie alla combinazione di effetti antinfiammatori, idratanti, emollienti, antimicrobici che l’aloe è in grado di esplicare.

Iperlipemia

In 60 pazienti l’assunzione di aloe per sei mesi ha dimostrato una riduzione dei livelli di trigliceridi e di colesterolo LDL rispetto al gruppo di controllo.13

Diabete

Esistono studi preliminari che indicano una riduzione dei livelli ematici di glucosio in pazienti diabetici, ma sono necessari altri studi per confermare l’ipotesi dell’azione ipoglicemizzante dell’aloe.14

Rettocolite ulcerosa

Nella rettocolite ulcerosa l’aloe sembra diminuire i livelli di PG2 e IL-8 a livello colorettale e ciò rende ragione del fatto che l’aloe possa ridurre l’infiammazione a livello intestinale.15

Tossicità

Non ci sono dati disponibili.

Indicazioni secondo l’uso tradizionale

Le indicazioni sono diverse a seconda della parte della pianta utilizzata.

Estratto totale della foglia

Il suo contenuto in aloina lo rende indicato come lassativo, anche se fra i lassativi catartici, a base di antrachinoni, viene raramente utilizzato.

Succo estratto dalla parte centrale della foglia

Essendo privo di alpina, è indicato per:
  • gastriti,
  • enterocoliti,
  • disbiosi intestinale,
  • stipsi,
  • rettocolite ulcerosa,
  • stati di immunodepressione,
  • malattie autoimmuni,
  • tumori (soprattutto del tratto gastrointestinale e della pelle), come coadiuvante,
  • dermatiti,
  • psoriasi.
Invece, in uso esterno:
  • ulcere da decubito,
  • ferite, ustioni,
  • candidosi vaginali,
  • proctiti,
  • stomatite aftosa,
  • dermatiti,
  • eczemi,
  • psoriasi.

Indicazioni secondo la EBM

La medicina basata su prove di efficacia (evidence-based medicine) indica l’aloe per:
  • diabete,
  • iperlipemia,
  • colite ulcerosa.
Uso esterno:
  • dermatite seborroica,
  • psoriasi,
  • herpes genitale,
  • infiammazioni della pella,
  • ferite e piaghe,
  • dermatiti da raggi,
  • ulcere da raggi.

Controindicazioni

È genericamente controindicata la somministrazione della polvere di aloe in pazienti con malattie infiammatorie acute dell’intestino, ostruzione intestinale, ulcere, dolori addominali, nausea e vomito di origine ignota.
L’eventuale utilizzo deve essere strettamente monitorato dal medico.
È controindicata in caso di nefrite e di insufficienza renale.
L’uso della polvere è controindicato nei bambini minori di 10 anni per la sua azione purgativa troppo intensa.

Precauzioni d’uso

Evitare la somministrazione orale in gravidanza e in allattamento. È consentita solo la somministrazione topica.

Interazioni

Sebbene non esistano segnalazioni di interazioni significative, bisogna tener presente che, in via teorica, la droga può interagire con:

  • cardioglicosidi ed erbe che li contengono, per la potenziale perdita di potassio;
  • ipoglicemizzanti ed erbe ad azione ipoglicemizzante, per il rischio di ipoglicemia;
  • liquirizia, per la potenziale deplezione di potassio e ipokaliemia;
  • lassativi, per gli stessi motivi per cui è sconsigliata la liquirizia;
  • diuretici, per il rischio di perdita di potassio e ipokaliemia;
  • altri farmaci, di cui può ridurre l’assorbimento.

Effetti collaterali

Il succo di aloe è generalmente ben tollerato, anche se sono descritti, occasionalmente, crampi e dolori addominali. Invece, l’uso prolungato della polvere può provocare diarrea, talora con sangue, deplezione di potassio, albuminuria, ematuria, debolezza muscolare, perdita di peso, non precisati disturbi cardiaci e pseudomelanosi del colon, che regredisce alla sospensione dell’assunzione e che non sembra correlata con rischio di sviluppo di carcinoma colo-rettale.
Sono molto rare le reazioni allergiche che si manifestano con dermatiti eczematose, papulose e nummulari nelle applicazioni topiche.

Dosaggio

Succo estratto dalla pianta

  • adulti: 2-3 cucchiai diluiti in acqua prima o lontano dai pasti, 1-3 volte al dì;
  • bambini: 1-2 cucchiaini 1-3 volte al dì.

Polvere (Dose massima al giorno: 1,5-2 g.)

  • 0,03 g come eupeptico;
  • 0,1-0,3 g come lassativo;
  • 0,5-1 g come purgante.

Le caratteristiche energetiche dell’aloe

Signatura

La signatura sembra riferita al sapore amaro e al colore giallo del succo, che rimandano alla sua azione epatodigestiva.

Natura

Fredda.

Sapore

Amaro.

Loggia energetica

Legno – Fuoco – Terra.

Azione energetica

  • Purifica il Fuoco e muove le feci: stipsi, vertigini, arrossamento oculare e irritabilità per accumulo di calore.
  • Regola il qi di Fegato e Stomaco: deficit nutrizionali dei neonati, dolori epigastrici, vertigini, cefalea, tinnito, irritabilità, stipsi.
  • Tonifica il qi di Milza: deficit immunitari.
  • Purifica l’umidità-calore della pelle e delle mucose ed è utile per ferite e piaghe.

Meridiani

Fegato – Stomaco – Grosso Intestino – Milza – Cuore.

Conclusioni: tropismo dell’aloe

L’uso della polvere indicato come lassativo entra nella composizione di molte preparazioni per trattare le stipsi atoniche o quando sia necessario ottenere un’evacuazione con feci molli, soprattutto in caso di emorroidi dolenti, ragadi, esiti chirurgici, occlusione intestinale.

Asportando i primi due strati delle foglie (circa 1 cm), si ottiene una polpa che non contiene aloina. In questo caso, separando la parte “velenosa” della pianta (come dice Paracelso), la pianta stessa offre una natura e delle proprietà che non si potevano utilizzare prima perché nascoste. Eliminando l’effetto purgativo drastico, il succo fresco della pianta presenta un tropismo diretto per il tratto gastrointestinale, le mucose infiammate, la pelle, il sistema immunitario.

È noto che alterazioni della simbiosi e della funzionalità intestinale possono condizionare l’insorgenza e l’evoluzione di molte patologie, comprese le forme croniche degenerative. Ripristinare la mucosa intestinale e le sue funzionalità è un approccio molto importante in qualsiasi patologia. Il succo di aloe toglie l’infiammazione della mucosa intestinale, cura eventuali lesioni, ha un’azione antifungina e antibatterica.
Il succo della pianta fresca è quindi indicato, per uso interno, in caso di gastriti, enterocoliti, stipsi, disbiosi intestinale, dermatiti, eczemi, psoriasi, stati di immunodepressione, malattie autoimmuni, come coadiuvante dei tumori intestinali e della pelle.

Per uso esterno il succo è indicato nelle ulcere da decubito, dermatiti, eczemi, vulvovaginiti, stomatiti.
Energicamente ha una natura fresca, quindi toglie il calore della flogosi.

Dal punto di vista energetico, secondo i principi della medicina tradizionale cinese, si colloca nelle logge Metallo e Legno. È indicata soprattutto nelle stipsi da calore con azione non lassativa, ma rinfrescante e antinfiammatoria. Può essere utilizzata anche nelle stipsi yin (peggiorate dal freddo), anche con flogosi della mucosa. È meglio associarla al kuzu (fecola di radice di Pueraria lobata), che per sua natura è riscaldante e quindi attenua l’effetto rinfrescante dell’aloe.
Il succo è particolarmente indicato nelle rettocoliti ulcerose, nelle proctiti (può essere instillato con microclisteri nella dose di 1 cucchiaio 1-2 volte al dì), nelle ulcere duodenali e, per uso esterno, nelle ulcerazioni della pelle, per la sue azione riparatrice dei tessuti.

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2017-03-21T22:10:23+00:00

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